Fazzone, il plebiscito già scritto

Al primo congresso regionale di Forza Italia Lazio, Claudio Fazzone viene riconfermato coordinatore per acclamazione. Rocca lo saluta come nuovo Berlusconi, Tajani lo incorona cuore del centrodestra. La base c'era, il verdetto mai in discussione

Carlo Alberto Guderian

già corrispondente a Mosca e Berlino Est

“Meno male che Silvio c’è”: il ritornello, basico e nazionalpopolare, non ha bisogno di spiegazioni. Chiunque ci sia stato, in quegli anni, sa che era la musichetta scema, quella che ti si infila in testa per restarci per sempre, che accompagnava le adunate oceaniche di Silvio Berlusconi. Forza Italia se la tramanda come una reliquia insieme all’icona del Cav. Sabato mattina, all’Auditorium della Tecnica, nel cuore dell’Eur, qualcuno l’ha riesumata cambiando un solo nome. E il pubblico, in maglietta azzurra, l’ha presa esattamente come doveva essere presa: come un’investitura.

Il rito, aggiornato

Francesco Rocca (Foto: Alessandro Amoruso © Imagoeconomica)

Il presidente della Regione Francesco Rocca apre i lavori del primo Congresso Regionale di Forza Italia Lazio senza Silvio ma con quella variazione sul tema che è già, di per sé, una dichiarazione politica. Non serve spiegare a chi si riferisse: la sala, gremita fino a straripare nei corridoi, lo aveva già capito prima ancora che lo dicesse.

Chi ancora si ostina a leggere Forza Italia come Partito in via d’estinzione dovrebbe fare un salto all’Eur: l’Auditorium non bastava a contenere chi era arrivato in tempo. Un dettaglio che i cronisti annotano sui taccuini con la meraviglia di chi non se lo aspettava ma che i dirigenti azzurri laziali, con più malizia, avevano previsto da settimane.

Un’acclamazione senza suspense

Il Congresso Regionale di Forza Italia (Foto: Alessandro Amoruso © Imagoeconomica)

Il Congresso si intitola “assemblea“: la parola giusta per un Partito che ama ricordare di essere nato dal basso, di avere una base, di consultarla. Ed è proprio la base, si racconta, ad aver voluto che il senatore Claudio Fazzone restasse Coordinatore Regionale. Al punto che nessuno, nella sala, aveva in tasca una scheda: il verdetto è arrivato per acclamazione, che è il modo formale per dire che il risultato era scritto prima che iniziassero a parlare. Prima. Molto prima. Da sempre. Perché Forza Italia nel Lazio non ha mai vacillato, mai arretrato, mai abdicato: ha resistito alla fuga dei colonnelli, dello Stato Maggiore. Ma Claudio Fazzone ha sempre difeso il fronte, concesso forse qualche ritirata strategica per preparare la controffensiva. Ma la linea del fronte non è mai stata in discussione.

Fazzone stesso, dal palco, ha rivendicato che stavolta la scelta venisse “dalla base” e non fosse calata dall’alto.

Il feudo pontino gioca in casa

Salvatore De Meo (Foto: Alessandro Amoruso © Imagoeconomica)

Se la geografia del potere avesse un colore, la sala del Congresso Regionale sarebbe stata dipinta di Latina. Il capoluogo pontino ha portato al congresso una squadra che definire folta è già un eufemismo: l’europarlamentare Salvatore De Meo, l’assessore Alessandro Calvi, i consiglieri regionali Angelo Tripodi e Cosimo Mitrano, il presidente della Provincia Federico Carnevale, il capo di gabinetto Giuseppe Coriddi.

