Frosinone, Capodanno sull’orlo del baratro: tutti contro tutti

Dal Consiglio comunale alle segreterie regionali: la frattura al Comune di Frosinone su assessorati e potere locale diventa un regolamento di conti politico che mette a rischio l’equilibrio nel Lazio. I nuovi colpi di artiglieria da Fdi sulla Lega nel giorno di Capodanno

Roberta Di Domenico

Spifferi frusinati

Nessun ferito durante la notte, assicurano i Vigili del Fuoco nel loro bollettino mattutino per la stampa. Lo confermano dalla Sala Operativa del 118 e dal mattinale dei carabinieri. A Frosinone i botti di Capodanno sono già un ricordo. Quelli che fanno davvero rumore, ancora oggi, sono quelli esplosi dentro Palazzo Munari alla vigilia: colpi politici secchi, ravvicinati, che la sera del 30 dicembre hanno trasformato il Consiglio comunale in un campo minato. Sotto i piedi del sindaco Riccardo Mastrangeli il terreno cede e per la prima volta la regia dell’Aula passa interamente nelle mani dell’opposizione, comprese le fratture interne alla sua stessa maggioranza. (Leggi qui: FdI non si presenta: Mastrangeli revoca le deleghe ai due assessori).

Il caso esce dai confini comunali: non è più una storia solo di Frosinone e non ha a che fare con la gestione amministrativa di Mastrangeli. Con il passare delle ore scendono in campo i big regionali: lo scontro è politico e riguarda Lega e Fratelli d’Italia. Il vero target è il controllo politico di un capoluogo del Lazio, conteso tra i due alleati. Come dimostrano gli interventi di Paolo Trancassini, Nicola Ottaviani, Riccardo Del Brocco e Dino Iannarilli.

Tutto innescato dal Consiglio dell’altra sera. Quando si è assistito a qualcosa di unico nella storia repubblicana del capoluogo: un Consiglio comunale gestito nei fatti interamente dalla minoranza. È stata lei a garantire il numero legale, a consentire l’avvio dei lavori ed a decidere quali delibere approvare. E, alla fine, a determinare anche la chiusura della seduta per mancanza di abbastanza Consiglieri per renderla valida.

Gioco, partita e incontro

La seduta del 30 dicembre

Come in una partita di calcio dove la squadra di casa non si presenta e gli ospiti decidono: non solo il risultato, ma anche a che ora finire e quali schemi di gioco utilizzare. E pure quando spegnere le luci. Una sorta di “usurpazione politica” della (non) maggioranza, con la minoranza che fa il bello e il cattivo tempo in Aula. È difficile trovare una fotografia più nitida per rappresentare la mortificazione del risultato espresso dalle urne nel 2022: chi ha perso le elezioni governa il Consiglio comunale, chi le ha vinte semplicemente non può. Rien ne va plus.

In Aula, oltre all’opposizione, c’era il sindaco Riccardo Mastrangeli insieme alla “galassia della Lega” (Lega, Lista Ottaviani, Lista per Frosinone ed il Consigliere Marco Sordi organico da tempo alla Galassia). Ma con l’evidente assenza di Giampiero Fabrizi, fedelissimo del sindaco “fino a qualche giorno fa” fanno notare in maniera velenosa alcuni esponenti del Circolo FdI. Come a sottintendere che anche lui stia contrattando il dopo Cassibile.

Con amarezza il sindaco ha dovuto prendere atto che può disporre di una ‘non maggioranza‘, ha un numero totale di consiglieri insufficiente. In Prima Convocazione ne servono 17 per approvare le delibere, in Seconda Convocazione gliene sarebbero bastati 12. Non ha né gli uni né gli altri.

Contano più gli assenti

Riccardo Mastrangeli e Max Tagliaferri (Foto © Massimo Scaccia)

Di contro mancavano i Consiglieri (e assessori) di Fratelli d’Italia. Ma anche i Consiglieri del Polo Civico di Gianfranco Pizzutelli e quelli del gruppo dell’ex sindaco Pd Domenico Marzi che era stato l’avversario di Mastrangeli nel 2022 ma gli ha garantito i voti per schivare eventuali mozioni di sfiducia.

In perfetta sintonia con la strategia di FdI, mancava anche il Presidente del Consiglio Comunale Max Tagliaferri: accantona il ruolo di “notaio super partes” e assume un profilo apertamente politico. Assolutamente legittimo sul piano personale ma dirompente sul piano istituzionale. E per Mastrangeli.

Al di là di tutte le valutazioni politiche, c’è un punto in tutta questa vicenda che farebbe vacillare anche le più radicate convinzioni ed i titoli accademici acquisiti sul campo da Sigmund Freud e Franz Kafka. Al netto delle dichiarazioni ufficiali, il punto appare piuttosto limpido: il confronto interno tra tutti coloro che, direttamente o indirettamente, dovrebbero sostenere Mastrangeli, non verte su grandi questioni programmatiche, o sull’abusato “bene della città“, o ancora su alti ideali. Il cuore dello scontro è banalmente terreno: assessorati, deleghe, pesi interni ai Partiti ed alle liste civiche ma anche scenari futuri di candidature, a vario livello: temporale e di importanza. Perché di questo si parla. Non altro.

