La segretaria del fa la pokerista scafata e rilancia: “Ci sarò solo se Meloni accetterà di tenere un confronto a due con me”
Negli anni scorsi si era sempre attestata sulla linea dura e pura di non andare nella “tana” degli avversari in occasione del loro momento politico “young” di massima purezza. E si era presa, fra strali e sberleffi, tutta la sufficienza di un Partito che, nella sua gradazione giovanile, non lesina certo critiche. Quale Partito e quale momento?
Fratelli d’Italia, che con Atreju 26 si appresta a celebrare la fine di un 2025… non proprio esaltante, né per il Partito e men che mai per l’Alma Mater Giorgia Meloni.
Il momento è delicatissimo ed Elly Schlein, restia ad andare all’evento, lo ha capito benissimo.
Le due circostanze “easy”

La Segretaria del Partito Democratico è reduce da due faccende temporali e di merito particolarmente importanti. Da un lato, la sua tenuta come responsabile massima dei dem dopo l’esito dell’ultima tornata delle elezioni regionali.
Dall’altro il fatto, incontestabile, per cui ormai al voto politico del 2027 manca così poco che giocarsi la briscola dei dubbi alla Nanni Moretti non paga più. A traino di questi due presupposti cardinali la Schlein ha altri motivi, altrettanto importanti.
Due fra tutti: Giuseppe Conte, il suo competitor ufficiale per l’investitura di anti-Meloni, ad Atreju ci andrà, e di certo una che aspira ad essere leader di coalizione oltre che segretaria di un Partito caleidoscopico non può permettersi di stare a guardare.
Se ci va Conte ci vado anch’io…

Senza contare poi che l’ultima tornata elettorale ha consegnato alla cronaca (storia sarebbe un po’ troppo) una Via della Scrofa in affanno, che si è fatta quasi sorpassare da Forza Italia in Campania e quasi doppiare dalla Lega nel Veneto.
Un Partito che poggia tutto sul carisma della sua leader e sull’appoggio di un governo che la stessa guida come premier. Ma che tuttavia a livello di radicamento territoriale è ancora abbastanza acerbo ed inconsistente.
Insomma, stavolta Elly ha deciso, anche se con una pregiudiziale gigante che rimanda tutto alla risposta della sua diretta antagonista politica. Risposta che è arrivata. Le è arrivato infatti l’invito per Atreju e lei, secondo fonti dem riportate da AdnKronos, ha accettato.
La condizione: confronto a due con Meloni

Lo avrebbe fatto però a patto di poter tenere un confronto a due con Giorgia Meloni. Schlein ha quindi rilanciato.
Lei, “accusata di mezza codardia” in occasione delle passate edizioni a cui non era andata, ha fatto capire in buona sostanza a Meloni che se lei non ha paura di confrontarsi con lei e con il vantaggio di giocare in casa allora il problema è suo.
Una mossa da pokerista scafata che solo qualche mese fa sarebbe stato impossibile da inserire nel carnet comportamentale di una segretaria a volte troppo indecisa e prolissamente irretita da un lessico etico nobile ma poco produttivo.
La contromossa di Giorgia
E Meloni? Se Schlein si è scoperta crotala lei è sempre stata mamba, ed ha accettato il confronto “purché ad esso partecipi anche Giuseppe Conte”. Generando una mezza retromarcia della segretaria del Nazareno.
Contromossa sopraffina, così le istanze della dem si sarebbero diluite in quelle del suo competitor interno. E con lei che è maestra di manovra i due potevano anche contraddirsi, a saper pasturare bene le loro divergenze sfruttando il fattore del “gioco in casa”.
E quest’anno Atreju ha un sottotitolo di quelli che rimandano ancor più alla mistica di un’altra leader molto amante del lessico e poco amante dei risultati empirici.
Titolo, luogo e contesto

Lo slogan-claim rimanda a quell’agiografia un po’ alla “Er più” che ha sempre caratterizzato le manifestazioni dove Meloni deve soffiare fumo negli occhi di un Paese a corto di arrosto: “Sei diventata forte – L’Italia a testa alta”.
I temi in agenda non sono stati ufficializzati, ma difficile pensare che nel loro novero non vi compaiano quelle questioni specifiche su cui Meloni & co. possono avere un certo margine di manovra, dialettico ed argomentativo.
Temi come situazione internazionale, premierato e riforma della giustizia. Il tutto dal 6 al 14 dicembre con il giusto contro dosaggio di ricchi premi e cotillon nella cornice romana dei giardini di Castel Sant’Angelo.
Chi sarà della partita

AdnKronos cita la presenza, a margine di luoghi e momenti seri, di “un grande villaggio natalizio con un’intera area destinata al mercatino di Natale, prodotti tipici e soprattutto una pista di pattinaggio, adatta tanto ai grandi quanto ai piccoli”.
Chi sarà della partita oltre alla Schlein sub iudice della sua precondizione belluina? Il fior fiore di quelli che hanno fiutato l’usta di un 2027 tutt’altro che lontano.
Oltre a Conte ci saranno Matteo Renzi e Carlo Calenda, rigorosamente ciascuno pro domo sua. In forse invece la presenza di Angelo Bonelli e Nicola Fratoianni.
L’usta del voto 2027

Ma l’usta non è solo quella del voto nazionale che intima ormai di entrare in modalità pre-gara, è anche quella del momento non proprio solare per un partito che è ancora tutto poggiato sulle spalle della leader-premier.
Che fa (letteralmente) i suoi “saltelli mortali” per tenerne a galla le sorti, ma che non è seguita dai quadri. Da essi e da una sorella la cui acida ed evanescente gestione politica di Fdi può serenamente essere considerata mezza fallimentare.
Tutto questo a nuova Elly tonificata nel suo ruolo e più corazzata anche rispetto alle fronde interne dei riformisti, lo sa, lo sa benissimo. E perciò ha lanciato il suo guanto di sfida per un big match in trasferta, dove nessuno potrà più sostituirla ironicamente con un cartonato.