Frosinone, che pure con Fazzone condivide il territorio elettorale, ha dovuto accontentarsi della parte del pubblico più numeroso, non della prima fila. La Coordinatrice provinciale Rossella Chiusaroli, il presidente di LazioCrea Giuseppe Sacco, il coordinatore comunale di Frosinone Pasquale Cirillo, rappresentano un territorio dalla gloria politica azzurra passata: questa era la terra degli Alfredo Pallone al parlamento Ue ed alla guida del Gruppo Regionale, degli Antonello Iannarilli alla guida della Provincia, dei Nicola Ottaviani al timone del capoluogo, dei Riccardo Mastrangeli a Montecitorio, dei Mario Abbruzzese alla presidenza del Consiglio Regionale, dei Pasquale Ciacciarelli al coordinamento del Partito. E dietro di loro uno stuolo di sindaci, assessori, consiglieri, attivisti radicati sul territorio. Oggi sono quasi tutti sotto altre bandiere. Ma Forza Italia in provincia di Frosinone ha saputo reagire e resistere in maniera più che decorosa.

Il Congresso Regionale di Forza Italia (Foto: Alessandro Amoruso © Imagoeconomica)

Il coordinatore provinciale pontino Giuseppe Di Rubbo ha trovato l’immagine più efficace della giornata, paragonando il peso di Fazzone sulla politica locale a quello di un cantante pop sulla musica italiana: un accostamento buffo, se si vuole, ma che fotografa bene quanto Latina consideri Fazzone una propria creatura prima ancora che un patrimonio regionale. La coordinatrice ciociara Rossella Chiusaroli ha scelto invece la metafora sportiva, ammettendo che il congresso si stesse giocando, per la sua parte di territorio, decisamente in trasferta.

Il comizio che non voleva l’effetto speciale

Claudio Fazzone (Foto: Alessandro Amoruso © Imagoeconomica)

C’è poi il capitolo che meriterebbe un trattato a parte: il discorso di Fazzone, quaranta minuti a braccio, senza gobbo, senza il corredo che la politica contemporanea considera ormai indispensabile e cioè social media manager, ufficio stampa con doppio computer acceso, la drammaturgia da smartphone che ha sostituito la piazza. Fazzone ha scelto la forma più antica, il comizio puro, e qualcuno tra il pubblico ha persino evocato Carl Schmitt e la sua distinzione tra amico e nemico per giustificarne la durezza polemica.

Un Partito che rivendica con orgoglio di fare politica come negli anni Novanta, mentre i suoi stessi alleati coltivano TikTok, non è nostalgia: è una scommessa precisa su cosa resti, alla fine, della parola pronunciata a viva voce contro un video da quindici secondi. Vedremo chi, tra i due, avrà ragione.

Il cuore che nessuno vuole condividere

Antonio Tajani (Foto: Alessandro Amoruso © Imagoeconomica)

Sul palco è arrivato per ultimo il Coordinatore nazionale Antonio Tajani e la sua chiosa era già decisa: il centrodestra italiano, ha ricordato a tutti, è nato con Forza Italia. Fazzone gliel’ha restituita con la stessa moneta: «Noi siamo il cuore del centrodestra», ha detto, in una sala che a quel punto avrebbe applaudito qualunque cosa.

Sul merito, un accenno alla Sanità: bene aver risanato i debiti, ha riconosciuto Fazzone rivolto a Rocca, ma non basta fermarsi lì, bisogna cambiare l’offerta sanitaria per chi in un pronto soccorso non ci ha mai messo piede e prenota una visita per telefono, come se fosse un privilegio e non un diritto.

Quel che resta, quando finiscono gli applausi

Claudio Fazzone con Stefania Craxi (Foto: Alessandro Amoruso © Imagoeconomica)

La capogruppo al Senato Stefania Craxi ha portato, con il proprio cognome prima ancora che con le proprie parole, il peso di una storia di famiglia che nella politica italiana coincide con l’idea stessa di partito-guida, di correnti e di fedeltà personali.

Non è un caso che proprio lei sia stata scelta per ricordare a tutti che ogni tessera, dalla base ai vertici, ha un valore identico. Un principio bellissimo da enunciare in un Congresso. Da verificare nelle segreterie, molto meno.

Resta l’immagine di una sala piena, di una maglietta azzurra indossata con orgoglio, di un nome incoronato senza voti contrari perché nessuno era lì per contarli. Meno male che Claudio c’è, si è detto all’Eur.