La consiliatura guidata da Riccardo Mastrangeli appare politicamente esaurita da tempo, travolta da cambi di schieramento e fratture interne. In vista delle Comunali 2027, la partita si riapre con scenari ancora fluidi: un centrodestra diviso, un centrosinistra in cerca di sintesi attorno a Vincenzo Iacovissi e un possibile terzo polo civico con Domenico Marzi e Anselmo Pizzutelli. Sullo sfondo, il ruolo di Stefano Pizzutelli e Gianfranco Schietroma sarà decisivo per gli equilibri.
Un antico proverbio indiano sostiene che: «Il principio della saggezza è chiamare le cose con il loro vero nome». La saggezza — o meglio l’oggettività — dice che dal punto di vista politico la consiliatura Mastrangeli non ha più niente da dire. Ma non da ieri: da ormai quasi due anni. Ovvero da quando otto consiglieri comunali di maggioranza hanno deciso di attraversare l’Aula e passare all’opposizione, inaugurando una stagione che definire movimentata sarebbe riduttivo. Poi qualcuno ha fatto addirittura marcia indietro, intraprendendo il percorso inverso con esercizi di equilibrismo allo stato puro.

La consiliatura non ha più nulla da dire da quando consiglieri eletti nel centrosinistra — quindi «contro» Mastrangeli— sono passati a sostenerlo in una coalizione nata di centrodestra e poi trasformatasi in qualcosa di molto più simile a una sostanza fluida: difficile da definire, impossibile da contenere. Da quando Forza Italia, uno dei Partiti fondatori del centrodestra, è passata all’opposizione del sindaco della Lega — come se un giocatore del Frosinone andasse al Francioni per tifare Latina. Da quandoi gruppi consiliari hanno iniziato a frantumarsi, scomporsi e ricomporsi come una maionese impazzita. E da quando il capogruppo della lista del sindaco e il capogruppo formale della Lega sono diventati tra i suoi principali oppositori. Un vero capolavoro di surrealismo politico, che se raccontato a uno studente di Scienze Politiche alla Sapienza rischierebbe di convincerlo a cambiare facoltà.
Inoltre, non ha più nulla da dire da quando le opposizioni consiliari — che già al plurale raccontano molto — non hanno mai trovato uno straccio di strategia comune e unitaria per contrastare davvero l’amministrazione Mastrangeli e proporsi come alternativa credibile di governo della città.
Mastrangeli ha capito tutto: Palazzo Munari diventa un ufficio tecnico

In sintesi: la politica a Frosinone è finita da un pezzo. E il sindaco Riccardo Mastrangeli, che non è certamente un ingenuo, lo ha capito prima di tutti. Per questo ha progressivamente scelto di privilegiare l’impostazione amministrativa della sua gestione, trasformando Palazzo Munari in un enorme ufficio tecnico: cantieri, opere, inaugurazioni, progetti di recupero. Perché è lì che si costruiscono i dividendi elettorali veri — quelli da portare all’incasso il prossimo anno alle elezioni. La politica, invece, punge, irrita e, soprattutto, è particolarmente scivolosa.
Ma la politica, che in realtà non muore mai, sta provando a riprendersi la scena in vista delle Comunali del prossimo anno. Anzi, la campagna elettorale è già iniziata. Tutti si stanno organizzando: Partiti, civiche, comitati, ex sindaci, nuovi aspiranti federatori, vecchi spin doctor o sedicenti tali. La domanda delle cento pistole è piuttosto semplice: con quali coalizioni si andrà al voto? La risposta, invece, è un vero e proprio cubo di Rubik.
Nulla si può dare per scontato

