Tanto tuonò che piovve. Il consigliere lascia i cantieri senza che nessuno possa dire se lo abbia deciso da solo o su pressione del sindaco. Fiorletta intanto ha ancora l'ultimatum di Galassi sul tavolo: entro il 28 luglio deve scegliere
Alla fine Gianni Bernardini ha gettato la spugna. Lo ha fatto a modo suo: con una frase che è insieme una resa e un atto d’accusa, consegnata agli stessi che gli avevano chiesto di farsi da parte. «Ho comunicato all’ufficio tecnico che non andrò più sui cantieri. Dopo che per tre anni mi sono svegliato tutte le mattine alle 5 perdendo soldi e tempo, è ora di dire basta. Se ne occupino Rea e Zaccari con la supervisione dell’assessore Cristian Piermattei».
I tre nomi non sono stati scelti per caso. Sono esattamente gli amministratori che nell’ultimo Consiglio comunale e nella riunione di maggioranza successiva avevano attaccato il suo operato più duramente, chiedendo al sindaco Piergianni Fiorletta di sollevarlo da un incarico che — questo è il punto — non ha mai avuto formalmente. Gianni Bernardini non aveva alcuna delega alla Manutenzione né ai Lavori Pubblici: queste competenze appartengono rispettivamente a Maurizio Berretta e Alessandro Rea. Ma per tre anni, di fatto, Bernardini era sui cantieri dall’alba. Tutti lo sapevano. Tutti lo accettavano.
Il mistero del passo indietro

C’è una domanda che resterà senza risposta, e Bernardini lo sa: la decisione è stata spontanea o è arrivata dopo un sollecito del sindaco? I fedelissimi di Fiorletta raccontano di un primo cittadino indispettito per le polemiche interne alla maggioranza, insofferente ad un clima di invidie e dispetti che ogni giorno che passa costa qualcosa in termini di immagine e di coesione. Bernardini, dal canto suo, sostiene che la scelta «era già nell’aria». (Leggi qui: Il vaso di Pandora si scoperchia in Aula: la maggioranza si processa da sola. E qui: La maggioranza chiede la testa di Bernardini. E Galassi fissa una scadenza).
Probabilmente entrambe le versioni contengono una parte di verità, e probabilmente nessuno — nemmeno i diretti interessati — saprebbe tracciare con precisione il confine tra la pressione ricevuta e la decisione maturata. Quello che conta, politicamente, è il risultato: Bernardini esce di scena da un ruolo che non aveva sulla carta, e lo fa con una frase che brucia più di qualsiasi comunicato ufficiale.

Ma è la soluzione migliore per tutti. Perché le manutenzioni a Ferentino sono un colosso dalle caviglie d’argilla: le evidenze dicono che c’è molto da recuperare. Bernardini ci ha messo la faccia ed alla fine il conto è stato presentato a lui. Ma onestà politica impone di esaminare con più attenzione il problema: l’amministrazione Fiorletta ha investito sul capitolo molto meno che negli anni passati, le forze ed i mezzi a disposizione del Comune non possono bastare per coprire tutto e bene.
Bernardini paga per tutti. Perché ha voluto fare il delegato ombra assumendosi lui il peso di quel settore. Ed i risultati non sono arrivati. Ma a leggere bene la fattura si vedono anche altre voci: sono quelle ad averlo portato fuori. Su tutte, le polemiche inutili accese in Aula durante lo scorso consiglio Comunale. (Leggi qui: La maggioranza chiede la testa di Bernardini. E Galassi fissa una scadenza).
Il secondo fronte

Risolto — almeno formalmente — il caso Bernardini, Fiorletta si trova ancora con l’ultimatum di Ugo Galassi sul tavolo. Il consigliere ha annunciato durante lo scorso consiglio di avere protocollato un’istanza di autotutela per chiedere l’annullamento del decreto con cui il sindaco aveva revocato le deleghe all’ex assessora Piera Dominici, assegnandole a Michela Guida. La scadenza è il 28 luglio: entro quella data Fiorletta deve scegliere se reintegrare Dominici oppure attendere il ricorso al TAR del Lazio che Galassi ha già annunciato come passo successivo. (Leggi qui: Il vaso di Pandora si scoperchia in Aula: la maggioranza si processa da sola).
Nel mezzo, Galassi ha anche chiuso — almeno sul piano formale — la questione sollevata da Bernardini sulla proprietà dell’immobile affittato al Comune per la sede del giudice di pace. «L’erede di quel bene non sono io», ha dichiarato. Aggiungendo che Bernardini «entra in sfere estranee alla politica» e che non è più disposto a tollerare affermazioni false «di cui da oggi in poi dovrà rispondere nelle opportune sedi».
La geometria di una maggioranza

Quello che emerge, guardando la sequenza degli ultimi giorni, è la mappa di una maggioranza che non ha un centro di gravità riconosciuto da tutti. Bernardini occupava uno spazio che non gli era stato assegnato ma che nessuno gli aveva tolto, finché non è diventato un problema. Galassi rivendica il rispetto di accordi preelettorali che il sindaco non ha onorato. Berretta è in rotta con il presidente del Consiglio comunale. Zaccari e Rea hanno criticato un collega di maggioranza usando gli stessi argomenti dell’opposizione.
Fiorletta ha incassato la resa di Bernardini. Ora deve trovare una risposta a Galassi entro ventidue giorni. E nel frattempo governare una città con una maggioranza che, nei momenti di tensione, tende a combattere su tutti i fronti tranne quello giusto.



