Frosinone 2027, prove tecniche di unità nel centrosinistra

Dopo tre sconfitte consecutive, il Pd valuta di convergere sulla candidatura a sindaco del socialista Vincenzo Iacovissi, in linea con la strategia unitaria del centrosinistra regionale guidata da Daniele Leodori. Resta il nodo Angelo Pizzutelli, mai davvero sceso in campo

Roberta Di Domenico

Spifferi frusinati

«A questo punto, se esiste ancora una remotissima possibilità di ricostruire un’area riformista unitaria a Frosinone, quella strada passa ormai, inevitabilmente, da una scelta del Partito Democratico. Accettare e convergere sulla candidatura di Vincenzo Iacovissi e mettere da parte l’aspirazione, certamente legittima, a indicare un proprio candidato sindaco».

La riflessione di cui sopra, questo giornale l’ha riportata il 15 settembre scorso, nell’articolo dedicato alla ufficializzazione della candidatura di Vincenzo Iacovissi. (Leggi qui: I manifesti di Iacovissi costruiti su due anni di litigi nei Dem)

L’autocitazione è quasi sempre un terreno particolarmente scivoloso. Ma quando serve a ricostruire il contesto, diventa non un esercizio di vanità, bensì uno strumento di chiarezza: aiuta a spiegare come e perché una determinata lettura politica abbia preso forma.

I segnali di Serrone

Il dibattito dei Progressisti a Serrone

Prima di tutto dove e quando quella lettura ha assunto una forma plastica? Serrone, domenica scorsa: alla Festa dell’Unità il dibattito sulla «nuova alternativa politica» per l’Italia e il Lazio mette allo stesso tavolo il presidente del Pd Lazio Francesco De Angelis ed il Segretario regionale del Psi Gian Franco Schietroma. Con loro ci sono esponenti di Italia Viva, Sinistra Italiana, Europa Verde, Progetto Civico Italia e M5S.

Rivolgendosi direttamente a Schietroma, De Angelis manda dei segnali di apertura: «Lavoreremo per unire», «Alla fine andremo tutti insieme». Dice di lavorare con il circolo Pd di Frosinone guidato dal segretario Stefano Pizzutelli per «allargare il più possibile il perimetro della coalizione». Apre alle primarie: «E perché non pensare anche alle primarie?», come strumento per arrivare a una scelta realmente condivisa. Riconosce poi il ruolo di Michele Marini e il lavoro di Anselmo Pizzutelli in Consiglio comunale.

Non è un patto, non è un’intesa, non è un passo indietro, non è una rinuncia al ruolo di guida della coalizione: è un chiarissimo invito al dialogo spedito da una vecchia volpe della politica regionale ad un’altra vecchia volpe che è stata capace di non finire in pellicceria. L’esperienza dice che quando le due vecchie volpi riescono ad intavolare un dialogo il centrosinistra vince le elezioni: per informazioni andare a Palazzo Antonelli a Ceccano e chiedere di Andrea Querqui.

Fughe in avanti e azzeramenti

Vincenzo Iacovissi

Nel caso delle Comunali 2027 a Frosinone, per come si è spinto in avanti il Partito Socialista sul nome di Vincenzo Iacovissi e, soprattutto visto che il Campo largo nazionale deve trovare una declinazione anche a livello locale, l’unica oggettiva possibilità di ricomporre il quadro unitario nel capoluogo sembra passare da una scelta del Pd.

Fare la parte del padre nobile, rinunciare alla pretesa, certamente legittima, di esprimere il proprio candidato sindaco e valutare una convergenza sul nome indicato dal Psi. O su un nome terzo che sia capace di aggregare anche una larga parte del mondo civico, soprattutto dello Scalo che è strategico per centrare il risultato.

La sollecitazione al Pd di Frosinone è arrivata direttamente dal Segretario Regionale Daniele Leodori. Non a fare rinunce ma a fare qualsiasi cosa utile per far partire concretamente il dialogo intorno ad un progetto serio di aggregazione delle forse Progressiste e civiche che a Frosinone siano contro il sindaco Riccardo Mastrangeli ed il suo centrodestra.

Foto: Edoardo Palmesi

Il motivo? Il nuovo corso del centrosinistra regionale, in vista dei prossimi appuntamenti elettorali (Politiche 2027 e, soprattutto, Regionali 2028), punta apertamente alla costruzione di coalizioni unitarie nei territori. Due linee che, inevitabilmente, finiscono per incrociarsi anche a Frosinone.

Non è casuale che a Serrone Francesco De Angelis abbia fatto due citazioni, riconoscendo il ruolo dell’ex sindaco Michele Marini ed il lavoro di Anselmo Pizzutelli consigliere dissenziente eletto nella Lista Mastrangeli e diventato la sua spina nel fianco. De Angelis non butta mai a caso le parole: è chiaro il messaggio a Schietroma, un invito a ragionare su nomi come quelli di Marini e Pizzutelli che possono allargare il perimetro della coalizione in maniera decisiva.

La linea regionale: Leodori e il campo largo

Daniele Leodori (Foto: Erica Del Vecchio © Teleuniverso)

La recente riunione del tavolo regionale del centrosinistra ha rimesso la questione dentro una cornice più ampia. L’obiettivo dichiarato è quello di costruire iniziative unitarie nei capoluoghi del Lazio e nei Comuni chiamati al voto. E Frosinone, insieme a Roma, Viterbo e Rieti, sarà uno dei banchi di prova della prossima tornata amministrativa. Tradotto dal politichese, significa che l’unità non è più una suggestione affidata alla buona volontà dei dirigenti locali, ma un preciso obiettivo politico che interessa direttamente i vertici regionali dei partiti. Su tutti Daniele Leodori.

