Il successo dell'AfD in Germania e la stretta identitaria annunciata da Meloni a "Fenix" riaprono la partita di Futuro Nazionale in vista delle comunali. A Frosinone il Partito del Generale Vannacci è già radicato con Antonio Scaccia e Francesca Chiappini: una sua discesa in campo potrebbe costringere Mastrangeli al ballottaggio.
La politica, si sa, è fatta di incastri e a volte basta un voto a migliaia di chilometri di distanza per far tremare i vetri del Palazzo a Roma. Ma pure a Frosinone. Ieri, tra Meclemburgo – Pomerania Anteriore e la Capitale, sono arrivate due “scosse” politiche che potrebbero, in ipotesi, ridisegnare anche la partita delle comunali del 2027 a Frosinone.
La prima arriva dalla Germania: Alternative für Deutschland (AfD), il Partito di estrema destra tedesco, ha messo a segno l’ennesimo exploit, conquistando il 38,2% nel Meclemburgo – Pomerania Anteriore, dopo il trionfo di due settimane fa in Sassonia – Anhalt. Una crescita che non è più un episodio isolato ma una tendenza.

Il dato tedesco naturalmente va maneggiato con prudenza e cura, come gli imballaggi di articoli fragili ordinati su Temu. Un’elezione regionale in Germania non è automaticamente la fotografia dell’Europa e tantomeno dell’Italia. Ma il successo dell’AfD, dopo quello già registrato in Sassonia – Anhalt, conferma la forza che in alcune aree europee stanno assumendo formazioni collocate alla destra dei tradizionali partiti conservatori. E il tema, ormai, è diventato anche italiano, grazie alla crescita esponenziale del partito del Generale Roberto Vannacci. E lo sarà ancora di più nella campagna elettorale del prossimo anno per le politiche, c’è da scommetterci.
La scossa di Giorgia

La seconda scossa arriva da Roma, dal palco della festa “Fenix – Il Tempo del Coraggio“, l’evento organizzato da Gioventù Nazionale, dove la Presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha annunciato un pacchetto di misure sulla scuola che, per toni e contenuti, supera a destra addirittura il generale Roberto Vannacci: tetto agli studenti stranieri per classe, divieto di burqa e hijab, obbligo per i genitori con difficoltà di inserimento di imparare l’italiano. Una stretta identitaria mai vista e sentita prima dalla Premier, che parla direttamente alla pancia dell’elettorato conservatore.
Il giudice Antonio Di Pietro, a questo punto, avrebbe chiesto: «Ma che c’azzecca tutto questo con Frosinone?».
La risposta è semplice: c’azzecca eccome.
Lo spiegone

Ad oggi, quasi tutti nel centrodestra vedono l’alleanza con Vannacci come la peste e lo ripetono, forse imprudentemente, ad ogni occasione. Un vecchio adagio della politica dice però che tutto quello che dici oggi verrà usato contro di te domani.
Ed infatti la Presidente Meloni, che conosce benissimo ogni virgola della grammatica politica e ha visione come pochi altri, a precisa (e provocatoria) domanda di un giornalista, se potesse tranquillamente dire «mai con Vannacci», ha risposto con diplomazia, saggezza, intelligenza e acume tali da far impallidire il Cardinale Richelieu. Di fatto ha eluso la domanda e ha evitato di rispondere. Chapeau.
Per tornare a Palazzo Chigi, nonostante una coalizione progressista a vocazione negoziale a tempo indeterminato, serviranno i voti di tutti nel centrodestra. Disprezzare quelli di Futuro Nazionale potrebbe essere un errore imperdonabile.
In ogni caso, se veramente Vannacci alla fine non entrerà nella coalizione di governo di centrodestra con FdI-Lega e FI, scatterebbe la necessità di dimostrare ovunque il suo peso specifico. Come a poter dire: senza di me non vincete da nessuna parte. A quel punto potrebbe decidere di presentare i suoi candidati sindaci alle amministrative del prossimo anno, quantomeno nei capoluoghi di provincia: ergo a Frosinone.
Frosinone, terreno di radicamento

Proprio Frosinone, dove il partito del Generale ha già messo radici profonde, sarebbe in cima alla lista. Nel capoluogo, infatti, Futuro Nazionale ha già affidato al vicesindaco Antonio Scaccia la responsabilità per gli enti locali del Lazio e per la provincia di Frosinone. Inoltre, la più votata alle scorse elezioni del 2022, la consigliera Francesca Chiappini, è entrata nell’Assemblea nazionale del Movimento.
Insomma, il partito Futuro Nazionale a Frosinone è fortemente radicato e rappresentato. Impossibile, per Scaccia o la Chiappini, non scendere in campo in prima persona «contro Mastrangeli» se Vannacci chiederà di farlo.
A quel punto: «Houston, abbiamo un problema».
Il rischio ballottaggio per Mastrangeli

Perché alle elezioni Comunali, soprattutto al primo turno, anche pochi punti percentuali possono modificare radicalmente la geometria della competizione. E un candidato espressione dell’area Vannacci non avrebbe necessariamente bisogno di battere Mastrangeli per produrre un effetto politico devastante per la coalizione dell’attuale sindaco. Potrebbe essere sufficiente sottrargli una quota di consenso e mandare a farsi benedire l’ipotesi di vittoria al primo turno: oggi realisticamente alla portata di Mastrangeli, viste le tradizionali, quanto autolesioniste, divisioni nel centrosinistra.
Scaccia pesca nello stesso bacino elettorale del sindaco. E se decidesse di correre per la fascia tricolore, anche solo per marcare il territorio, Mastrangeli rischierebbe di perdere la possibilità di chiudere la partita al primo turno. Il centrodestra si spaccherebbe ulteriormente, e il sindaco sarebbe costretto a giocarsi la fascia al ballottaggio.
Certo, al secondo turno la coalizione tornerebbe compatta — «Non posso vivere né con te, né senza di te», direbbe Ovidio — ma il danno politico sarebbe fatto: una vittoria facile potrebbe diventare una vittoria sudata, e in politica la percezione conta quanto i numeri.

La virata a destra della Germania, e forse dell’Europa, la stretta identitaria del governo Meloni, la crescita di Futuro Nazionale: tutto converge verso un 2027 in cui la politica nazionale potrebbe avere riflessi anche su quella di Frosinone.
Mastrangeli parte da una posizione che, politicamente, gli consente di guardare alla candidatura a sindaco con elementi amministrativi di estrema concretezza e, ad oggi, di esclusiva rappresentanza nel perimetro del centrodestra. Quindi con una buona dose di fiducia sulla conferma. Ma una cosa è affrontare una competizione con coalizione compatta e un centrosinistra diviso; altra cosa è affrontarla con una seconda candidatura forte, proveniente dallo stesso campo politico. Fa tutta la differenza del mondo.
In ogni caso, si vedrà. Il centrosinistra, naturalmente, osserva. E spera. Non potendo mai fare affidamento sulla propria unità, l’unica cosa che resta è sperare nelle divisioni altrui.
Ma chi vive di speranze…



