Frosinone 2026: il silenzio dopo la tempesta nel centrodestra

Il silenzio dopo la tempesta. Nel centrodestra infatti si sta giocando una partita nella partita: Fratelli d'Italia e il Carroccio si contendono la leadership pensando già alle elezioni. Ma l'unico ad essere pronto è Mastrangeli

Roberta Di Domenico

Spifferi frusinati

La quiete dopo la tempesta. Nulla si è mosso oggi nel centrodstra di Frosinone dopo il cataclisma che si è abbattuto ieri sull’amministrazione guidata dal sindaco Riccardo Mastrangeli. Silenzio tattico. L’unico modo per raffreddare l’aria è evitare nuove dichiarazioni dopo quelle che si sono susseguite nelle quarantott’ore tra la fine del Consiglio comunale della vigilia di Capodanno e la giornata di ieri. (Leggi qui: Frosinone, Capodanno sull’orlo del baratro: tutti contro tutti).

A questo punto, nemmeno Barbanera, lo storico almanacco che dal 1762 prova a prevedere il futuro. Neanche lui saprebbe oggi azzardare una riga sul destino dell’amministrazione Mastrangeli.

Al Comune di Frosinone, più che una crisi politica, va in scena una masochistica sessione di autoflagellazione che avrebbe commosso pure il più cinico Torquemada: il centrodestra è impegnato da mesi a fustigarsi nella speranza di infligegrsi dolore ma con la contentezza di procurarlo anche ai suoi alleati. Il sindaco Riccardo Mastrangeli prova ad esorcizzare le forze che dovrebbero sostenerlo. O che avrebbero dovuto farlo. Perché è evidente a tutti che l’implosione del centrodestra nel capoluogo non è certo iniziata ieri.

Una crisi che parte da lontano

Pasquale Cirillo e Maurizio Scaccia con Rossella Chiusaroli, coordinatrice provinciale di Forza

Quella in corso è una lenta discesa nell’abisso della politica fino a produrre un quadro ormai vicino alla fine. I primi scalini di quella dicesa sono stati percorsi quando Forza Italia ha scelto di andare all’opposizione. E da allora nessuno ha mosso veramente un dito per ricucire. Né il sindaco, né tantomeno gli azzurri, hanno dimostrato reale disponibilità a ricostruire il perimetro del centrodestra disegnato dalle elezioni comunali del 2022. Ne è prova il silenzio assordante dei vertici provinciali e regionali dei Partiti, sulla questione Frosinone.

Ognuno è arroccato sulle proprie posizioni: non come i fanti sulla linea del Piave (lì almeno ci sarebbe qualcosa di patriottico) ma come due automobilisti bloccati in un vicolo stretto che aspettano sia l’altro a fare retromarcia. Dimenticando che la strada è di tutti, così come il centrodestra è patrimonio di tutti quelli che l’hanno votato 4 anni fa.

La partita nella partita

L’aula consiliare di Frosinone

C’è poi una ulteriore verità, non detta, ma altrettanto evidente come la prima. Tutti stanno giocando una partita nella partita. Dietro la crisi ufficiale, quella che si vede, c’è la partita vera: quella che si gioca lontano dai riflettori ma che poi esplode in Aula. Ed ha un orizzonte non solo nel 2026 ma anche nell’anno successivo. Il jackpot è rappresentato certamente dalla Giunta e la redistribuzione degli assessorati, ma anche le candidature per la Provincia e nel 2027 le strategie per il prossimo candidato sindaco, le aspirazioni per concorrere alle Regionali e alle Politiche.

È una prova muscolare collettiva, con le liste civiche che rivendicano spazi e i Partiti che pesano i voti (e i consiglieri) col bilancino. È una sorta di Risiko giocato sul Comune capoluogo, dove ogni pedina vuole dimostrare di valere più delle altre.

Lo scontro FdI-Lega è il cuore della querelle

Paolo Trancassini

Da una parte la Lega e la sua galassia, che vede in Frosinone un fortino da difendere a ogni costo. Come la Rocca di Gibilterra durante la Seconda Guerra Mondiale trasformata dagli inglesi in una fortezza inespugnabile per i tedeschi. Il Carroccio non vuole perdere il controllo della cabina di regia cittadina, perché perdere il capoluogo significherebbe ridisegnare gli equilibri regionali. Frosinone è il fortino dal quale si controlla una fascia da sindaco di capoluogo d’espressione leghista,  un collegio capace di esprimere 14mila preferenze alle Regionali cristallizzate nell’assessorato blindato per Pasquale Ciacciarelli. Significa un deputato eletto nel collegio di Cassino che risponde al nome di Nicola Ottaviani. Ed il primo nome in panchina per il Parlamento Europeo con Mario Abbruzzese, pronto a subentrare a Bruxelles. Frosinone è il caposaldo della Lega che guarda verso Sud.

