Nella legge regionale di stabilità intervento straordinario per i comuni con meno di 15.000 abitanti e confinanti con la zona economica speciale. A disposizione 6 milioni per il triennio 2026-2028. Gli obiettivi sono chiari: sostenere le attività economiche, finanziare interventi sociali e combattere lo spopolamento. Ma il provvedimento ha una grande valenza politica: per la prima volta la Regione ammette il rischio che i territori esclusi vengano fortemente penalizzati
Apparentemente è la consueta Legge di stabilità della Regione Lazio, che viene approvata in Consiglio Regionale a fine anno, dopo una maratona in Aula fatta di emendamenti, dibattiti, riunioni carbonare. E anche qualche accesa polemica tra maggioranza e opposizione. La legge di stabilità regionale è come il panettone a Natale: immancabile.
Tecnicamente il testo è lo strumento di programmazione finanziaria della Regione, che definisce il quadro delle entrate e delle uscite per l’anno finanziario. Nel caso di specie: quelle del 2026, contenendo norme con effetti finanziari diretti.
Quella che si è iniziata a discutere questa mattina in Commissione Bilancio alla Pisana, che dovrà poi essere approvata definitamente dall’aula, però, presenta una previsione normativa e finanziaria di carattere straordinario. Mai vista prima.
Un intervento di compensazione

Basta scorrere, le 110 pagine della Proposta di Legge Regionale 237 avente ad oggetto “Legge di stabilità regionale 2026”. Balza agli occhi, tra i 24 articoli il 15°: dal titolo “Modifiche all’articolo 7 della legge regionale 27 dicembre 2019, n. 28 “Legge di stabilità regionale 2020″ e successive modifiche”. Che significa per i non cultori della legislazione regionale?
L’articolo 15 introduce una misura di compensazione economica, pensata dalla giunta regionale, proprio per i Comuni del Lazio rimasti fuori dal perimetro ZES, ma che ne sono territorialmente prossimi. Una forma di “perequazione” che prova a limitare il rischio – evidenziato da imprenditori, sindacati ed esponenti politici, – di vedere il resto del Lazio meridionale progressivamente svuotato di investimenti.

Di fatto la Regione, consapevole dei rischi per il Lazio Meridionale della mancata previsione e le conseguenti agevolazioni, corre ai ripari, dopo le polemiche sull’inserimento “a macchia di leopardo” dei territori nella nuova ZES Unica del Mezzogiorno. (Leggi qui: ZLS senza ZES? Il cortocircuito pericoloso per il futuro industriale. E leggi anche ZLS, Mantovano ha firmato: ora la ripresa del Lazio ha un decreto).
Una situazione che, specialmente nella provincia di Frosinone, ha creato non poche tensioni politiche e delusioni tra amministratori e imprese, rimaste fuori dagli incentivi che, invece, stanno attirando investimenti e nuove aperture nelle aree limitrofe del sud pontino e del Basso Lazio.
Cosa dice esattamente l’articolo 15?

Il nuovo articolo aggiunge tre commi (65 bis, ter e quater) alla legge regionale 28/2019 (la legge di stabilità 2020). I punti chiave sono.
1) Contributi ai Comuni esclusi dalla ZES Unica
La Regione concede contributi per mitigare “gli effetti economici e sociali derivanti dal mancato inserimento nel perimetro della ZES Unica”. Si tratta di un riconoscimento ufficiale: essere fuori dalla ZES danneggia i territori limitrofi.
2) A chi sono destinati i fondi
I contributi vanno ai Comuni:
- con meno di 15.000 abitanti
- delle province di Frosinone e Latina
- vicini al confine territoriale della ZES, secondo criteri di prossimità che verranno stabiliti dalla Giunta.

La relazione tecnica della legge di stabilità, a pagina 104 specifica che, prendendo come riferimento una distanza fino a 20 chilometri dal confine ZES, i Comuni potenzialmente beneficiari sarebbero circa 50. Per la Ciociaria rientrerebbero molti centri del sud della provincia e dell’area della ex provincia industriale: da San Giorgio a Liri ad Arce, da Aquino a Roccasecca, fino ai Comuni collinari della Valle di Comino più prossimi alla fascia agevolata.
3) Quanto vale la misura?
La Regione mette sul piatto 2 milioni di euro l’anno per il triennio 2026-2028, quindi 6 milioni complessivi. Le risorse arrivano dal “Fondo per il consolidamento finanziario e la perequazione fiscale dei Comuni” .
A cosa servono questi soldi?
Secondo la relazione illustrativa all’articolo, gli obiettivi sono chiari: sostenere le attività economiche locali; incentivi a micro-imprese e artigiani; finanziare interventi sociali per la popolazione residente; favorire progetti di rilancio economico e combattere lo spopolamento.

Si tratta di un intervento normativo e finanziario di fondamentale valenza politica, quello previsto dalla Regione Lazio. È la prima volta che da Via Cristoforo Colombo si riconosce, formalmente e ufficialmente, il rischio che la ZES crei “disparità territoriali” e “penalizzazione competitiva” per i Comuni delle Province di Frosinone e Latina esclusi.
Perché è così dirompente l’articolo 15? Innanzitutto, è il primo intervento compensativo strutturale fatto dalla Regione in favore dei territori esclusi dalla ZES. Fa “scopa” con la previsione del Governo della ZLS per Ciociaria e territorio pontino. Riguarda soprattutto piccoli Comuni, spesso quelli più fragili dal punto di vista demografico e produttivo.
Un provvedimento che riapre il dibattito politico
Riconosce nero su bianco che l’esclusione dalla ZES produce un danno economico e sociale. Offre margini alle municipalità più piccole per finanziare micro-progetti immediati (bonus alle imprese, servizi, interventi sociali).

Riapre clamorosamente il dibattito politico a livello locale e, soprattutto nazionale, sull’ipotesi futura di rinegoziare o ampliare i confini della ZES a favore del Lazio Meridionale. Della serie “quello che non hanno fatto gli altri, lo facciamo noi per i nostri territori. E adesso correteci dietro” .
Peter Drucker il famoso saggista ed economista austriaco autore di autorevoli trattati economici una volta ha scritto: “Dietro ogni impresa di successo c’è qualcuno che ha preso una decisione coraggiosa”. Il Presidente della Regione Lazio Francesco Rocca e la sua Giunta, ne hanno preso una “epica”.

















