Fossanova, il Governo mostra i conti. La Regione ripara i buchi

 Nell'Abbazia di Fossanova la tappa laziale di «Coltiviamo l'Italia»: Mattia elenca 15,5 miliardi e la Pac salvata dai tagli, Righini promette una misura regionale per le colture escluse dal decreto sui fertilizzanti.

Antonella Iafrate

Se è scritto chiaro si capisce

Un dettaglio. È lui a fare la differenza: come sempre. Nei libri gialli come in politica: c’è una cosa apparentemente piccola che invece cambia la lettura di tutto il racconto. Come accaduto sabato a Fossanova nell’ex Infermeria dei Conversi dell’abbazia. Il Governo era arrivato per presentare un libro di ottanta pagine e un decreto da oltre un miliardo. La notizia invece l’ha fatta un impegno preso a voce dall’assessore regionale all’Agricoltura Giancarlo Righini: per coprire quello che il decreto nazionale lascia scoperto.

È la fotografia esatta della tappa pontina di «Coltiviamo l’Italia – per garantire la Sovranità alimentare», il tour promosso dal gruppo di Fratelli d’Italia alla Camera: da una parte il bilancio di quattro anni raccontato con orgoglio, dall’altra gli agricoltori del Lazio che chiedono conto dei margini, delle soglie, delle colture rimaste fuori.

Il libro e il decreto

Aldo Mattia a Fossanova presenta la posizione del Governo Meloni

A dare il tono è stato l’onorevole Aldo Mattia, responsabile nazionale delle politiche agricole di Fratelli d’Italia. Il manifesto di «Coltiviamo l’Italia» arriva nel Lazio con «ottanta pagine di interventi in questi quattro anni» e un numero che Mattia ripete come un mantra: 15 miliardi e 500 milioni erogati al mondo dell’agricoltura.

Ma la parte nuova è il decreto omonimo, approvato un mese fa alla Camera e atteso ora al Senato. Le voci principali:

  • 300 milioni per il Fondo Sovranità alimentare,
  • 300 milioni per il programma «Allevamento Italia» dedicato alla zootecnia estensiva,
  • 300 milioni per il piano olivicolo nazionale,
  • 150 milioni per il ricambio generazionale,
  • interventi rivolti a giovani, donne e accesso al credito.

A questo si aggiunge l’ultimo provvedimento in ordine di tempo, il decreto del Consiglio dei Ministri voluto dal ministro Francesco Lollobrigida contro il caro fertilizzanti: 136 milioni di euro per i comparti più in sofferenza, cerealicoltura e olivicoltura in testa. Soldi che, promette Mattia, arriveranno «velocemente attraverso l’agenzia pagatrice, senza ulteriori domande ed evitando momenti di burocrazia».

Il quadro nella cornice

Aldo Mattia spiega il quadro e la cornice

Il passaggio più politico dell’intervento di Mattia è però un altro, e riguarda la parola stessa che dà il nome al Ministero. «Sovranità alimentare non è stata una cornice -ha detto – ma una cornice dentro la quale abbiamo messo un quadro. Chiamatelo Picasso, Kandinsky, Renoir, Van Gogh, come vi pare: quel quadro sta dentro quel libricino». La risposta, in sostanza, a chi da quattro anni contesta che dietro la formula ci sia soprattutto uno slogan.

Due i numeri messi in campo per dimostrarlo. Il primo è la capacità di spesa del Ministero dell’Agricoltura: era al 57% nel 2022, è al 79% oggi, secondo Mattia.

(Foto © DepositPhotos.com)

Il secondo è la partita europea: «Stavamo rischiando un taglio della Pac del 23% – ha ricordato – non l’abbiamo perso. E invece di 40 miliardi saranno 41». Un risultato che il deputato lega esplicitamente anche al negoziato sul Mercosur, l’accordo commerciale con i Paesi sudamericani che tanto ha diviso il mondo agricolo: «Sarà un’opportunità, al di là di quello che qualcuno ha provato a speculare, perché comunque ci sono gli accordi e ci sono le regole».

