FdI cambia fase: il voto provinciale apre la partita della leadership

Le Provinciali segnano la nuova fase di Fratelli d’Italia: da partito identitario a forza radicata tra gli amministratori. Ruspandini resta il garante della crescita, mentre emergono nuove leadership territoriali come Righini e Fabio De Angelis.

La fase dell’equilibrio: il ruolo di Massimo Ruspandini

Non è una sconfitta politica per il coordinatore provinciale Massimo Ruspandini. E non per il fatto che negli ultimi giorni abbia rilasciato una dichiarazione di voto a favore di Alessandro Cardinali, classificatosi secondo per preferenze. (Leggi qui: Provincia, il vento gira a destra: Fratelli d’Italia primo partito, Salera scuote il Pd).

Va messo in chiaro un aspetto: Massimo Ruspandini ha svolto un ruolo fondamentale in un periodo politico strategico per Fratelli d’Italia. È stato l’uomo di equilibrio nella fase in cui il Partito ha abbassato il ponte levatoio, capendo che doveva rinunciare alla sua ossessione per l’identità e contaminarsi con le forze in uscita dagli altri Partiti di centrodestra.

In quella fase di passaggio dal 3% del consenso al 30% di oggi, appena aperte le porte della fortezza, sono iniziati subito gli scontri interni per la leadership. Che rischiavano di uccidere nella culla il progetto di Giorgia Meloni, rendendo Fratelli d’Italia un Partito come tutti gli altri, con i suoi interminabili conflitti interni.

Antonello Iannarilli

Il segretario provinciale di allora Paolo Pulciani finì sotto scacco da Antonello Iannarilli mentre le forze neoarrivate iniziavano a posizionarsi. In quella fase la presenza di Massimo Ruspandini, con la sua storia e la sua autorevolezza, è servita per fissare un punto fermo: Fratelli d’Italia è un Partito con una struttura e un’identità precise, chi vuole entrare è ben accetto ma non può pensare di cambiare regole, storia e Dna del movimento.

Proprio quella fermezza ha consentito al Partito di attraversare la fase più delicata della crescita senza implodere. Ed è anche grazie a quella stabilità che Fratelli d’Italia ha potuto costruire i numeri messi a terra ora sul territorio.

La nuova fase: un partito plurale ma solido

Quella stagione ora è superata. Il voto provinciale di ieri dice che Fratelli d’Italia è diventato un partito corale ma solido, capace di esprimere sensibilità diverse senza scivolare nell’autolesionismo che spesso caratterizza altre forze politiche.

Aldo Mattia (Foto: Giuliano Del Gatto © Imagoeconomica)

È un partito nel quale c’è stato spazio per un’evoluzione legata al radicamento territoriale. Un radicamento costruito sul terreno arato e difeso con la spada da Massimo Ruspandini ma concimato e sviluppato sul piano amministrativo da Fabio De Angelis e Giancarlo Righini. E nel quale hanno trovato spazio e ruolo figure come l’ex vicesindaco di Frosinone Fabio Tagliaferri oggi presidente di ALeS SpA, come la presidente della commissione Sanità della Regione Alessia Savo, come l’ex deputato e presidente della Provincia (eletto dai cittadini) Antonello Iannarilli. E nel quale si trovano a proprio agio l’ex direttore regionale di Coldiretti Sardegna, Sicilia, Lazio, Basilicata Aldo Mattia oggi deputato ed il sindaco di Fiuggi Alioska Baccarini.

Al di là delle fisiologiche contrapposizioni e delle scintille che nascono per attrito politico, ciascuno di loro ha contribuito ai 29.105 voti ponderati raggiunti ieri da FdI.

Da 211 a 303: FdI +92 sindaci e Consiglieri

Il dato più eloquente delle elezioni provinciali è proprio questo: il partito di Giorgia Meloni in due anni passa da 211 a 303 amministratori che lo votano. Si tratta di sindaci e consiglieri comunali, cioè la vera spina dorsale del potere territoriale.

