Al Consiglio comunale si rinnova la sfida tra il sindaco e il suo ex successore. Diversi per età e orizzonte ma figli della stessa scuola politica. Un confronto più personale che politico, che riflette le contraddizioni irrisolte del Pd.
Le immagini in diretta del Consiglio comunale di Ferentino hanno messo a nudo un paradosso: i due uomini che da anni si contendono la scena politica cittadina, Piergianni Fiorletta ed Antonio Pompeo, sono più simili di quanto essi stessi – e i loro sostenitori – vogliano ammettere.
Il primo, sindaco per la terza volta, è il decano della politica locale. Il secondo, suo successore per dieci anni e presidente della Provincia di Frosinone, oggi è in rampa di lancio regionale, pronto a entrare già nelle prossime ore nella Segreteria del Pd Lazio in quota Energia Popolare di cui è il coordinatore regionale.
Stessa scuola, stesse radici, stessa Ferentino

Le immagini e le parole del dibattito raccontano che entrambi vengono dalla stessa scuola cattolico-popolare. Stessi principi, stessa visione urbana, stessa idea di comunità. Cambiano soltanto le coordinate anagrafiche: Fiorletta è figlio dei tempi delle tabelle logaritmiche compilate a mano, Pompeo della generazione in cui si affermavano le calcolatrici tascabili. Tradotto: il primo porta con sé la concretezza dei conti ricontrollati passaggio dopo passaggio; il secondo la rapidità di chi affida la certezza a un microprocessore. La destinazione è la stessa, la strada anche, diverso solo il passo.
C’è però una distinzione di orizzonte. Fiorletta guarda a Ferentino e alla sua provincia; Pompeo ha già spostato lo sguardo su Lazio e Italia, forte dell’esperienza di presidente all’Unione Province del lazio ed ai tavoli nazionali dell’Upi. È la proiezione che cambia la loro traiettoria politica.
Due facce della stessa medaglia

Il punto è che Fiorletta e Pompeo sono due facce della stessa medaglia: simili e contrapposti, diversi ma complementari. La loro rivalità è più personale che politica, più di pelle che di visione. Sembra una sfida costante a dimostrare chi dei due sappia guardare più lontano e con la prospettiva migliore.
Il Consiglio comunale non ha messo in scena un confronto tra un asino e un professore ma tra due amministratori appassionati, entrambi abili e preparati. Il problema è che Ferentino avrebbe bisogno di entrambi, possibilmente in sintonia. L’assurdo è che militino nello stesso partito, il Pd, e che la loro contrapposizione finisca per riflettere il limite più grande dei democratici: un Partito pieno di risorse, ma irrimediabilmente disperso in un eterno dibattito interno che non porta mai a sintesi.