Il tema è stato poi ripreso dal senatore Luca De Carlo, cui erano affidate le conclusioni insieme a Righini, con il richiamo alla reciprocità nelle importazioni: i prodotti che arrivano dall’estero devono rispettare gli stessi standard imposti ai produttori europei, con controlli e tracciabilità rafforzati.

Gli agricoltori che «inquinano»

Giancarlo Righini ed Aldo Mattia

C’è poi un passaggio in cui Mattia ha scelto di parlare da imprenditore agricolo prima che da parlamentare. «Noi siamo sempre accusati di essere quelli che inquinano», ha detto, per poi rovesciare l’accusa con i dati sulla transizione energetica: 21 mila aziende che producono 1.600 megawatt di energia pulita attraverso impianti agrisolari e agrivoltaici, finanziati con tre miliardi di euro attinti dal Pnrr e trasferiti sull’agricoltura.

La ripartizione, secondo il deputato:

  • 2,2 miliardi per l’agrivoltaico
  • 800 milioni per l’agrisolare.

Con una postilla che a Latina, terra di consumo di suolo e di pannelli, non è caduta nel vuoto: «Stop al consumo del terreno sulle speculazioni».

La soglia dell’1,5%

Giancarlo Righini spiazza ancora una volta l’aula

Ed è qui che la giornata cambia registro. Perché il decreto sui fertilizzanti, quello dei 136 milioni, ha un criterio d’accesso: interviene solo sulle colture che hanno registrato un incremento dei costi di produzione superiore all’1,5%. Tutte le altre restano fuori. Ed è esattamente su quelle che Coldiretti Lazio, con una richiesta formale indirizzata alla Regione dal presidente David Granieri, ha chiesto un intervento.

L’assessore regionale all’Agricoltura Giancarlo Righini ha risposto pubblicamente, davanti agli operatori, assumendo l’impegno ad attivare una misura ad hoc nell’ambito del Csr Lazio, il Complemento di sviluppo rurale, per sostenere i comparti non coperti dal provvedimento nazionale. «L’appuntamento di Fossanova è stato anche un importante momento di confronto con le realtà agricole del Lazio – ha spiegato l’assessore – un’occasione per raccontare quanto è stato realizzato, ma soprattutto per ascoltare ciò che ancora c’è da fare».

David Granieri (Foto: Alessia Mastropietro © Imagoeconomica)

Granieri ha incassato subito: «Accogliamo con favore l’impegno assunto pubblicamente dall’assessore Righini. È un segnale importante per tante imprese agricole che, pur non rientrando nei parametri fissati dal provvedimento nazionale, continuano a sostenere costi elevati». E ha già fissato il metro con cui giudicare la promessa: «Questo impegno si tradurrà in una misura concreta, capace di dare risposte alle aziende e di tutelare la capacità produttiva del nostro territorio». Il futuro, nella frase di Granieri, è indicativo. Non condizionale.

La lettura politica

Il meccanismo che Fossanova ha reso visibile è semplice e dice molto di come funziona oggi la filiera istituzionale dell’agricoltura: lo Stato fissa le regole e le soglie, la Regione viene chiamata a coprire chi da quelle soglie resta escluso. Non è una contraddizione è una divisione del lavoro. Ma è una divisione che sposta sul bilancio regionale, e sul Csr, il peso delle esclusioni decise a Roma. Righini lo sa, e infatti ha chiuso allargando il perimetro: «Anche come Regione Lazio stiamo mettendo in campo strumenti e buone pratiche per sostenere gli agricoltori e accompagnare lo sviluppo delle nostre produzioni».

Nicola Calandrini

Ad aprire i lavori erano stati Bernardino Quattrociocchi, i senatori Nicola Calandrini e Giorgio Salvitti e l’onorevole Paolo Trancassini, seguiti dagli interventi di Mattia e dell’onorevole Marco Cerreto, con la moderazione di Roberto Bedini.

Una squadra tutta di Fratelli d’Italia, in un’abbazia cistercense, a parlare di terra e di soldi. La tappa successiva del tour dirà se il metodo — il Governo elenca, i territori chiedono, la Regione promette — reggerà anche dove l’assessore all’Agricoltura non è dello stesso partito di chi presenta il libro.