Frosinone fortino della Lega: perché qui si decide l’equilibrio del Lazio

La crisi di Frosinone si inserisce nella strategia della Lega nel Lazio e nel Centro-Sud. Il capoluogo ciociaro è un fortino decisivo: perderlo a favore di Fratelli d’Italia significherebbe ridisegnare equilibri regionali, rappresentanza istituzionale e prospettive politiche.

Il 2025 si è chiuso come un anno di forte intensità politica per la Lega nel Lazio e nel Centro-Sud, segnato da una linea definita e da risultati che iniziano a tradursi in scelte concrete sui territori. C’è anche questo dietro allo scontro esploso nei giorni a ridosso del Capodanno a Frosinone: il capoluogo ciociaro è la punta avanzata di una Lega che altrimenti sarebbe forza di governo solo al Nord. La tenuta del Carroccio nel Lazio passa per il Sud della regione: la caduta di Frosinone, un suo passaggio nelle mani dei Fratelli d’Italia, sarebbe un significativo arretramento politico per le truppe di Matteo Salvini.

Per capire l’importanza strategica del capoluogo ciociaro basta sommare un po’ di cose: è il collegio di Frosinone ad esprimere 14mila preferenze e quindi poter reclamare un assessore regionale nella persona del titolare di quel voto e cioè Pasquale Ciacciarelli. Altrettanto, quel voto è strategico per il collegio di Montecitorio che a Cassino ha eletto deputato l’avvocato Nicola Ottaviani. Il Lazio Sud esprime un Parlamentare Europeo sulla linea di partenza: Mario Abbruzzese, pronto a subentrare a Bruxelles in caso di avvicendamento nel gruppo. Partendo da Frosinone e Latina, sotto il coordinamento politico del senatore Claudio Durigon (vice segretario del Partito e sottosegretario al Lavoro) la Lega ha consolidato la propria presenza nel Centro-Sud, rafforzando il peso specifico nelle dinamiche regionali.

Colpire il sindaco di Frosinone significa destabilizzare quel fortino, portarlo sotto la bandiera di fratelli d’Italia cambiando gli equilibri nel Lazio. (Leggi qui: Frosinone, Capodanno sull’orlo del baratro: tutti contro tutti).

Il ruolo di Bordoni e Abruzzese

Davide Bordoni con Matteo Salvini

È da quella solida base del Sud che in tutto il Lazio la Lega ha una stabilità numerica. Ma da dove nasce quella stabilità, dopo anni nei quali la Lega nel Lazio è stata solo un primordiale caos? C’è stato un lavoro di ricomposizione che ha avuto un passaggio importante nel ruolo svolto dal coordinatore regionale Davide Bordoni, cui viene riconosciuto il merito di aver ricostruito un clima unitario e una filiera politica funzionante. Un elemento tutt’altro che secondario, perché è proprio da questa stabilità che discende la capacità di incidere sui dossier infrastrutturali e strategici che da anni attendono risposte.

A firmare il resoconto politico è Mario Abbruzzese, figura storica e di primo piano della Lega nel Lazio, da tempo punto di riferimento nell’area e snodo tra livello istituzionale e radicamento territoriale. Già presidente del Consiglio regionale del Lazio, Abbruzzese svolgere un ruolo organizzativo oggi rilevante all’interno del Partito, contribuendo alla definizione delle strategie regionali e al rafforzamento della presenza nei territori.

Il suo profilo è emerso con forza dopo che alle ultime elezioni Europee ha fatto registrare un risultato definito eccezionale, in particolare nel contesto del Centro-Sud. Un consenso ampio e trasversale che lo ha portato a sfiorare l’elezione al Parlamento europeo per una manciata di voti. Un dato politico che va oltre l’esito formalee che certifica una capacità di mobilitazione e radicamento che pochi altri possono vantare, rafforzandone ulteriormente il peso nella fase attuale della Lega.

Opere pubbliche in rampa di lancio

Giovanna Miele

Sul piano delle opere e delle politiche pubbliche, il 2026 viene indicato come l’anno in cui inizieranno a vedersi i frutti del lavoro impostato. Tra questi, la bretella Cisterna–Valmontone, infrastruttura chiave per la mobilità e la competitività dell’area, anche grazie all’impegno dell’onorevole Giovanna Miele e della dirigenza regionale del Partito.

Dopo anni di rinvii, prenderà finalmente forma anche il progetto del costone di Terracina, destinato a ristabilire un collegamento stabile e sicuro tra Terracina e Roma, con ricadute importanti in termini di sicurezza e sviluppo. A questi si aggiungono gli interventi sui Monti Lepini, infrastrutture considerate indispensabili per territori rimasti troppo a lungo ai margini.

ZES e sicurezza temi centrali

L’alta velocità, una priorità per la Lega

Centrale resta il tema della ZES nel Sud del Lazio, indicata come leva strategica per attrarre investimenti, creare occupazione e semplificare il rapporto tra imprese e pubblica amministrazione. Una visione che si completa con la riprogettazione portuale e con infrastrutture decisive come l’Alta Velocità Cassino–Roma, considerate essenziali per agganciare il Lazio a una dimensione di competitività nazionale ed europea.

Accanto allo sviluppo economico, la sicurezza viene ribadita come priorità politica. Non solo repressione, ma presenza dello Stato, prevenzione e attenzione alle periferie, in particolare della Capitale. In questa cornice si colloca il lavoro preparatorio verso Roma 2027, con l’obiettivo dichiarato di restituire ai romani una città vivibile, non ridotta a semplice vetrina turistica.

Fronte europeo: il green pragmatico della Lega

Il Parlamento europeo

Sul fronte europeo, la Lega rivendica una linea di green pragmatico: transizione ecologica sì, ma senza ideologismi, tutelando imprese, lavoro e tessuto produttivo, puntando su innovazione, economia circolare e difesa del territorio.

Il messaggio che accompagna l’apertura dell’anno è chiaro: il 2026 sarà ancora più impegnativo, ma la direzione è tracciata. Radicamento territoriale, infrastrutture, sicurezza e sviluppo restano i pilastri di un’azione politica che punta a trasformare i risultati in cambiamenti visibili.

Proprio per questo la Lega difenderà con le unghie e con i denti il fortino di Frosinone ed il suo sindaco Riccardo Mastrangeli. Perché Frosinone non è un capoluogo del Lazio: ma del Carroccio.