Ferentino, pace fatta tra Vittori e Pompeo: il Pd prova a ricomporsi

A Ferentino si ricompone una delle fratture più significative del Partito Democratico provinciale: Luigi Vittori e Antonio Pompeo tornano a dialogare dopo anni di distanza. Non è solo una riconciliazione personale, ma un passaggio politico che incide sugli equilibri interni e apre alla costruzione di un fronte più unitario in vista delle prossime elezioni.

Emiliano Papillo

Ipsa sua melior fama

Storie politiche che sembrano finite. Storie che invece restano lì, come brace sotto la cenere: non si vede fiamma, non si vede luce, ma si percepisce che c’è ancora calore. Così, all’improvviso qualcuno ci soffia sopra. Ed il fuoco, incredibilmente, torna ad ardere ed attizzarsi. A Ferentino è successo questo. Dopo anni di gelo, diffidenze e qualche colpo non proprio di fioretto, Luigi Vittori e Antonio Pompeo hanno deciso che si può tornare a parlarsi. Anzi, di più: “Sì lo confermo, incomprensioni superate”, dice Vittori con una semplicità che, in politica, vale più di mille comunicati.

Eppure, per capire il peso di quella frase, bisogna tornare indietro. Perché non stiamo parlando di due comparse.

L’antefatto

Antonio Pompeo

Per otto anni Luigi Vittori è stato il vice di Antonio Pompeo e prima ancora aveva ricoperto lo stesso ruolo per una decina di anni con Piergianni Fiorletta. Un uomo di macchina, di equilibrio. Poi qualcosa si rompe. E quando si rompe tra due così, non fa rumore: fa effetti. Pompeo lo revoca da vicesindaco. Vittori si dimette da assessore ed esce dalla Giunta. Le loro strade si dividono.

E da lì inizia una stagione di distanza politica che pesa come un macigno dentro il Partito Democratico provinciale. Non solo: Vittori scava il terreno sotto ai piedi del suo ex amico, non lo affianca nella battaglia per la successione alla guida della Provincia, non lo sostiene nella scalata per un seggio in Regione Lazio. Pompeo prende 15 mila preferenze: un risultato monstre ma non basta, basta per far capire che non è uno qualunque. E basta per ricordare a tutti che soli si corre più veloci ma insieme si va più lontano.

Adesso, però, il clima cambia. E non è un dettaglio. Perché questa non è solo una riconciliazione personale: è un segnale politico. Che potrebbe tracciare un solco per la prossima stagione amministrativa.

Il Pd prova a tornare unito

Luigi Vittori

Vittori, nel frattempo, consolida la sua posizione. Alle Provinciali cresce: “Sono passato da 6000 a quasi 8000 voti risultando il terzo degli eletti”. Non è solo soddisfazione, è un messaggio: il radicamento c’è, eccome. E ringrazia, con metodo democristiano: “Francesco De Angelis… Domenico Alfieri, Marco Delle Cese ed Adriano Lampazzi. Tradotto: le relazioni contano ancora.

Ma il punto vero è un altro. Il Pd, dice Vittori, “è tornato unito”. E lo dice mentre apre a tutti: cercando di abbassare la temperatura incandescente innescata dalla discesa in campo di un personaggio ingestibile e non intruppabile come il sindaco di Cassino. Enzo Salera in queste Provinciali ha fatto saltare i giochi a tutto il Partito. “Se il Partito deciderà di candidare Enzo Salera… lo appoggerò. Se il candidato sarà Luca Di Stefano… appoggerò Luca Di Stefano”. Traduzione: prima viene la linea, poi i nomi. Che, detta così, sembra ovvia. Ma nel Pd non lo è mai stata.

E dentro questo schema rientra anche Pompeo. Non più avversario interno, ma — potenzialmente — parte del gioco: “Se Antonio Pompeo volesse partecipare alle primarie… è il benvenuto. E se il candidato fosse lui lo appoggerei.

Otto anni fa sarebbe stata fantascienza.

Senza sconti

da sinistra: Domenico Alfieri, Luigi Vittori ed Alessandro Rea

Intanto, a Ferentino, Vittori non fa sconti: “La promuovo… ma deve fare molto di più. È finito il tempo delle vacanze, nei prossimi due anni si deve correre”. E ancora: “Mi sembra più una giunta tecnica che politica”. Parole che non sono una critica: sono un avviso. Perché il vero terreno di gioco resta quello.

Le comunali, le alleanze, le primarie. I nomi già circolano — Claudio PizzottiAlessandro ReaLuca Zaccari — e Vittori mette un altro tassello attraverso la sua civica: Ferentino nel Cuore proporrà un proprio candidato”.

Ma prima di tutto, c’è un dato. Il Pd, almeno in questa fase, prova a rimettere insieme i pezzi. E quando due come Vittori e Pompeo smettono di farsi la guerra, significa che qualcuno ha deciso che è il momento di ricominciare a giocare sul serio.

In politica, le paci non sono mai innocenti. Sono sempre l’inizio di qualcosa.