Frosinone, 119 giorni senza presidente

Il Consiglio comunale di Frosinone torna a votare il 2 ottobre per eleggere il presidente d'aula, dopo 120 giorni di stallo dalle dimissioni di Massimiliano Tagliaferri: in gioco non l'amministrazione ma i rapporti di forza nel centrodestra

Roberta Di Domenico

Spifferi frusinati

La prima convocazione del Consiglio Comunale di Frosinone è fissata per l’1 ottobre alle 16.30 ma è solo una formalità di rito: i lavori si apriranno, in realtà, nella giornata successiva, il 2 ottobre alle 18.30, in seconda convocazione. Cioè, ancora una volta quando saranno sufficienti meno voti per poter approvare i punti.

Nutrito l’Ordine del Giorno comunicato dal presidente facente funzioni Marco Ferrara, tra pratiche urbanistiche e il riconoscimento di alcuni debiti fuori bilancio. Ma la ciccia politica sta tutta nel primo punto: l’elezione del presidente del Consiglio e dell’Ufficio di Presidenza.

Un’elezione tutt’altro che scontata

Domenico Marzi e Riccardo Mastrangeli (Foto © Massimo Scaccia)

Un’elezione che, per come stanno le cose, è tutto tranne che scontata. Anzi. Non sorprenderebbe nessuno se anche questa volta l’Aula fallisse nell’impresa, di trovare la quadra sul garante dei lavori. A complicare il quadro ci si è messo anche l’ex sindaco Domenico Marzi con le sue dichiarazioni di fuoco, più incendiarie ancora perché arrivate pochi giorni dopo che gli sherpa avevano raggiunto una possibile sintesi con il sindaco Riccardo Mastrangeli per l’individuazione di un presidente sufficientemente condiviso. Tutto saltato. Di nuovo. (Leggi qui: Ascensore inclinato, l’atto d’accusa di Marzi a Mastrangeli).

Una situazione ormai al limite del teatro dell’assurdo se solo si considera che mancano appena 7-8 mesi alle prossime elezioni. Un quadro che regala alla città un primato di cui si farebbe volentieri a meno: in Italia, infatti, solo il Comune di Matera è ancora privo del Presidente del Consiglio, ma dall’inizio della consiliatura del sindaco Antonio Nicoletti, nel giugno del 2025, perché non è stato mai eletto, anche a causa di una difficile interpretazione di un articolo statutario, e le funzioni vengono esercitate dal vicario facente funzioni.

Riccardo Mastrangeli con Massimiliano Tagliaferri

Con i 119 giorni di vacatio del ruolo del presidente del Consiglio dalle dimissioni di Massimiliano Tagliaferri, il Capoluogo costituisce quindi un unicum in tutte le amministrazioni comunali italiane. Per eleggere Papa Leone XIV sono bastate 25 ore e quattro scrutini: due elezioni leggerissimamente diverse. Ma tant’è.

Il redde rationem nel centrodestra

Da 4 mesi l’aula è avvitata su se stessa e continua a non trovare una sintesi su una figura che, nella grammatica politica, dovrebbe essere espressione della maggioranza ma, nella pratica istituzionale, rappresenta il garante dell’intera assemblea.

In ogni caso nessuna grande disquisizione etica, ideale o di contenuti, per spiegare lo stallo. Della serie diamo un nome alle cose: si tratta di una pura e semplice prova di forza muscolare, tutta interna alla maggioranza nominale del sindaco Riccardo Mastrangeli.

Antonio Scaccia

Da una parte, l’area che fa riferimento al vicesindaco Antonio Scaccia, che a Frosinone è anche il Proconsole del generale Vannacci, insieme al gruppo consiliare Mani Libere di Marco Ferrara e Sergio Crescenzi. Dall’altra, il blocco composto dalle forze che sostengono il sindaco Riccardo Mastrangeli, con Lega, Fratelli d’Italia, Lista Ottaviani e il Polo Civico di Gianfranco Pizzutelli, che sta intensificando parecchio il radicamento con continui ingressi di un certo peso nella sua lista, in vista delle prossime elezioni 2027.

Menzione speciale per la civica Identità Frusinate, che ancora continua a sostenere il sindaco e la maggioranza e prova ad “abbozzare” ulteriormente, davanti al continuo attendismo di Mastrangeli per la nomina ad assessore dell’ex dirigente della Polizia Gianluca Di Trocchio. Ma la sensazione è che il credito di pazienza stia finendo.

Servono 17 voti per eleggere il presidente d’aula e nessuno li ha. Si resta bloccati. Fine delle trasmissioni.

Poste in gioco e il paradosso Frosinone

In gioco quindi non ci sono importanti aspetti amministrativi per Frosinone, ma banalmente i pesi politici, di partiti e civiche, in vista dei prossimi appuntamenti elettorali: le comunali e le politiche del 2027, le regionali del 2028. Una esibizione muscolare per dimostrare chi dà le carte a Frosinone nel centrodestra, una prova di forza da far valere sui tavoli romani al momento di decidere le candidature che contano. Nulla di più.

A fronte di questo stallo prolungato, restano due dati oggettivi. Il primo è istituzionale: Marco Ferrara, nel suo ruolo di presidente facente funzioni, sta gestendo l’Aula con la precisione di un notaio, dimostrando rigore, autorità e competenza. Il secondo è popolare: se anche il 2 ottobre il Consiglio non riuscirà ad eleggere il proprio presidente, la città non ne farà certamente un dramma — ci sono cose più importanti, piuttosto che sapere chi dirige i lavori dell’assemblea.

Per usare una suggestiva e colorita espressione dell’ex presidente della Regione Lazio Renata Polverini, circa l’arte della rassegnazione: «Frosinone se ne farà una… cavolo di ragione». Perché fuori da Palazzo Munari la vita corre comunque.

Mentre dentro l’Aula consiliare, l’orologio sembra essersi fermato al 30 maggio: il giorno delle dimissioni di Massimiliano Tagliaferri.