La concitata estate della segretaria dem, che ha un’agenda piena di impegni e l’urgenza assoluta di rispettarla appieno, altrimenti...
Con declinazioni dialettali e sfumature differenti in base alle zone, la frase “Ferragosto è cap ‘r viern” è un vero must dell’Italia Centro Meridionale. In buona sostanza significa che il giorno più feriale dell’anno è al tempo stesso la porta di ingresso alle stagioni più fredde. A quelle ed al ritorno ad una normalità che stride col clima spensierato e godereccio delle scampagnate.
Ma ha anche un’accezione più marcatamente meteo. Con Ferragosto arrivano le prime piogge, di solito violente, e il cielo si fa un tutt’uno con la vita bigia che sta per tornare. Vita necessaria però e che non riesce a perdere quel tono di “cambiale” che di solito hanno i giorni che principiano con la prima settimana di settembre.
Lo stress in più

Ecco, Elly Schlein sta messa un po’ così con le sue prospettive politiche ma con qualche elemento di stress in più. Dovuto a cosa? Al fatto che, a ben vedere e in forza soprattutto delle elezioni regionali in arrivo, la Segretaria Dem è stata affaccendata molto prima che la consuetudine di calendario e tradizione sancissero il ritorno all’impegno pieno. Sono cose che capitano, quando devi passare mezza estate a cercare di: tener buoni i cacicchi, apparentarti col alleati-mantidi e scansare ogni pestone di roba calda e marrò che ti si para davanti.
Se poi si tiene conto del fatto che il “mestiere” della Schlein è quello di leader del maggior Partito di opposizione al governo Meloni, e che Meloni è una che la devi mordere ai polpacci ogni giorno che Dio manda sulla terra, allora tutto sarà chiaro. (Leggi qui: Il valzer delle Regionali: tra dogi, viceré e generali senza esercito).
La segretaria del Partito Democratico, che in questi giorni pare si stia godendo un (meritato) step di relax in Svizzera o in Grecia, ha l’agenda piena. Tanto piena in termini volumetrici da far passare (quasi) in secondo piano il fatto che gli appunti contenuti in essa sono caotici.
Appunti in agenda

Si va da “cazziare Giorgia” a “promettere il salario minimo se vado al governo”. Da “consolare Marco” (Furfaro – ndr) a “Vicienzo ti odio ma non posso dirtelo”. E di certo appunti come “telefonare Giuseppi” e “Nicola stai sereno per la Toscana” sarebbero quelli scritti con tratto maggiormente nevrile, come quando all’università devi prendere gli appunti del prof più bastardo, quello che ama bocciare.
Il dato oggettivo è che, malgrado la relativa compattezza del campo largo in quasi tutti gli step regionali dove si andrà al voto, per mettere a regime quella compattezza che non è poi così granitica la Schlein ha dovuto sudare e sta sudando sette camicie.

Basti pensare alla Puglia, dove Antonio Decaro è il candidato di bandiera e coalizione ma pone la condizione di esserlo solo se non si candidasse Michele Emiliano e si facesse un passo indietro anche un altro ex governatore come Nichi Vendola, il cui approdo in area dem pare quanto meno strambo anche al netto della linea massimalista della segretaria.
O alla Toscana, dove la Segretaria ha dovuto digerire il doppio rospo di Eugenio Giani candidato bis e le accuse di comparaggio troppo struscione con il Ms5 di Giuseppe Conte. A cui Schlein ha promesso un assessore ma senza fare i conti col diritto di prelazione di Avs, che glielo ha fatto notare, a lei ed a Giani.
Chi sta con Berruto
Senza contare poi le irrinunciabili battaglie ideologiche della leader di un Partito che in politica estera critica le ambiguità della Meloni ma ne mette a regime di nuove e sorprendenti. Come quella che il responsabile sport del Pd Mauro Berruto ha voluto che si incarnasse in una mozione agghiacciante: via atleti israeliani dalle competizioni sportive.

Manco a dirlo, la componente della segretaria ha sottoscritto con entusiasmo. Ed a seguirla, secondo Mario Lavia su Linkiesta, anche quelle “bersaniana, boldriniana, orlandiana, orfininiana, provenzaniana, cuperliana, ruotoliana, col sigillo di Marco Tarquinio e Cecilia Strada, i due europarlamentari controfigure dei grillini”.
Parola d’ordine: inertizzare
Insomma, lì dove Ferragosto una volta sottintendeva il riposo nella sua forma canonica, per Schlein è stato tutto un lavorio logorante, in particolare per inertizzare e disinnescare il potere dei “suoi” cacicchi.

Lo scopo è arrivare a Direzione nazionale e Congresso con un carniere pieno e mettere al sicuro la sua posizione di leader poco ecumenica.
Ma i cacicchi sono tali proprio perché conoscono il potere molto più di chi lo incarna al momento. E non è detto che un buon risultato alle regionali metta Elly al sicuro. Non del tutto almeno.



