Fiume Sacco, nasce il Tavolo dei Sindaci con Frosinone capofila

Frosinone capofila di un Tavolo che riunisce quindici Comuni sul fiume Sacco, con la Prefettura come regia. Sul modello già sperimentato con l'Area Vasta, la provincia prova a superare i campanili sull'emergenza ambientale più datata del territorio.

Roberta Di Domenico

Spifferi frusinati

Per una volta, a decidere non è stato il campanile di un solo Comune: ma un fiume che li attraversa tutti. Quindici sindaci della provincia di Frosinone si siedono allo stesso tavolo per affrontare insieme quello che, da soli, nessuno di loro è mai riuscito a risolvere: l’emergenza ambientale del Sacco. Tutti insieme perché un fiume non guarda i confini comunali quando inquina. Per questo nasce il Tavolo dei Sindaci del Sacco: quindici Comuni e Frosinone capofila, con la Prefettura a fare da arbitro su una delle ferite ambientali più vecchie della Ciociaria.

C’è un aspetto politico, prima ancora che amministrativo. Ed è una circostanza che costituisce una svolta epocale: per una volta la Ciociaria prova a ragionare non per Comuni ma per territorio. La costituzione del Tavolo, inoltre, segna un passaggio istituzionale che va oltre la semplice collaborazione amministrativa, rappresenta la scelta di costruire una regia comune per affrontare una delle questioni ambientali più complesse e datate del territorio della provincia di Frosinone.

Quindici Comuni intorno allo stesso tavolo

(Foto © Stefano Strani)

Di che cosa si tratta. La Giunta Comunale del capoluogo ha approvato lo schema di protocollo che metterà intorno allo stesso tavolo Frosinone e altri quattordici Comuni: Anagni, Arce, Castro dei Volsci, Ceccano, Ceprano, Falvaterra, Ferentino, Morolo, Paliano, Pastena, Patrica, Pofi, Sgurgola e Supino.

Non è un organismo destinato a produrre soltanto dichiarazioni per l’informazione o i social o fare passerella politica: sarà una sede permanente di confronto e coordinamento sulle criticità ambientali del bacino del fiume Sacco. Il meccanismo è semplice, almeno sulla carta: mettere insieme sindaci, dati, competenze e strumenti per affrontare un problema che, per sua natura, non può essere chiuso dentro i confini amministrativi di un singolo Comune.

Il Tavolo dovrà condividere le informazioni ambientali, monitorare il fiume, individuare e segnalare possibili fonti di inquinamento, favorire controlli coordinati, sostenere gli interventi di risanamento e garantire ai cittadini maggiore trasparenza. In caso di emergenza ambientale, potrà essere convocato anche in via straordinaria.

La regia della Prefettura

Il prefetto Giuseppe Ranieri

La vera novità è però nella regia. Il coordinamento istituzionale sarà affidato alla Prefettura di Frosinone: diventa il punto di raccordo tra i Comuni, lo Stato e gli organismi tecnici.

Nel Tavolo avranno un ruolo anche Regione Lazio, ARPA, Autorità di Bacino, Provincia, ASL, Consorzi di bonifica, Ministero dell’Ambiente, università, enti di ricerca, associazioni ambientaliste e categorie produttive. Un modello che prova a mettere insieme politica, amministrazione, scienza e territorio.

Il sindaco Riccardo Mastrangeli lo sintetizza così: «Per un problema che supera i confini comunali serviva una regia comune. Frosinone ha lavorato affinché i primi cittadini della Valle del Sacco, la Prefettura e tutti gli enti competenti potessero sedere allo stesso tavolo e agire insieme».

Il precedente dell’Area Vasta

Ed è probabilmente in queste parole il significato politico più interessante dell’operazione. Frosinone sta facendo ormai una masterclass nella cooperazione istituzionale. Era già accaduto con l’Area Vasta, quando dieci Comuni si erano messi insieme, con Frosinone capofila, per condividere competenze e aumentare la capacità di intercettare finanziamenti europei. Un esperimento nato dalla consapevolezza che, quando le dimensioni dei singoli Comuni non bastano, la soluzione non è necessariamente chiedere di più: è imparare a fare insieme. (Leggi qui: Frosinone oltre il campanile: nasce l’Area Vasta e parte la corsa all’Europa. E qui: Quando la politica diventa progetto: l’Area Vasta conquista anche Ceccano).

Confucio diceva: «Se dai un pesce a un uomo lo sfami per un giorno, ma se gli insegni a pescare lo sfami per tutta la vita». Ora, quello stesso principio dell’Area Vasta, viene replicato e applicato a una delle questioni più complesse e dolorose del territorio: il fiume Sacco e la sua emergenza ambientale. Con una differenza sostanziale. Nel caso dell’Area Vasta la posta in gioco è la capacità progettuale e finanziaria. In questo caso ci sono ambiente, salute, sicurezza, qualità delle acque e futuro delle comunità che vivono lungo il fiume.

È un salto di qualità amministrativo ma anche culturale, per tutti i Comuni che hanno aderito al Tavolo. Perché significa riconoscere che una moria di pesci, uno sversamento, una criticità ambientale non conoscono il confine tracciato sulla carta tra un Comune e l’altro.

Dal campanile al territorio

Foto © Stefano Pascucci

Per decenni la politica locale ha vissuto, e in parte vive tutt’ora, di campanili. Il campanile significa identità, appartenenza e, conseguentemente, consenso. Oggi le grandi questioni territoriali chiedono qualcosa di più e diverso: unità, massa critica, coordinamento, obiettivi comuni, capacità di parlare con una voce sola.

Norberto Bobbio diceva: «la buona politica è l’arte di trasformare i problemi in opportunità». L’alleanza dei sindaci per il Fiume Sacco sembra andare proprio in questa direzione: trasformare una criticità storica in un’occasione di cooperazione istituzionale, crescita amministrativa e consapevolezza territoriale.

Un percorso che non risolve tutto nell’immediato ma che finalmente mette ordine, metodo e responsabilità, in una vicenda che riguarda l’ambiente, la salute e il futuro delle comunità della Valle del Sacco.

Se il modello funzionerà, il Tavolo del Sacco potrebbe diventare qualcosa di più di uno strumento ambientale. Potrebbe diventare un virtuoso precedente politico e amministrativo: la dimostrazione che la provincia di Frosinone, quando decide di superare le proprie divisioni, può costruire una forza istituzionale che nessun Comune, da solo, potrebbe avere.