Frosinone e la lunga marcia verso le comunali del 2027

A Frosinone l'elezione del Presidente del Consiglio, bloccata da mesi, è ormai un dettaglio rispetto alle partite del 2027: Scaccia arruola per Futuro Nazionale, Identità Frusinate chiede conto su Di Trocchio, il centrosinistra è ancora al metodo.

Roberta Di Domenico

Spifferi frusinati

A Frosinone il problema più urgente del Consiglio comunale (eleggere un Presidente) è diventato il meno urgente di tutti. Ha smesso di essere un’emergenza istituzionale nel momento esatto in cui è diventato una mossa nella partita del 2027.

Una situazione politica singolare, al limite del surreale. Il problema istituzionale oggettivamente più urgente, l’elezione del Presidente del Consiglio comunale, è ormai diventato paradossalmente un dettaglio rispetto alle partite elettorali che si stanno già cominciando a giocare: elezioni Comunali e Politiche del 2027, Regionali del 2028.

Peggio di Maastricht

(Foto © IchnusaPapers)

La Presidenza d’Aula, che in una qualsiasi altra città sarebbe stata una questione da risolvere nel giro di qualche giorno, nel capoluogo sta assumendo ormai le dimensioni di un negoziato internazionale: peggio della riscrittura integrale del Trattato di Maastricht del 1992.

I tentativi di sbloccare la situazione si susseguono ma senza una reale convinzione: proprio per questo, senza produrre una soluzione definitiva. Il nodo della Presidenza continua quindi a intrecciarsi con quello della Giunta e soprattutto con gli equilibri interni alla maggioranza, destinati ad avere un riflesso importante sulle elezioni Comunali del prossimo anno. Ma pure sulle Politiche e Regionali. E tutto, inevitabilmente, si complica.

Il garante dei lavori del Consiglio è diventato così ostaggio di una scala di priorità che ormai sembra avere una sola voce al primo posto: riposizionarsi in vista del 2027-2028. E sulla Presidenza d’Aula si stanno giocando più partite di quante se ne disputino in un mercoledì di Champions.

Per quanto il sindaco Riccardo Mastrangeli si sforzi di tenere separati i due piani, quello amministrativo e quello politico, il tema dell’immobilismo dell’Aula consiliare è ormai, oggettivamente, un tema politico. E la politica ha già acceso i motori della campagna elettorale.

Il battaglione di Scaccia

Antonio Scaccia (Foto © Massimo Scaccia)

Tra coloro che stanno giocando una partita politica tanto delicata quanto ragionata c’è il vicesindaco Antonio Scaccia, coordinatore provinciale di Futuro Nazionale e responsabile regionale degli Enti locali del partito del generale Roberto Vannacci.

Scaccia sta raccogliendo adesioni con la stessa rapidità del Selective Training and Service Act del 1940, con il quale gli Stati Uniti, alla vigilia della Seconda guerra mondiale, misero insieme 10 milioni di uomini in meno di cinque anni. Il vicesindaco sta costruendo a Frosinone un vero e proprio battaglione politico.

Dopo quella dell’ex assessore Massimo Sulli, si è registrata ieri un’ulteriore adesione di peso: quella di Massimo Renzi, ex consigliere e assessore comunale. Più che una campagna di adesioni, in realtà, sembra una campagna di arruolamento. Non siamo ancora alla mobilitazione generale ma il reclutamento procede con una certa efficacia e soprattutto con una certa velocità. La domanda delle cento pistole è: per fare cosa?

Alleato o avversario?

Il vicesindaco Antonio Scaccia con gli assessori della giunta Mastrangeli (Foto © Massimo Scaccia)

Da qui deriva una seconda domanda, subordinata alla prima: Futuro Nazionale sarà semplicemente una componente del centrodestra a Frosinone oppure arriverà a rivendicare una propria candidatura a sindaco? Per come si stanno mettendo le cose a livello nazionale nel centrodestra, la seconda ipotesi non è affatto peregrina. Anzi, appare piuttosto concreta.