Sul blocco degli appunti di Riccardo Del Brocco è annotato che di questi 303 voti, ben 92 provengono da amministratori che due anni fa non avevano votato Fratelli d’Italia, ma appartenevano ad altri Partiti del centrodestra.

Allora il Partito era fermo a 211 voti ponderati, sufficienti per eleggere due consiglieri provinciali. Oggi i consiglieri diventano quattro. E c’è un dato ancora più significativo: se il voto si fosse concentrato solo nelle fasce demografiche più piccole — i Comuni sotto i 3mila abitanti (fascia blu) e quelli tra 3mila e 5mila abitanti (fascia arancio) — Fratelli d’Italia avrebbe eletto cinque consiglieri.

Partito

Seggi

Consiglieri

Voti

Fratelli d’Italia

(29.105 ponderati)

(303 voti lista)

4

Stefano D’Amore

Alessandro Cardinali

Simone Paris

Andrea Velardo

10.850

9.289

4.834

2.960

Partito Democratico

(24.402 ponderati)

(248 voti lista)

3

Enzo Salera

Luigi Vittori

Luca Fardelli

8.183

7.759

6.331

Lega

(13.937 – 153)

2

Andrea Amata

Luca Zaccari

3.958

2.657

Forza Italia

(11.389 – 114)

1

Pasquale Cirillo

3.636

Progetto Futuro

(9.413 – 125)

1

Gianluca Quadrini

3.948

Provincia in Comune

(7.931 – 115)

1

Luigi Vacana

3.510

Il radicamento territoriale e la partita della leadership

Alioska Baccarini

Questo fenomeno ha un nome preciso: radicamento territoriale. Il Partito non è più soltanto una forza politica nazionale forte nei sondaggi e nelle elezioni politiche. È diventato una rete amministrativa diffusa, capace di attrarre amministratori locali e di costruire consenso nei comuni.

Ed è proprio questo il passaggio politico più interessante che emerge dal voto provinciale. Fratelli d’Italia non è più un Partito identitario in crescita ma una forza strutturata dentro i territori. In questa nuova fase, le diverse anime interne convivono: la componente storica legata a Ruspandini, l’area amministrativa che fa riferimento a Giancarlo Righini e Fabio De Angelis, e il mondo degli amministratori locali che negli ultimi anni si è avvicinato al Partito.

Giancarlo Righini

Il risultato delle Provinciali dimostra che questo pluralismo non ha prodotto fratture, ma anzi ha rafforzato la presenza del Partito. Seppure generando delle fisiologiche faglie politiche destinate a scivolare e riposizionarsi.

La fase nuova

È una fase nuova, molto diversa da quella degli anni della costruzione identitaria. E ora la domanda non riguarda più la crescita del Partito. Riguarda come gestire questa crescita. Perché quando un Partito passa da forza identitaria a forza territoriale, la questione centrale diventa inevitabilmente quella della leadership e della gestione del potere interno. Che tenga conto dei nuovi rapporti di forza emersi dal voto.

I 4 Consiglieri Provinciali con il coordinatore Massimo Ruspandini

Su tutti il nuovo asse Righini – Fabio De Angelis che elegge a mani basse i primi due Consiglieri provinciali Stefano D’Amore e Alessandro Cardinali sviluppando ben più di 20mila voti ponderati. Il peso dell’asse Savo – Tagliaferri (nato dalla rinuncia del capogruppo a Frosinone Franco Carfagna) che centra l’elezione del consigliere fiuggino Simone Paris alla quale non è affatto estraneo, per ragioni di territorio, il sindaco Alioska Baccarini. Il contributo dato dall’onorevole Aldo Mattia con due pesanti voti ponderati di fascia Verde. Il reale peso della componente storica lasciata sulle spalle di Daniele Maura: se davvero ha eletto da solo Andrea Velardo è un’impresa, perché – almeno in teoria – non ha potuto contare sui voti di Ruspandini; se invece alla fine i voti del Coordinatore provinciale sono andati lì allora il profilo della componente entra in una fase nuova.

Sta al nuovo FdI corale attraversare la fase nuova. E decidere come gestirla in termini di architettura interna e di leadership.