Cosa c'è dietro i risultati emersi nel capoluogo. Tante indicazioni in vista delle amministrative in programma il prossimo anno. La vittoria di Pasquale Cirillo aumenta il peso di Forza Italia. La delusione di Marco Ferrara tradito sul traguardo. La città si conferma un feudo di Nicola Ottaviani
Anche il delitto perfetto, se osservato con la lente d’ingrandimento, lascia sempre qualche traccia utile per risalire all’autore. Elementare Watson. Lo stesso vale, in politica, per le elezioni provinciali. Il voto di domenica scorsa, limitatamente a quanto accaduto nel capoluogo, non offre prove definitive, ma certamente lascia diversi indizi. Non c’è la “pistola fumante”, ma gli indizi sono così pesanti da somigliare a prove inconfutabili.
Segnali che meritano di essere letti con attenzione, soprattutto in una realtà come quella di Frosinone, dove le dinamiche politiche si muovono spesso tra equilibri sottili, messaggi in codice e franchi tiratori, che preferiscono l’ombra delle urne provinciali, ai riflettori del consiglio comunale di Palazzo Munari.
I 319 voti ponderati della fascia verde, quella che comprende Frosinone (e Cassino), non sono soltanto un dato numerico: rappresentano una vera e propria radiografia politica della maggioranza che sostiene il sindaco Riccardo Mastrangeli. E da quella radiografia emerge più di un segnale. (Leggi qui: Provincia, la nuova mappa del potere: FdI primo Partito e cambia l’equilibrio).
La vittoria di Cirillo

Il primo elemento riguardal’elezione in Provincia di Pasquale Cirillo (Forza Italia). Nella fascia del Comune di Frosinone ha raccolto 7 voti ponderati. L’altro candidato del capoluogo, Marco Ferrara (Identità Frusinate), si è invece fermato a 5 voti. Sempre nella stessa fascia verde, il consigliere provinciale uscente della Lega Andrea Amata, poi riconfermato, ha ottenuto 7 voti, esattamente come Cirillo.
Diversa la situazione per l’altro candidato del Carroccio, Luca Zaccari, anche lui rieletto in Provincia, ma senza raccogliere nemmeno un voto nella fascia più pesante. È da qui che prende forma la lettura politica del voto.
Il consigliere di Forza Italia porta a casa 7 voti ponderati, un risultato importante che merita qualche riflessione. La matematica non è un opinione: 2 voti sono certamente i suoi (il proprio e quello di Maurizio Scaccia); 2 voti arrivano dalla Lista Futura (Giovambattista Martino e Teresa Petricca).

Resta dunque un interrogativo: da dove arrivano gli altri 3 voti? L’ipotesi più accreditata è che Cirillo abbia incassato almeno 2 voti dai suoi colleghi dell’opposizione. Non manca poi una versione – non confermata, ma che circola insistentemente – secondo cui 1 o forse 2 voti, potrebbero provenire da qualche malpancista “covert” della stessa maggioranza Mastrangeli. Se davvero una parte del voto della maggioranza ha scelto altrove, significa che sotto la superficie qualcosa si sta muovendo.
Aumenta il peso di Forza Italia
In ogni caso, quale che sia la provenienza di quei voti, l’elezione di Cirillo avrà inevitabilmente effetti politici anche sulle comunali del capoluogo del prossimo anno, in un senso o nell’altro. Di certo, Forza Italia farà pesare politicamente questo risultato.

Cirillo ha dimostrato di possedere una capacità di aggregazione che supera i confini del suo gruppo consiliare. Un elemento destinato a pesare negli equilibri futuri. A margine c’è un dettaglio interessante da considerare.
L’altro candidato forte di Forza Italia alle provinciali, il consigliere di Sora Walter Tersigni, ha raccolto 2 voti nella fascia verde. Alcuni indizi riportano proprio al Consiglio comunale di Frosinone e a un inedito avvicinamento tra due consiglieri (uno di maggioranza e uno di opposizione) che, in passato non si sopportavano nemmeno da lontano, e che ora sembrano entrambi in procinto di entrare in Forza Italia. Verità o fantapolitica? “lo scopriremo solo vivendo”.
Il risultato di Marco Ferrara
Il consigliere partiva da una base teorica di 7 voti, considerando la partnership – che a questo punto appare solo virtuale o comunque limitata al perimetro dei Monti Lepini – tra il gruppo Identità Frusinate e quello che fa capo al vicesindaco Antonio Scaccia. In totale 7 consiglieri. Eppure, Ferrara si è fermato a 5 voti.

Questo significa che almeno 2 voti, forse anche di più, non sono arrivati dal bacino che sulla carta avrebbe dovuto sostenerlo. Una parte di questi consensi potrebbe essere migrata proprio su Andrea Amata.
Una lettura – romanzata o meno – che riporta al centro il rapporto, personale e molto poco politico, tra il vicesindaco Scaccia e l’onorevole Nicola Ottaviani, oggi parlamentare e segretario provinciale della Lega. Un legame che negli anni si è dimostrato molto più solido delle contingenze politiche. Come scriveva Sant’Agostino: “L’amicizia è più di un legame umano: è un dono che nutre l’anima.”
Le conferme di Amata e Zaccari

Il candidato della Lega ha raccolto tutti i voti disponibili dell’area leghista – o comunque gravitante attorno al partito – tra Frosinone e Cassino: 7 in totale. Un segnale chiaro: i consiglieri comunali della fascia più pesante, quella da 319 punti, hanno votato compatti per Amata.
Di contro, c’è il risultato dell’altro leghista eletto, Luca Zaccari, sostenuto dall’assessore Pasquale Ciacciarelli e dal segretario organizzativo della Lega Mario Abbruzzese. Zaccari, nella fascia verde, non ha raccolto neppure un voto, neanche a Cassino. Eppure, è stato comunque eletto.
Un dettaglio che cambia completamente la lettura politica del risultato. Significa, infatti, che la sua elezione è stata costruita quasi interamente sul voto diffuso degli amministratori dei Comuni medi e piccoli. Una strategia orchestrata con attenzione da Ciacciarelli e Abbruzzese.

Il risultato è evidente: Zaccari torna in Provincia dimostrando un radicamento territoriale capillare, tale da rendere del tutto irrilevante il mancato sostegno dei 2 grandi Comuni. In termini politici, un capitale di consenso territoriale enorme. Un po’ come negli scacchi: spesso non sono le mosse più appariscenti a decidere la partita, ma quelle costruite con pazienza su tutta la scacchiera.
Il feudo politico di Ottaviani
Da tutto questo, emerge una conclusione politica piuttosto netta: Frosinone resta un feudo politico di Nicola Ottaviani. Il parlamentare dimostra, ancora una volta, di avere le chiavi di una parte significativa della maggioranza Mastrangeli, muovendo le pedine con precisione chirurgica. Un fattore che pesa, non solo negli equilibri provinciali, ma soprattutto in vista delle elezioni comunali del prossimo anno.

Le elezioni provinciali, come spesso accade, non producono soltanto rumore politico. Lasciano anche tracce. E come ricorda un antico proverbio indiano: “Le azioni dicono ciò che le parole non possono dire.”
In questo caso, sono i voti espressi domenica dai consiglieri del capoluogo a raccontare già qualcosa, di ciò che potrebbe accadere nella prossima battaglia per il Comune di Frosinone.