Se Vannacci decidesse di correre autonomamente al primo turno, Scaccia potrebbe scendere in campo personalmente, oppure essere chiamato a indicare un proprio candidato nella corsa a Palazzo Munari. Ergo, un candidato «contro» il sindaco uscente Riccardo Mastrangeli: una competizione tutta interna al centrodestra. Quantomeno al primo turno.

Perché al ballottaggio, naturalmente, le cose cambierebbero radicalmente. E cambierebbe anche la partita. Elementare, Watson. Scaccia, dunque, si sta preparando.

Chi ha paura di Di Trocchio?

Gianluca Di trocchio

Se Vannacci potrebbe creare qualche problema a Mastrangeli nei prossimi mesi, in questi giorni i «problemi» al sindaco li sta creando Identità Frusinate. La civica, che sostiene il sindaco e dovrebbe sostenerlo anche nella prossima campagna elettorale, ha deciso di parlare chiaro: vuole sapere chi sta bloccando l’ingresso in Giunta di Gianluca Di Trocchio, ex Commissario della Polizia di Stato, indicato per l’assessorato alla Polizia Locale.

L’indicazione non è affatto recente: il nome di Di Trocchio è stato formalizzato dalla lista via PEC già il 12 luglio. Dopo oltre due mesi però il riscontro politico atteso non è mai arrivato. E nessuno ha spiegato perché. La civica, quindi, ha messo tutto nero su bianco: curriculum di Di Trocchio, PEC, motivazioni e sostegno dei cittadini. E ora chiede trasparenza. In sostanza, parafrasando il celebre film del 1966 con Richard Burton ed Elizabeth Taylor, la domanda rivolta al sindaco da Identità Frusinate è una sola: «Chi ha paura di Gianluca Di Trocchio?». Altro che Virginia Woolf.

Identità Frusinate ribadisce il proprio sostegno a Mastrangeli, ma contemporaneamente rivendica autonomia di giudizio e un rapporto paritario con il sindaco. «Fedeli ma non sudditi», è la sintesi scelta dalla civica. Un modo elegante per dire al sindaco che il tempo dei silenzi è finito.

Il centrosinistra, ancora a carissimo amico

Francesco De Angelis (Foto: Alessia Mastropietro © Imagoeconomica)

Sul fronte opposto, il centrosinistra continua a lavorare alla costruzione della coalizione per il prossimo anno. Il presidente regionale del Pd Francesco De Angelis ha spiegato al caporedattore di Ciociaria Oggi, Corrado Trento, che bisogna allargare il più possibile il perimetro della coalizione, costruire un progetto credibile e, se necessario, scegliere il candidato sindaco anche attraverso le primarie.

Una dichiarazione impeccabile dal punto di vista della grammatica politica. Un ragionamento lineare, se non fosse che alle elezioni del capoluogo mancano meno di nove mesi e non nove anni. Parlare ancora oggi di «costruire la coalizione» e di «metodo» dimostra che nel centrosinistra sono ancora a carissimo amico. L’area riformista, insomma, sta ancora studiando la strategia di partenza. Ancora. Per girare Via col vento c’hanno messo di meno.

Il paradosso è evidente: mentre il centrodestra sta, comunque, già facendo i conti con adesioni, possibili candidature, riposizionamenti e prove muscolari, il centrosinistra è ancora nella fase in cui deve decidere chi sta dentro, chi sta fuori, quale sia il perimetro, quale il metodo e, soprattutto, chi dovrà guidarlo.

È una discussione politicamente seria, ma che fa a cazzotti con il calendario. La paralisi sull’elezione del Presidente del Consiglio, dunque, non è un incidente. È il sintomo. Il Consiglio comunale è diventato il retropalco di una campagna elettorale che ha già iniziato a scrivere il copione del 2027. Anzi, è iniziata talmente presto che qualcuno rischia di arrivare al giorno delle elezioni con la campagna elettorale già finita.