“Eppur si muore”: dalle risate quando Sangiuliano torna a fare il gaffeur

Ennesima gaffe del ministro della Cultura: ''Colombo voleva raggiungere le Indie circumnavigando la Terra sulla base delle teorie di Galileo Galilei"

Piero Cima-Sognai

Ne elegantia abutere

Con Galileo Galilei, è noto, la scienza la smise di essere una speculazione metafisica perché si avvalse del metodo sperimentale. Una vulgata mezza apocrifa gli attribuisce un “Eppur si muove”, riferito alla Terra. Questo quando fu costretto a rimangiarsi la sua teoria eliocentrica davanti ai ceffi dell’Inquisizione. Con Cristoforo Colombo poi la navigazione aveva già abbandonato la pavidità delle rotte certe ed aveva portato allo stato dell’arte il concetto, già messo a regime da altri, di esplorazione. Insomma, rotte nuove, rotte ardite che hanno permesso alla Storia occidentale tra la fine del 1400 e l’inizio del 1600 di fare un gigantesco balzo in avanti. Balzo che a volerlo prendere come cumulativo non si fa peccato se non di “mappazzone d’ambito”, di shaker da cocktail via, ma ad una condizione.

Quale? Che si tenga conto degli archi esistenziali del Vicerè del Nuovo Mondo nonché Ammiraglio del Mare Oceano e del padre della rivoluzione scientifica poi costretto all’abiura dal Cardinal Roberto Bellarmino. Che non sono briscolabili a piacimento di lessico brado. Nel senso che si sappia che il primo, il genovese-castigliano, è vissuto prima del secondo, il pisano, e che quindi il primo non può aver usato il secondo come mentore scientifico. Ecco, in questo, nell’incapacità assoluta di mettere a registro il percorso della Storia senza diventarne parte egli stesso come gaffeur di calibro planetario Gennaro Sangiuliano si è patentato come imbattibile da qualche ora.

Ministro della Cultura, non un “laqualunque”

Gennaro Sangiuliano (Foto: Sara Minelli © Imagoeconomica)

Già prima era tra i master and commander delle c****te ma adesso svetta su un podio dove la medaglia d’oro fa più quota del’Annapurna. Premessa doverosa: Sangiuliano non è un Laqualunque dell’establishment istituzionale italico. Non è un banchiere prestato al Mef o un generale affittato dalla Difesa. E’ un giornalista, docente universitario e scrittore chiamato da Giorgia Meloni a fare il Ministro della Cultura.

Cioè, è o dovrebbe essere la massima autorità istituzionale di un ambito del quale l’Italia si fregia da sempre come culla, sacello primevo e brodo primordiale. Uno che, tanto per dire, sta curando il carteggio di Montecassino come totem e patrimonio riconosciuto dell’Unesco via Parigi ed entro il 2026.

Premessa due: Sangiuliano è recidivo, assai. Nel senso che di supercazzole e svarioni d’ambito lui ne aveva già inanellati tanti e tali da metterlo in condizioni critiche. Le condizioni di quei recidivi che se solo grugniscono un po’ più ursinamente al vicino di abbassare la tele si ritrovano i carabinieri a casa pronti a revocare i domiciliari. La memoria storica del Belpaese ha già gelosamente e golosamente messo a sedimentare il magic moment di quando, quasi un anno esatto fa, Gepi Cucciari si prese dal ministro l’affermazione più avanspettacolista di sempre.

La gaffe al Premio Strega 2023

La biblioteca di Montecassino

In giuria per il Premio Strega 2023, Sangiuliano disse con la serenità olimpica di Poldo: “Ho ascoltato le storie espresse nei libri finalisti questa sera e sono tutte storie che ti prendono e che ti fanno riflettere. Proverò a leggerli“. Comecosache? Sì, il ministro aveva dato voti su opere di cui non conosceva contenuto, afflati e cifra stilistica. E Cucciari che di mestiere ed indole fa la comica si era calata di piattone su quell’assist alla Pirlo ed aveva replicato: “Ah, non li ha letti? Proverà quindi ad andare oltre la copertina…”.