Dall’altra, Fratelli d’Italia, che rivendica oggi un posto in Giunta a Frosinone, ma con lo sguardo rivolto alle prossime Comunali. Chiede maggiore peso politico e spazio amministrativo, in virtù della sua forza elettorale consolidata, non solo a Frosinone, ma nella Provincia, nella Regione e in Italia.

Senza fare forzature interpretative, ma per rendere bene l’idea, è come se la Lega dicesse: “Qui comandiamo noi, da anni“. E FdI rispondesse: “Sì, ma i voti adesso li abbiamo noi“. Il Comune è diventato, quindi, il terreno di scontro ideale per stabilire chi sia il vero maschio alfa della coalizione.

Questione di date

Fabio Tagliaferri (Foto: Saverio De Giglio © Imagoeconomica)

Complice il micidiale mix caratteriale del sindaco Riccardo Mastrangeli, del suo mentore Nicola Ottaviani, del suo vicesindaco messo alla porta Fabio Tagliaferri (che nel frattempo è diventato stimatissimo in FdI) a Frosinone si è innescata una miscela politica potenzialmente esplosiva e realisticamente capace di far saltare tutto. Il vero quesito a questo punto rischia di diventare non Se ma Quando.

Se l’amministrazione Mastrangeli cadesse entro la fine di questo mese ci sarebbero le condizioni per andare al voto a giugno. Con un centrosinistra che ancora non ha risolto le sue lacerazioni di 13 anni fa, la partita sarebbe tutta a destra. Se si sforasse gennaio, la prospettiva sarebbe quella di un anno nelle mani del Commissario.

Domenico Marzi

Il silenzio di queste ore però è ispirato da una fase di realismo: tra sei mesi o tra un anno, le elezioni si vincono comunque con i voti. E Riccardo Mastrangeli in questi mesi ha messo in campo due elementi da tenere molto in considerazione.

Il primo: la sua scelta di amministrare ed inaugurare praticamente una piazza, un parcheggio, una scuola (e chi più ne ha, più tagli i nastri) con la media di una ogni dieci giorni, ha fatto si che Riccardo mastrangeli ottenesse un indice di popolarità di 2 punti più alto del giorno in cui è stato eletto. Piaccia o non: se i sondaggi sono veri è un sindaco che riscuote popolarità.

Il secondo: ha avviato un dialogo trasversale con il suo avversario Domenico Marzi, ha ottenuto l’appoggio del Polo Civico, ha sparigliato le carte in Aula ed ora chi si è candidato contro di lui sta con lui. Se questo si trasformasse in un’alleanza elettorale o un’alleanza d’Aula, la partita avrebbe risultati tutt’altro che scontati. Anche per questo, l’unico che parla di andare alle urne è proprio Mastrangeli dicendo: o si governa o si va a casa.

Forza Italia: “Il modello Mastrangeli non esiste più”

Il sindaco Riccardo Mastrangeli

In mezzo, nella veste di osservatore interessato c’è Forza Italia, la terza gamba del centrodestra nazionale e regionale che, tramite il segretario cittadino Pasquale Cirillo commenta: “Il modello Mastrangeli non esiste più”. Vero. Resta da capire se il modello trasversale che sta prendendo forma per il dopo sia tanto sgradito ad un elettorato che per sua natura è consociativo.

In una situazione degna della migliore letteratura kafkiana, l’ulteriore paradosso è rappresentato dal dove e come, si sta combattendo questa “guerra” tra Lega e FdI. Non sui tavoli istituzionali, o con una telefonata chiarificatrice, oppure magari davanti a un buon caffè preso da Giolitti a Roma: comunque lontana dai riflettori.

No. Si combatte a colpi di comunicati, sui giornali e sui social. Lettere aperte, veline, post, interviste. Le evidenze dicono che il solo obiettivo dei protagonisti non sia tanto risolvere la crisi dell’amministrazione capoluogo, quanto accreditare la propria narrazione per poterci poi costruire la porssima campagna elettorale. Per poter dire, il giorno in cui il giocattolo dovesse rompersi definitivamente: “Non è colpa nostra, è stato l’altro che ha consentito l’interruzione anticipata della consiliatura”. Nessuno può prendersi la responsabilità della caduta di Frosinone.

Rapporti personali saltati

Il municipio di Frosinone

Le sale scommesse del capoluogo non sanno più come quotare il prosieguo della consiliatura Mastrangeli. Perché sia dentro che fuori Palazzo Munari, non si sono rotti solo i rapporti politici ma anche quelli personali.

Si vedrà a breve. In ogni caso, un vecchio adagio della politica, mai così attuale, recita: “Le amministrazioni non cadono mai per merito delle opposizioni, ma per colpa degli alleati”. E se al Comune di Frosinone si è vicini al punto di non ritorno, domani le colpe andranno equamente distribuite.  Tra tutti, nessuno escluso.