Non è quindi più soltanto una questione interna ai rapporti tra Pd e Psi di Frosinone. La ricomposizione del centrosinistra nel capoluogo diventa parte di una strategia politica regionale, che coinvolge Pd, Movimento 5 Stelle, Sinistra Italiana, Europa Verde, Italia Viva, Psi e le componenti civiche del cosiddetto campo largo. E questo cambia parecchio le coordinate del problema.

Il nodo Iacovissi-Pizzutelli

I due candidati, Vincenzo Iacovissi ed Angelo Pizzutelli

Perché fino a qualche settimana fa a Frosinone il confronto sembrava sostanzialmente ingessato tra due candidature: quella socialista di Vincenzo Iacovissi e quella indicata dal circolo cittadino del Pd nella persona di Angelo Pizzutelli. Che però non ha mai iniziato la sua campagna elettorale, nemmeno attraverso un caffè con quattro amici al bar. Di fatto il centrosinistra aveva una candidatura a sindaco ormai lanciata da tempo e una potenziale ferma sul tavolo. Un film replicato almeno decine di volte a Frosinone. E con un finale conosciuto a memoria.

In politica, però, a un certo punto, il problema non è chi abbia più titolo a candidarsi, ma quale scelta massimizzi le possibilità di vittoria. Questo in virtù del fatto che il centrosinistra arriva all’appuntamento elettorale del prossimo anno dopo tre sconfitte consecutive alle comunali del 2012, 2017 e 2022, con Pd e Psi sempre l’uno contro l’altro armati.

Gian Franco Schietroma

La domanda quindi diventa: Pd e Psi possono presentarsi ancora una volta separati alle elezioni del 2027? Con il rischio concreto e reale di stendere il tappeto rosso a Riccardo Mastrangeli mentre entra, per la seconda volta consecutiva, a Palazzo Munari. La questione ulteriore, quindi, non è più soltanto chi debba guidare la coalizione. La questione è se la coalizione debba esistere davvero.

Il sacrificio del “padre nobile”

Winston Churchill diceva che «la politica non è l’arte di applicare regole fisse, ma quella di scegliere la strada meno peggiore». Dopo ben quindici anni e tre sconfitte consecutive nate proprio dall’incapacità di fare sintesi, per il centrosinistra la strada “meno peggiore”, o forse semplicemente l’unica intelligente, è smetterla di presentarsi divisi agli elettori e ritrovare finalmente l’unità. E il timone su dove indirizzare la barca sta tutto nelle mani del Pd. Inutile girarci troppo attorno.

Angelo ed Anselmo Pizzutelli

Da qui filtra quell’ottimismo prudente che emerge dai piani regionali del Pd. Nessuno si nasconde le difficoltà della trattativa ma l’impressione è che il tentativo di ricucitura del perimetro del centrosinistra e del campo largo, questa volta, sarà reale, non affidato alle dichiarazioni di circostanza. Il campo largo, però, non può essere semplicemente la somma aritmetica di sigle. Deve trovare una sintesi politica. Altrimenti diventa un elenco excel di simboli.

E se la sintesi alla fine avrà il volto di Vincenzo Iacovissi, o di Anselmo Pizzutelli, o Michele Marini, o Angelo Pizzutelli, così sia. Perché poi sarebbe complicato per qualcuno sfilarsi. Anche nel Pd. Che in ogni caso non può nemmeno far passare la narrazione del vecchio detto rivisto e riadattato “chi parte per primo parte due volte”. Perché se passa questo messaggio, le prossime candidature verranno prenotate tramite il ReCUP e calate sul tavolo con anticipo siderale.

Principio unitario

Deve valere esclusivamente il principio unitario, che inevitabilmente comporta dei sacrifici. E in famiglia, come spesso in politica, il sacrificio maggiore lo fa proprio il “padre”, per il bene dei “figli”. D’altronde, la storia politica è piena di esempi in cui l’interesse collettivo ha richiesto qualche rinuncia individuale.

(Foto: Saverio De Giglio © Imagoeconomica)

Lo ricordava Alcide De Gasperi quando sosteneva che «un politico guarda alle prossime elezioni, uno statista alle prossime generazioni». Senza scomodare troppo la storia, il principio resta attuale: a volte per costruire un progetto vincente — nel caso di Frosinone, il campo largo — bisogna accettare che il protagonista sia il progetto stesso e non necessariamente il singolo partito.

Le altre figure in campo

In questo scenario di costruzione di una coalizione allargata, entrano in gioco, inevitabilmente, anche le aree civiche e le personalità che da anni gravitano nel campo progressista. I nomi del consigliere comunale dello Scalo Anselmo Pizzutelli e dell’ex sindaco Michele Marini restano sullo sfondo di una partita che potrebbe assumere un significato diverso, se Pd e Psi dovessero finalmente ritrovarsi dalla stessa parte del tavolo.

Per questo la discussione sulla candidatura non può essere separata dal quadro generale. Se il centrosinistra riuscirà a trovare una sintesi, la corsa per Palazzo Munari tornerà ad essere una sfida vera dopo anni di divisioni. Se invece prevarranno le bandierine identitarie, il rischio è quello di assistere all’ennesima partita a traversone, mentre Mastrangeli si gode lo spettacolo, con l’iqos in bocca.

La sensazione è che le prossime settimane saranno decisive. Non tanto per scegliere un nome, quanto per capire se il centrosinistra a Frosinone ha finalmente imparato la lezione dopo tante batoste elettorali.