“Er palo della morte” di Schillaci, che sui medici no vax alla fine esce dai guai

L’inserimento di due medici molto scettici nella commissione sui vaccini, il giallo della “manina” che li ha messi in lista e la decisione di azzerare tutto.

Piero Cima-Sognai

Ne elegantia abutere

“Un sacco bello” compie 40 anni e, di quel film straordinario di Carlo Verdone, resterà per sempre impressa una scena in particolare. Non perché sia la migliore ma perché il timing è tiranno e, essendo oggi Ferragosto, il pensiero non può che andare ad Enzo, uno dei protagonisti dei cinque episodi.

Il coattissimo bullo si ritrova a cercare improbabili compagni di viaggio per una sex vacation in Polonia ma essendo solo come un cane alla fine si deve accontentare di ciò che pesca in una mesta rubrichetta telefonica. E a dare appuntamento per la partenza ad uno sfigato come lui, spiegandogli che il luogo del rendez vous sarebbe stato il “palo della morte” al Tufello.

Format simile e vaccini

Orazio Schillaci

Carlo Verdone lo ha spiegato in questi giorni, che quel traliccio periferico non aveva un nome e che glielo aveva appioppato lui in sceneggiatura trovandolo più accattivante. Orazio Schillaci invece, la sua personale solitudine istituzionale pare l’abbia trovata proprio a Ferragosto, non come Enzo ma seguendo un format simile al suo. Per poi capire l’antifona ed azzerare cose.

Non è un coatto, Schillaci, è un docente, ex rettore, medico ed è il ministro della Sanità del Governo presieduto da Giorgia Meloni, che però pare oggi lo scansi come la peste. Tanto da costringere il titolare di un dicastero così cruciale ad aprire un canale sos di comunicazione alternativo con Palazzo Chigi.

Tramite chi? il sottosegretario di Stato alla presidenza del Consiglio Giovanbattista Fazzolari, il solo, secondo alcuni media, che oggi sarebbe in grado di mediare tra ciò che a Schillaci Meloni imputerebbe e ciò che Schillaci ha da dare a Meloni come spiegazione.

Due no vax in squadra

Giovanbattista Fazzolari (Foto: Alessia Mastropietro © Imagoeconomica)

Sì, ma su cosa? Ne scrivemmo, ed in questi giorni la faccenda è decantata e poi esplosa come un bubbone. Il 7 agosto erano stati resi noti i nomi del nuovi membri del Nitag, il team governativo di consulenza sui vaccini composto da una rosa di 30 nomi.

E nel documento di nomina firmato da Schillaci erano apparsi i nominativi di due medici omeopati dichiaratamente No Vax. La chiave di lettura è evidente: nelle settimane in cui il virus West Nile sta attaccando (ed a volte uccidendo) anziani in quasi tutta Italia e con il terribile memento del Covid ci si sarebbe aspettati una scelta più “cartesiana”, da parte del ministro.

Ministro che però proprio in queste ore ha tagliato la testa al toro e, non essendo riuscito a far dimettere i due controversi membri del Nitag, starebbe per azzerare con decreto ferragostano l’intera commissione, così si toglie dalle ambasce. La revoca del Nitag è stata motivata da queste affermazioni. “La salute pubblica è un valore prezioso che va sostenuto con il rigore scientifico, un principio che da medico e da ministro ho sempre seguito”.

Le parole del ministro

“Dibattiti di altra natura ci allontanano dal nostro vero compito al servizio dei cittadini”. Verissimo, ma il dato è anche politico: se Schillaci non fosse corso ai ripari (dietro suggerimento dello stesso Fazzolari, dicono i rumors) la frattura con la premier sarebbe diventata presto faglia.

Ansa spiega che “la firma sull’atto potrebbe essere messa oggi stesso, ma visto che è Ferragosto non si esclude uno slittamento, a questo punto a lunedì 18. Poi, dopo l’estate, verranno rifatte tutte le nomine.

E’ vero che Schillaci fa riferimento ad un Esecutivo composto per lo più da Partiti e frange degli stessi che nei mesi bui del Covid avevano assunto posizioni molto dubitative su vaccini, green pass etc, ma c’è un altro dato. Dato che è un po’ la croce della stessa Giorgia Meloni, che da oppositrice poteva permettersi politicamente tutti gli scetticismi ed usarli, ma che da premier oggi deve dimostrarsi più saggia.

Firma “a scatola chiusa”

(Foto: Vince Paolo Gerace / Imagoeconomica)

E che da giorni si sta sorbendo levate di scudi da parte di mondo accademico, comunità scientifiche ed opposizioni per quella lista così controversa. Addirittura Schillaci, che sarebbe stato tanto disaccorto da firmare il decreto senza accorgersi di una “manina” che ci aveva infilato dentro quei due nomi, pare abbia pensato anche a dimettersi.

Lo spiega Lettera 43, specificando che “per uscire dall’impasse, serve un azzeramento: o quello della controversa commissione oppure proprio il suo”. A questo punto il “giallo ferragostano” di Schillaci si infittisce, perché fonti terze hanno citato una sua insolita frenesia nel contattare il Quirinale.

E a che scopo? Forse (la new è congetturale anche se coperta da fonti) capire cosa fare e come farlo per mollare il dicastero? Il dato oggettivo è che Giorgia Meloni è particolarmente irritata con il “suo” ministro, che oggi paradossalmente rappresenta per lei una mezza spina nel fianco più di Daniela Santanchè e di Andrea Delmastro che hanno guai giudiziari.

La ricostruzione di Repubblica

Giorgia Meloni

Va precisato che il ministro ha smentito ogni voce rispetto alle sue dimissioni, ma la notizia per cui Meloni neanche gli avrebbe risposto più al telefono per giorni è confermata da più fonti.

I due medici con evidente battage negazionista sui vaccini sono Eugenio Serravalle e Paolo Bellavite, rispettivamente un pediatra ed un ematologo.

Sì, ma la “manina” che avrebbe inserito quei due nomi talmente controversi da far insorgere perfino il nobel Parisi e mezzo Fratelli d’Italia? Qui il giallo si infittisce. Secondo Repubblica sarebbe stata “la segretaria politica del ministero, Rita Di Quinzio, su indicazione di alcuni esponenti meloniani”.

Il che aumenta la tensione dell’intera faccenda, a contare quanto la premier sia inflessibile nel bloccare le iniziative autonome dei suoi, spesso autori di gaffes clamorose che poi erano ricadute su Meloni stessa.

Meloni che oggi ce l’ha con il suo ministro, “condannato” e messo al palo a Ferragosto, “er palo della morte” che ci raccontò Verdone ma che Schillaci, più furbo di Enzo, pare sia riuscito a scansare.