Frosinone da vent'anni è uno dei capisaldi dell'emergenza in caso di eruzione del Vesuvio. Ma quei piani non erano più stati aggiornati. Tutto sulla carta. Ora la Regione Lazio su proposta dell'assessore Pasquale Ciacciarelli stanzia le somme per rendere operativi gli interventi ed aggiornare i progetti.
Frosinone diventa un nodo strategico della Protezione Civile del Lazio. La Giunta regionale ha approvato uno schema di Protocollo di Intesa con il Comune capoluogo: punta a rafforzare la gestione delle emergenze legate a rischi naturali, in particolare quelli connessi ad una possibile eruzione del Vesuvio o ad un fenomeno bradisismico dei Campi Flegrei.
Se dovesse scattare l’emergenza in Campania, Frosinone sarebbe uno dei capisaldi degli interventi di soccorso. Lo prevedono i piani messi a punto circa vent’anni fa: ma da allora nessuno aveva messo nero su bianco cosa si debba fare, chi lo debba fare, in che modo.
Un centro d’accoglienza
Nello schema di Protocollo di Intesa viene ribadito che il capoluogo è il centro per il trasferimento e l’accoglienza della popolazione evacuata dalle “Zone Rosse”. A Frosinone arriverebbero i profughi dal municipio di Fuorigrotta del Comune di Napoli (area dei Campi Flegrei) e dal Comune di Ottaviano (area vesuviana). Anche questo era previsto da vent’anni. E da dieci sono in corso anche gli accordi di gemellaggio nazionale: prevedono che il Lazio dovrà ospitare migliaia di cittadini campani in caso di pre-allarme per eruzioni vulcaniche.

Cuore pulsante di questo piano strategico è tutta l’area intorno allo Stadio di Frosinone “Benito Stirpe”, grazie alla vasta superficie disponibile. La zona è stata scelta per ospitare un hub di prima accoglienza nel quale sistemare i profughi in attesa che vengano collocati in maniera definitiva. Scatterebbe la creazione di campi di accoglienza per la popolazione e i soccorritori, oltre a nuovi parcheggi.
Il coordinamento prevederà un flusso studiato nei minimi dettagli: dall’uscita del casello autostradale fino al Palazzetto dello Sport, altra area individuata come hub. Fin qui nulla di nuovo: non a caso nel 2016 ci fu un’esercitazione di Protezione Civile coordinata dall’allora Disaster Manager Ruggero Marazzi per verificare i tempi e le capacità di reazione. Il piano prevedeva che gli sfollati arrivassero in treno da Caserta e si dividessero tra Frosinone e Latina.
Tutto sulla carta… ingiallita
Tutto da allora è rimasto sulla carta. E la situazione nel frattempo è molto cambiata. L’area del Casaleno oggi è molto diversa: invece di un gigantesco prato c’è uno stadio di calcio da Serie A, lo stabile in disuso che stava alle sue spalle è diventato un palasport che viene regolarmente utilizzato. Frosinone è cresciuta e quelle aree vuote adesso sono un pezzo di città.
Occorreva uno step operativo per verificare la situazione. È quello compiuto ora dall’assessore regionale alla Protezione Civile Pasquale Ciacciarelli. In caso di emergenza le strutture devono essere in condizione di attivarsi ed agire. Altrimenti sarebbe come voler andare a cena in una villa che è solo sulla carta del progettista ma non è mai passata né in Commissione Urbanistica né una sola ruspa o un solo carpentiere hanno alzato un solo mattone. Tutto sulla carta.
La delibera Ciacciarelli è un atto non solo tecnico ma anche politico e territoriale. Stanzia 500mila euro per rendere operativo il suo ruolo di hub. Il Protocollo di Intesa tra la Regione Lazio e il Comune di Frosinon eassegna quindi all’amministrazione capoluogo compiti precisi e impegnativi.
Un atto tecnico ma anche politico

In sintesi Frosinone, dovrà collaborare all’aggiornamento dei Piani Campi Flegrei e Vesuvio; adeguare il Piano comunale di Protezione Civile alle nuove normative e allo scenario vulcanico; coordinare la viabilità e i flussi dalla rete autostradale ai punti di accoglienza; pianificare i servizi sanitari, sociali e assistenziali; organizzare la logistica dell’hub; formare il personale comunale, quello dei Comuni della provincia e i volontari di Protezione civile; promuovere la cultura della prevenzione, con eventi, materiale informativo, formazione e comunicazione sui social.
La Regione Lazio, dal canto suo, si impegna a finanziare le attività fino a un massimo di 500.000 euro; fornire dati, personale e supporto tecnico; affiancare Frosinone e i Comuni della provincia; coordinare l’integrazione dei piani comunali e provinciali con il Piano regionale di Protezione Civile.
Il protocollo istituisce un Comitato Tecnico di indirizzo, composto da 4 membri (due per ciascun Ente), con funzioni di orientamento e programmazione delle attività; monitoraggio dei risultati; individuazione di criticità e soluzioni operative; promozione e diffusione delle iniziative. Tutte le attività del comitato saranno svolte a titolo gratuito.
L’accordo non guarda solo alle catastrofi
Una parte importante delle attività riguarda la diffusione della cultura della protezione civile tra i cittadini di Frosinone. Sono previsti seminari, workshop e l’uso dei social network per sensibilizzare i giovani sui rischi del territorio e sui comportamenti sicuri da adottare.

Quella della Regione Lazio e dell’assessore Ciacciarelli è una scelta importante che guarda oltre i confini provinciali. Il protocollo, infatti, pur avendo validità per l’anno finanziario 2025, segna una scelta strutturale. Frosinone non è più solo capoluogo di provincia, ma snodo regionale della Protezione civile, chiamato a gestire scenari emergenziali che superano i confini del Lazio. Un compito di rilievo e visibilità ulteriore.
Ma anche una responsabilità importante, accompagnata da risorse economiche, da obblighi stringenti e da un ruolo che, in caso di crisi reale, metterà alla prova l’intera macchina amministrativa comunale. Un vero e proprio esame di maturità in tema di gestione delle emergenze di protezione civile.
Confucio diceva “Ogni privilegio ha una responsabilità. Se non ti prendi la responsabilità, perderai il privilegio”



