Frosinone ferita dai suicidi: l’emergenza che non si può più ignorare

Nel 2024 la provincia ha registrato 29 suicidi e oltre 40 tentativi, colpendo soprattutto i più giovani. L’Asl rafforza la rete di prevenzione con sportelli, scuole e istituzioni, mentre associazioni e famiglie trasformano il dolore in impegno condiviso.

Il 10 settembre ricorre la Giornata Mondiale per la Prevenzione del Suicidio. È non è solo una data da ricordare. È un campanello d’allarme che nella provincia di Frosinone suona ogni giorno da troppo tempo. Una giornata che serve a ricordare ciò che troppo spesso viene taciuto: il dolore silenzioso che accompagna tanti, giovani e non solo, verso scelte estreme.

La media che allarma

(Foto © DepositPhotos.com)

Negli ultimi dodici mesi, nel Frusinate, si è registrato un vero e proprio picco di suicidi. Secondo un’inchiesta condotta da Radio Roma, nel solo 2024 si contano 29 suicidi e oltre 40 tentativi. Una media inquietante, una realtà dolorosa che non può più essere ignorata.

A essere colpita, soprattutto, è la fascia più giovane della popolazione: ragazzi tra i 14 e i 30 anni. Le statistiche parlano chiaro ma dietro ai numeri ci sono storie che lasciano il segno. Come quella della sedicenne di Veroli che ha deciso di farla finita. E, solo un mese dopo, il suo fidanzato l’ha seguita, incapace di reggere il peso di quel lutto.

Tra maggio e luglio 2024, in soli tre mesi, si sono verificati 13 suicidi, sette dei quali hanno coinvolto ragazzi giovanissimi. A fine agosto, il conteggio era salito a 16 morti e oltre 20 tentativi in pochi mesi. Numeri che da soli descrivono una provincia stanca, ferita, e soprattutto invisibile a se stessa.

La reazione della Asl

Ma c’è chi ha scelto di non voltarsi dall’altra parte. L’Asl di Frosinone non è rimasta ferma. Da tempo ha avviato un lavoro profondo e costante sul fronte della prevenzione, consapevole che la salute mentale è ormai una vera emergenza sociale. Sportelli di ascolto, supporto psicologico, progetti di sensibilizzazione nelle scuole e nel territorio: sono solo alcune delle iniziative già attive. Il Dipartimento di Salute Mentale ha promosso campagne informative, momenti di formazione, percorsi di sostegno rivolti non solo a chi soffre, ma anche alle famiglie, agli insegnanti, agli operatori sociali.

Perché prevenire non è solo curare, è sapere leggere i segnali. E spesso, i segnali arrivano deboli, confusi, mascherati dietro un sorriso o un improvviso silenzio. Per questo è nato anche il portale “Menti Attive”, uno spazio digitale per informare, ascoltare e orientare, pensato per avvicinare le persone alla salute mentale, abbattendo lo stigma che ancora la circonda.

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Nel 2024 l’ASL ha fatto un passo ulteriore, stringendo un’alleanza con il Distretto Sociale B e con una rete di istituzioni, enti e realtà locali. È nato così “Insieme per la vita”, un tavolo di coordinamento che coinvolge Comuni, scuole, università, Croce Rossa, Prefettura, forze dell’ordine e ordini professionali. Un patto collettivo che ha un solo obiettivo: non lasciare solo chi chiede aiuto, anche quando non lo dice apertamente. Un passo importante, che dà forma a una responsabilità condivisa, che parte dal pubblico ma coinvolge tutta la comunità.

L’impegno per superare il dolore

C’è poi chi ha trasformato il dolore in impegno. È il caso di Ceprano, dove da oltre quindici anni lavora l’associazione A.M.A. (Auto Mutuo Aiuto), nata per volontà di Stefania Casavecchia, mamma di Luigi, un ragazzo che si è tolto la vita a 16 anni. Da allora, Stefania ha scelto di non chiudersi nel silenzio, ma di aprire una porta.
Oggi l’associazione è un punto di riferimento
per chi affronta un lutto per suicidio, ma anche un presidio di prevenzione: convegni, gruppi di ascolto, progetti educativi nelle scuole. Un esempio concreto di quanto il supporto tra pari possa diventare salvezza.

La prevenzione del suicidio non è più materia solo per specialisti. E’ una questione culturale, sociale, politica. Serve uno sguardo nuovo, capace di riconoscere che la salute mentale è parte della salute pubblica. Serve coraggio nel parlarne. Serve umanità nel rispondere. E serve continuare a costruire reti, a ogni livello: nella scuola, nelle famiglie, nelle piazze e nei palazzi.

(Foto di copertina © DepositPhotos.com).

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