La situazione a Frosinone è talmente fluida che nulla può essere dato per scontato. Gli attriti — quelli visibili e quelli sotterranei — tra le stesse forze teoricamente alleate sono così forti che immaginare un’operazione di ricucitura last minute appare un’impresa. Tanto a destra quanto a sinistra. E soprattutto: non è affatto detto che questa volta arrivi qualcuno da Roma a mettere insieme i cocci.
Basta vedere quello che è successo nel Partito Democratico: la segreteria regionale ha trovato la soluzione congressuale unitaria, tutti in posa per la foto di rito, sorrisi, strette di mano, comunicati rassicuranti. Poi, finite le foto, è ricominciata immediatamente la guerra tra le correnti. Come il cenone di Natale: bello fino al panettone, poi quando si comincia a giocare a saltacavallo, con il “morto” che ti fa parlare, succede il finimondo.
È vero che le decisioni importanti si prendono nella Capitale, e vale sempre in maniera trasversale ma declinarle su Frosinone poi, potrebbe essere troppo rischioso. E allora vale per tutti lo stesso ragionamento: aggiustare nella Capitale, per poi sfasciare nel capoluogo, non conviene a nessun Partito. Si rischia di rimanerci sotto. Per questo motivo, gli interrogativi sulle coalizioni che si fronteggeranno tra dodici mesi per la fascia tricolore nel capoluogo, restano tutti sul tavolo. Irrisolti. Si possono fare soltanto ipotesi.»
Il centrodestra: Mastrangeli correrà, ma Forza Italia è il problema
La prima ipotesi è la più semplice: Riccardo Mastrangeli si ricandiderà a sindaco. Ca va sans dire. Punta alla riconferma senza passare per le Primarie. Sarà sostenuto dalla Lega, quasi certamente da Fratelli d’Italia — che sembra aver abbandonato, o messo in stand-by, l’idea di rivendicare la candidatura a sindaco di Frosinone per concentrarsi sull’indicazione del candidato presidente della Provincia a marzo dell’anno prossimo — dalla lista del vicesindaco Antonio Scaccia, da Identità Frusinate, dalla lista del presidente dell’ASP Gianfranco Pizzutelli e da altre civiche alle quali il sindaco sta lavorando. (Leggi qui: Frosinone può attendere: FdI punta dritto alla Presidenza della Provincia).

Dopo l’esperienza traumatica della sua lista civica, di fatto evaporata in corsa, Mastrangeli ai candidati alle elezioni del prossimo anno farà analisi del sangue, urine e forse anche il test del DNA politico, prima di far firmare l’accettazione della candidatura al Consiglio Comunale. La fedeltà prima di tutto.
Sullo sfondo, resta però un problema enorme per il sindaco, grande come una casa: Forza Italia. Per come si sono messe le cose, è quasi impossibile immaginare che gli azzurri possano sostenere Mastrangeli tra dodici mesi. L’unità del centrodestra a Frosinone resta più una dichiarazione accademica d’intenti che una prospettiva reale.
Il centrosinistra: Iacovissi è troppo avanti

Speculare il discorso nel centrosinistra. Trovare l’unità delle forze progressiste, alla quale sta lavorando il neo segretario cittadino dem Stefano Pizzutelli, somiglia tanto alla Titina di Petrolini: «la cerca e non la trova». La sensazione è che una convergenza tra PD e PSI passi inevitabilmente dal sostegno alla candidatura di Vincenzo Iacovissi, che forse è andato troppo avanti nel suo percorso — e con le liste civiche a sostegno — per poter fare marcia indietro. O comunque un passo di lato. Ed è esattamente il punto al quale mirava Gianfranco Schietroma.
A ben guardare, un sostegno del PD a Iacovissi potrebbe non essere poi così traumatico. Certo, il primo Partito della sinistra rinuncerebbe per la prima volta dopo vent’anni a indicare un proprio candidato, ma eviterebbe anche di caricarsi interamente il peso di un’eventuale sconfitta — da mettere sul tavolo delle trattative a futura memoria. Di contro, avrebbe il merito politico di ricomporre il centrosinistra e di chiudere il conto con il PSI di Schietroma, che con la candidatura di Iacovissi, come direbbe Totò, «non avrebbe più nulla a pretendere».
Marzi, Pizzutelli e lo Scalo come ago della bilancia

Infine, l’ipotesi del Terzo Polo civico trasversale. Un progetto al quale starebbero lavorando sia l’ex sindaco Domenico Marzi sia il consigliere Anselmo Pizzutelli, con in aggiunta il peso specifico del Comitato di Quartiere dello Scalo — che potrebbe rappresentare il vero valore aggiunto per chiunque. È bene ricordare, a tal fine, che le elezioni comunali a Frosinone storicamente si vincono proprio nella zona della Stazione.
Uno scenario che potrebbe interessare molto anche alla coppia politica di fatto Forza Italia/FutuRa, oggi particolarmente attiva nel contrasto al governo Mastrangeli. (Leggi qui: TARI, sfida finale a Mastrangeli: «Venga in aula con gli elenchi di chi non paga»).
Con l’istantanea scattata oggi, lo scenario più realistico è quello di una competizione a tre schieramenti: centrodestra — anche se un po’ annacquato — centrosinistra e aggregazione civica trasversale. Tre blocchi, tre candidati sindaci, tre partite aperte. Più che un’elezione comunale, una sceneggiatura di Samuel Beckett.