Situazione surreale

Gianfranco Pizzutelli

La situazione è ancor più surreale se si considera che il quadro politico per ristabilire la “pace” in maggioranza, era stato quasi definito dai protagonisti: un assessorato doveva andare a Fratelli d’Italia, un altro alla lista del vicesindaco Antonio Scaccia, che è cresciuta fino a contare 4 Consiglieri.

Restava solo da definire il ruolo e le attribuzioni per la lista del Polo Civico Nuova Realtà di Gianfranco Pizzutelli. Per una logica tutta particolare del Comune Capoluogo, è buona per sostenere la maggioranza e il sindaco in Consiglio ma non per avere un proprio rappresentante in Giunta. La scusa, risibile, è che la lista nel 2022 ha concorso con il centrosinistra e contro lo schieramento di Mastrangeli. Vero. Ma allora o la lista è buona sempre o non è buona mai. Tertium non datur.

Si trattava oggettivamente di un puzzle difficile da comporre ma ormai non troppo distante dall’essere concluso. O almeno così sembrava. Poi è arrivato l’imponderabile, con il gruppo di FdI che sceglie la linea dura e non si presenta in aula. Che cosa è andato storto nel frattempo? (Leggi qui: Frosinone sotto pressione: la saldatura Tagliaferri–Mattia stringe Mastrangeli).

La reazione del sindaco

Riccardo Mastrangeli

La soluzione prospettata sulla modifica (minima) della Giunta era solo virtuale, senza nessuna vera garanzia? Certo è che la decisione dei Fratelli di non presentarsi ha irritato il sindaco Mastrangeli che, immediatamente dopo la conclusione del Consiglio, ha diffuso una nota.

Riprende le parole dette in chiusura del Consiglio e ne amplia i concetti. Mette in chiaro che non si è trattato di un braccio di ferro sulle scelte ma un modo per forzargli la mano in nome degli assessorati. È quindi una lotta per il potere. Ricorda che erano in discussione temi di strettissima attualità “il sostegno alle Residenze Sanitarie per anziani, gli interventi a favore dell’autismo, il supporto alle rette nell’ambito delle RSA e, in maniera particolare, le misure a sostegno dei caregiver”.

Più di tutto: erano temi sollecitati dall’assessore regionale Massimiliano Maselli, espresso da Fratelli d’Italia. Cioè lo stesso Partito che esprime i due assessori comunali interessati al punto. È per questo che il sindaco ha revocato le deleghe agli assessori Alessia Turriziani e Simona Geralico. (Leggi qui: FdI non si presenta: Mastrangeli revoca le deleghe ai due assessori).

Il pugno ed il pizzico

Foto © Stefano Strani

Che significa? Ancora una volta Mastrangeli ha voluto separare l’aspetto amministrativo, da quello politico. Che fino ad oggi evidentemente non ha pagato. L’aver tolto le deleghe gestionali ma mantenuto l’assessorato alle due rappresentanti di FdI è come se Conor Mc Gregor, il campione di lotta MMA ti dà un pugno in pieno viso e tu, per tutta risposta, gli dai un pizzicotto sulla guancia. Non è coercizione, è solo un buffo fastidio. Soprattutto se si considera che quel campione a Frosinone si chiama Fratelli d’Italia, il primo Partito del Capoluogo, quello che siede a Palazzo Chigi e governa la Regione Lazio. Pensare di “punire” il Partito della Meloni con un mezzo provvedimento amministrativo, mentre il terreno frana è puro esercizio di ottimismo.

Il messaggio che filtra è duplice: il sindaco non può permettersi di rompere davvero con FdI ma neppure può fare finta di nulla. Ne esce un provvedimento, quello del ritiro delle deleghe ma non dell’assessorato, che suona più come un ammonimento piuttosto che una vera e propria sanzione. Che il Sindaco evidentemente non può permettersi.

La domanda delle cento pistole a questo punto è: come se ne esce?

Come se ne esce

Va considerato che ormai la situazione è evidentemente sfuggita di mano, a tutti. E si è avvitata su se stessa. I margini di manovra, pur strettissimi, quasi asfittici, ci sono ancora: ma non per improvviso spirito unitario bensì per vincoli di calendario e banali calcoli politici.

In primo luogo, c’è il Bilancio di previsione da approvare entro la fine di febbraio 2026. Se non viene approvato scatta automaticamente la decadenza di sindaco e Consiglio. Nessuno sembra, ancora,  avere realmente voglia di assumersi la responsabilità di far cadere l’amministrazione prima del tempo e lasciare spazio alla gestione commissariale prefettizia. Se l’amministrazione Mastrangeli collassasse nei prossimi giorni ci sarebbe il tempo per andare a votare a giugno; se cadesse a febbraio, la prospettiva sarebbe di un commissariamento lungo un anno.

(Foto © AG IchnusaPapers)

In secondo luogo, l’8 marzo ci sono le elezioni Provinciali. Sia la Lega sia Fratelli d’Italia hanno un evidente interesse, quasi la necessità, di eleggere propri rappresentanti a Palazzo Iacobucci.

