Fragilità, ISEE e politica: a Ceccano la risposta che sposta il confronto

Dopo l’attacco del centrodestra sull’assistenza domiciliare, la vicesindaca De Santis replica: regolamento ereditato dal commissario, fasce ISEE da rivedere e una linea chiara tra propaganda e responsabilità di governo.

La politica a Ceccano è così: prima la lettera, poi il comunicato, poi la miccia che corre sui social. E alla fine la domanda che resta appesa nell’aria come un lampione acceso a metà strada: chi paga davvero quando si parla di fragilità?

Nell’articolo di ieri il tiro era stato pesante. I consiglieri dell’opposizione di centrodestra Alessia Macciomei, Ugo Di Pofi e Ginevra Bianchini avevano messo in piazza l’accusa più efficace (e più dolorosa) contro un’amministrazione di centrosinistra: “fare cassa sulla fragilità”. E dentro quella cornice, il bersaglio vero era apparso chiaro: la delega ai Servizi Sociali, la più delicata, la più esposta. Quella della vicesindaca Mariangela De Santis. (Leggi qui: Se la sinistra fa cassa sulla fragilità: il “conto” dell’assistenza domiciliare).

Stavolta la risposta arriva. E arriva con un tono che non cerca carezze.

“Rassicurare la cittadinanza”: la mossa sulle fasce ISEE

De Santis parte dalla sostanza, provando a togliere ossigeno alla polemica: l’amministrazione Querqui – dice – ha già strutturato una riarticolazione delle fasce ISEE per il servizio di assistenza domiciliare (SAD). Non una promessa generica: una revisione già impostata “nel rispetto degli equilibri, delle previsioni di entrata e della normativa vigente”.

Il punto politico che vuole mettere subito in evidenza è questo: si va verso un innalzamento della soglia di esenzione. Tradotto: più famiglie potrebbero rientrare nella fascia che non paga. E soprattutto: la rideterminazione è “in fase di definizione”, quindi non è un tema archiviato con un post, ma un cantiere amministrativo aperto.

È la sua risposta diretta al titolo non scritto ma evidente della polemica: “la sinistra mette le mani in tasca ai fragili”. Lei ribalta: noi stiamo rimettendo mano alle regole per proteggere chi deve essere protetto.

La stilettata a Macciomei

Alessia Macciomei

Poi arriva l’affondo. Alla consigliera Macciomei, Mariangela De Santis rinfaccia un’abitudine: denunciare dopo, quando il provvedimento è già lì, e farlo diventare bandiera. Mentre – sostiene – l’amministrazione “lavora concretamente” per dare risposte, soprattutto alle categorie fragili. È la linea che sceglie: non difensiva ma offensiva. Non accetta il ruolo di imputata, tenta di far sedere l’opposizione sul banco della propaganda.

E qui De Santis inserisce la frase che, in realtà, è il pilastro su cui l’intera vicenda poggia da giorni e che chiede di essere ribadita con forza: il regolamento SAD è stato adottato durante la gestione commissariale. Cioè, quel provvedimento non è farina del sacco del Centrosinistra al governo di Ceccano da qualche mese: è del sacco del Commissario prefettizio che ha gestito la città fino alle elezioni. Non solo: dentro quel regolamento – ricorda – le percentuali di compartecipazione erano già specificate. Per essere chiari: è nel documento del commissario che sta scritto quanto è a carico del Comune e quanto a carico del cittadino.

Il punto chiave: “Regolamento del Commissario”

Il municipio di Ceccano

E in più, quel documento lo colloca nel Quadro Normativo Generale: per i “servizi a richiesta” la compartecipazione è prevista. Più chiaro? La norma generale dice che in tutta l’Italia, se un cittadino chiede un servizio, almeno una parte la deve pagare.

Questa parte non è solo tecnica: è politica. Perché sposta l’asse: non è “la sinistra che inventa la compartecipazione” ma un’amministrazione che si trova a gestire un impianto regolamentare ereditato dal Commissario e dagli uffici.

Eppure, attenzione: De Santis non si ferma al “non è colpa nostra”. Aggiunge anche l’altra metà della frase, quella che prova a togliere l’alibi al racconto dell’opposizione: “ma già abbiamo affrontato anche questo problema”. Quindi: sì, nasce prima; ma noi ci stiamo intervenendo.

Il piano di riequilibrio

La precedente maggioranza di centrodestra

Poi la vicesindaca allarga la scena. E qui cambia proprio il film: dal SAD si passa al Bilancio, dal caso singolo al contesto che pesa come un macigno. De Santis ricorda che Ceccano è dentro un piano di riequilibrio finanziario pluriennale. E lo collega senza mezzi termini alla “dissennata gestione” di chi amministrava prima. La stoccata più feroce, però, è questa: tra le misure del riequilibrio ci sarebbe stato un taglio netto di 90.000 euro annui sui Servizi Sociali. E – sottolinea – non ricorda alcuna indignazione della destra cittadina quando quel taglio veniva approvato. È un rovesciamento: chi oggi alza la voce sul “conto” alle famiglie, ieri – secondo lei – avrebbe taciuto sul “conto” tagliato direttamente ai servizi.

Infine, De Santis tocca il nervo più politico di tutti: la responsabilità che ha condotto all’arrivo del Commissario Prefettizio. Non lo dice come nota a margine: lo usa come cornice morale. Perché se quel regolamento nasce in gestione commissariale, allora la domanda implicita diventa: chi ha portato Ceccano a dover essere amministrata da un commissario prefettizio?

È la classica risposta da “maggioranza sotto attacco” che prova a trasformare l’attacco in un processo alla storia recente della città.

La delega più pesante, gli Isee e la prova del nove

Resta un fatto: la delega ai Servizi Sociali è quella che ti mette addosso la responsabilità di ogni scelta, anche quando nasce da atti precedenti. È la delega che misura la credibilità di una coalizione che si definisce di sinistra: perché nel sociale non si recita, si decide.

De Santis chiude su due concetti: il regolamento commissariale non può essere raccontato come se fosse nato ieri, e la politica oggi sta intervenendo con una revisione delle fasce ISEE e un innalzamento della soglia di esenzione.

Adesso la partita torna dove deve stare: nei numeri, nelle fasce, negli atti. Ma anche nella percezione, perché su temi così il consenso non lo fai con i comunicati. Lo perdi con le lettere. E lo recuperi solo con una cosa: far vedere, in fretta, che la fragilità non è un capitolo di spesa. È un dovere di governo.

Ginevra Bianchini

E da qui in avanti è quasi scritto: dalla minoranza sono attese nuove proteste e altri attacchi, perché quando tocchi un tema così sensibile ogni dettaglio diventa un caso politico. Poi c’è la scena che a Ceccano è già da copione: tre donne, zero sconti e una città che ascolta. E va detto: quando in Consiglio sono le donne a prendersi il centro del ring, spesso arrivano preparate, precise, senza chiacchiere di contorno. Il problema è che quando la tensione sale e il confronto si fa duro, non è più un “dibattito”: diventa un duello, e la platea pretende subito il verdetto. Qui Macciomei e Bianchini pungono, De Santis risponde con regolamenti e ISEE: la ragione non la assegna l’applausometro. La decideranno gli atti, le fasce riscritte e – soprattutto – la vita concreta delle famiglie.