Frosinone 2027: il PD dice no al ticket del PSI e certifica la frattura di Prog

Il Pd dice no alla proposta Socialista di un ticket tra Iacovissi (sindaco - Psi) e Pizzutelli (vice - Pd). Ancora una volta non ci sarà il Campo Largo a Frosinone. Il sindaco Mastrangeli a questo punto non deve fare nulla di particolare.

Roberta Di Domenico

Spifferi frusinati

Al tavolo da poker tra professionisti arriva un momento in cui le carte smettono di essere un gioco e diventano una sentenza della Corte di Cassazione. È quando uno dei giocatori rilancia talmente tanto da lasciare agli avversari soltanto due possibilità: vedere oppure passare. Nessuna possibilità di ulteriore rilancio. È esattamente quello che è accaduto nel centrosinistra a Frosinone.

La proposta del Partito Socialista di costruire un ticket con Vincenzo Iacovissi candidato sindaco e Angelo Pizzutelli vicesindaco non è stata una semplice apertura del confronto. È stato un rilancio pesante sul tavolo politico. Di fatto l’ultimo. Una mossa che nei fatti ha ristretto enormemente i margini di manovra del Partito Democratico. I Dem avevano solo due strade: andare a vedere il punto, accettando la candidatura di Iacovissi, oppure alzarsi dal tavolo continuando a difendere la candidatura a sindaco del proprio capogruppo Angelo Pizzutelli. Rilanciare, per come si erano messe le cose, era praticamente impossibile. (Leggi qui: Il PSI scopre le carte: Iacovissi sindaco, Pizzutelli vice. Ora la palla passa al PD).

Il PD fa «passo»: la frase che pesa politicamente

Stefano Pizzutelli

Ed è proprio quello che è successo, certificato dal comunicato inviato agli organi di informazione dal segretario cittadino Dem Stefano PizzutelliIl PD ha fatto «passo», e lo ha fatto con una frase che pesa politicamente: «Confermiamo la disponibilità alla candidatura a sindaco del capogruppo consiliare Angelo Pizzutelli, come proposta del Partito Democratico al tavolo del centrosinistra, con spirito unitario e senza pretesa di imporre alcuna soluzione».

Il PD non accetta dunque che il nome del candidato sindaco venga di fatto definito dal PSI prima ancora della conclusione del confronto. Rivendica il metodo, il programma, la collegialità della decisione. Ma, contemporaneamente, ribadisce che il proprio candidato resta Angelo Pizzutelli.

Il Segretario Dem chiarisce la linea: «La nostra impostazione rimane diversa: riteniamo che il percorso debba passare per il disegno del programma comune e per l’individuazione della figura più autorevole da mettere al servizio della città, senza pregiudiziali e attraverso una decisione condivisa da tutta la coalizione».

A Frosinone il campo largo non c’è

Gian Franco Schietroma

In questo momento, a Frosinone, dell’ipotizzato campo largo non c’è traccia. Di «largo» ci sono solo Largo Turriziani e la distanza tra il PSI di Gianfranco Schietroma e il Partito Democratico. L’apertura alle primarie di coalizione rappresenta certamente un tentativo di mantenere socchiusa una porta. Tuttavia appare difficile immaginare che il PSI, dopo aver già formalizzato una proposta politica precisa, possa fare un passo indietro senza ottenere alcun riconoscimento della propria iniziativa.

Per questo il comunicato del PD assume un significato che va ben oltre la cronaca politica: certifica quella che ormai sembra essere l’ennesima spaccatura del centrosinistra cittadino. Una frattura che, a undici mesi dalle elezioni comunali, appare tutt’altro che marginale.

Quindici anni di batoste

Michele Marini, ultimo sindaco Pd di Frosinone

La storia, a Frosinone, è una maestra che predica nel deserto. Quindici anni di batoste elettorali consecutive non hanno insegnato assolutamente nulla alla sinistra. La tendenza all’auto-sabotaggio sembra ormai scritta nel DNA politico di PD e PSI. Dal 2012 al 2022 – con una seria opzione anche per il 2027, a questo punto – il copione è sempre lo stesso: ognuno corre per sé, tutti perdono insieme.

C’è qualcosa di straordinariamente geometrico nel modo in cui il centrosinistra del capoluogo ciociaro riesce a programmare le proprie disfatte, quasi preferisse perdere rivendicando la propria identità (la famosa vittoria di Pirro, che presto verrà ribattezzata la vittoria riformista di Frosinone) piuttosto che vincere accettando una sintesi programmatica.

Resta da capire come interpreteranno questa ennesima partita a traversone, il tresette a perdere, i vertici regionali e nazionali di PD e PSI, che in vista delle prossime elezioni politiche e regionali stanno declinando il mantra dell’unità della coalizione in tutte le lingue del mondo. Poi invece succede che Frosinone si sta per confermare la roccaforte storica della disfatta della sinistra, vittima delle proprie divisioni.

L’unico che sorride: Mastrangeli aspetta e vince

(Foto © Stefano Strani)

In tutto questo c’è un uomo che, nonostante i problemi che puntualmente gli crea la sua maggioranza, può ancora sorridere. Si chiama Riccardo Mastrangeli, di professione fa il farmacista e pure il sindaco del capoluogo. Il sindaco uscente ha ormai capito perfettamente che per rivincere le comunali del prossimo anno non serve un centrodestra particolarmente compatto e unito. Gli basta — e avanza — che il centrosinistra continui a dividersi.

In questo momento, per tornare a indossare la fascia tricolore, Mastrangeli non deve fare nulla di particolare. Solo aspettare che gli avversari si facciano male da soli. E, a quanto pare, ci stanno riuscendo.