Lui poi andò di spiegone sul claim della lettura approfondita ma la figuraccia rimase come l’anilina sulle chiappe della pasionaria comunista vessatrice del marito di cui scrisse Guareschi. Poco tempo dopo il nostro aveva dichiarato che Times Square si trova a Londra, roba da far correre un newyorkese a fare l’antirabica. Capito come stavamo già messi e dove eravamo rimasti? Ad un ministro della Cultura cioè che faceva alla sua funzione quello che la grandine fa ai fiori di zucca.

E ad uno stesso ministro che da allora, ogni santo giorno e per emendarsi dall’habitus di formina quadra in spazio tondo, pubblicava e pubblica la copertina di un libro sui suoi canali social. L’ultimo suo post finora, quello del 21 giugno, sembra un ironico contrappunto alla sua gaffe ventura su Galilei e Colombo.

Le “Risate esplosive” sui social

Il libro era “Risate esplosive” di Fernando Cervelli con prefazione di Filippo Tommaso Marinetti. Cioè a quello che in silloge viene indicato fiero come un “Futurmanifesto contro le Barbe, Parole in libertà, Maschere futuriste. Vietato l’ingresso ai minorenni e a tutti i ruderi barbuti imperlati di acida sapienza”. Ecco, l’acida sapienza non piace neanche a noi, ma Sangiuliano deve aver scambiato quell’iperbole dissacrante per bollo tondo al non sense.

Deve averlo per forza fatto, se gli è scappata dalla seggiola ministeriale una cosa come questa: ”Colombo voleva raggiungere le Indie circumnavigando la Terra sulla base delle teorie di Galileo Galilei”. Non c’è bisogno di spiegarla ché sulla patacca storica ci si sono avventati tutti come gheppi. E due minuti esatti dopo la sua diffusione mainstream.

Come cacchio faceva Colombo a “trarre ispirazione” da Galileo se quest’ultimo nacque 58 anni dopo la morte del primo? Il primo ad andare di cabrato vulturesco sulla gaffe del ministro era stato Angelo Bonelli di Avs, poi era scoppiata una Casamicciola social. “Per Sangiuliano Cristoforo Colombo oltre ad essere un grande navigatore era anche predittivo. 70 anni prima della nascita di Galileo utilizzava le sue teorie per circumnavigare la terra. Gli regalerei un bel libro di storia, ma abbiamo un ministro della Cultura che non solo non conosce la storia, ma non legge”.

Credere per fede

Nicola Fratoianni, Eleonora Evi e Angelo Bonelli (Foto: Alessia Mastropietro © Imagoeconomica)

“Come dimostrato col premio Strega, dove ha votato da giurato dei libri che non ha mai letto. Ma come può continuare a fare il ministro della Cultura? Giorgia Meloni non prova vergogna per lui?. Teatro della macchietta è stato il Taobuk Festival di Taormina, dove il ministro ha “premiato il Nobel della letteratura Jon Fosse. Il tema di questa edizione è ‘identità’”.

Fermiamoci e ripetiamo tutti assieme: Premio Nobel straniero. Ministro della Cultura italiano. Svarione grosso. Scegliamo di ridere per non piangere e “tiremm innanz”, come disse Amatore Sciesa.

Il genio di Pisa una volta disse all’università cittadina: “Quelli che imparano non sanno mai le cose dalle loro cause, ma le credono solamente per fede. Ecco, in un certo senso Galilei aveva tratteggiato l’archetipo di tutti i Sangiuliani del mondo ex ante. Di quelli o dei pazienti spettatori delle inesattezze giganti che Sangiuliano si lascia scappare in rate più comode di quelle Ikea.

Ma forse l’abiurante riponeva nel suo metodo scientifico la speranza che il sapere supercazzolesco e fiduciario scomparisse. E che la sua sia stata una speranza fallace pare ormai evidente. Almeno fin quando la vanità del parlare a braccio si accompagnerà all’approssimazione di chi, decisamente, è ora che smetta di farlo.

Sennò Galilei abiurerà di nuovo, stavolta da noi. Come se fossimo Antani.