Questi due appuntamenti agiscono come una sorta di “cuscinetto di sopravvivenza” politica per l’amministrazione Mastrangeli, spingendo tutti, e nonostante tutto, a cercare un accordo. O almeno una tregua armata fino alle prossime elezioni del 2027. Poi ognuno per la propria strada.

Ormai non basta

Ma le dinamiche con cui la crisi a Frosinone è esplosa e si è incagliata (dal Consiglio dell’altra sera, ancora di più) lasciano intendere che non basterà un semplice scambio di deleghe per ritornare allo status quo. Occorrerà qualcosa di più ed a più alto livello.

Paolo Trancassini (Foto: Marco Ponzianelli © Imagoeconomica)

Ed infatti, nelle ore immediatamente successive al ritiro delle deleghe operative agli assessori di Fratelli d’Italia da parte del sindaco, c’è stata una dura presa di posizione del Segretario regionale del Partito della Premier, l’onorevole Paolo Trancassini.

Ha ricordato che il suo Partito ha sempre supportato con lealtà il sindaco Mastrangeli anche nelle situazioni più complicate. Ora però la linea cambia: per Trancassini “Quanto accaduto martedì sera è inaccettabile, motivo per cui ho chiesto alla Lega un tavolo per adottare, nel più breve tempo possibile, le contromisure del caso”. Il Coordinatore regionale ne fa una questione di dignità. Contesta il fatto che la revica delle deleghe ai due assessori sia avvenuta senza un confronto né con il capogruppo in Consiglio comunale Franco Carfagna né con il coordinatore provinciale Massimo Ruspandini.

La situazione viaggia verso il punto di rottura. È chiaro nel momento in cui il massimo vertice regionale dice “Se Mastrangeli ritiene di poter governare da solo, faccia pure”.

Il fuoco di sbarramento di Ottaviani

Nicola Ottaviani (Foto © Stefano Strani)

Se le dichiarazioni di Trancassini sono state forti, la replica del segretario provinciale della Lega l’onorevole Nicola Ottaviani, lo è stata ancora di più. Mette in chiaro che per lui Fratelli d’Italia ha “cercato di far bocciare le delibere proposte dal sindaco Mastrangeli, al quale a chiacchiere promettono fiducia ma nei fatti cercano di demolire quotidianamente”. Anche per l’ex sindaco la misura è colma. “In politica – afferma Ottaviani – le richieste di nuovi assessorati, di palazzi di vetro all’Onu, di piramidi al Polo Nord, possono anche essere ammesse. Ma se si impone al sindaco l’aut aut, ossia ‘o ci dai un nuovo assessorato prima del Consiglio, o noi non veniamo e ti mandiamo sotto’, allora torniamo a quella preistoria della politica che si chiama ricatto e che finirà per costituire un boomerang clamoroso per Fdi sul capoluogo e nell’intera provincia di Frosinone”.

Mastrangeli ed Ottaviani

Il deputato parla di “Comportamento sconsiderato di Fdi in Consiglio comunale”, evidenzia conseguenze come la messa a rischio della riduzione del vincolo cimiteriale (a quanti metri dal cimitero non posso costruire) per migliaia di cittadini attesa da mezzo secolo. Attacca la classe dirigente locale, evidenziando quello che lui e Mastrangeli hanno fatto in 13 anni “le decine di opere pubbliche realizzate e consegnate, come nuove piazze, scuole, palestre, parchi pubblici o gli investimenti sul sociale a favore delle famiglie in difficoltà, insieme alle grandi innovazioni nel settore dei trasporti e dell’ambiente, che continuano a rendere la città di Frosinone un capoluogo moderno ed avanzato, unico in tutto il panorama del centro sud Italia”.

In campo Del Brocco: è guerra totale

A mezzogiorno del giorno di capodanno arriva il segnale che lo scontro non è più locale, non è confinato al perimetro di Frosinone. È salito di livello. Come dimostra l’intervento di Riccardo Del Brocco, dirigente provinciale dei Fratelli d’Italia. Che spara ad alzo zero sul deputato / coordinatore provinciale leghista Nicola Ottaviani. Per sparare determinate cartucce è evidente che il dirigente FdI ha una piena e totale copertura dai suoi vertici regionali.

Riccardo Del Brocco

Riccardo Del brocco dice che “Nella legge di bilancio del governo Meloni ci sono le risorse per due importanti strumenti di sostegno alle imprese: credito di imposta per la ZLS del Lazio e risorse per la nuova introduzione nel Lazio della Zona Franca Doganale (ZFD) ottenuta grazie all’emendamento del senatore Nicola Calandrini di FdI che ringraziamo per la opportunità concessa alla nostra Regione”. E fin qui è promozione per il senatore pontino e la sua attività per il territorio. Poi arrivano i colpi corazzati.

Al contrario non vi è traccia della ZES per il Lazio, provvedimento su cui il deputato della Lega Nicola Ottaviani aveva più volte annunciato il deposito di un emendamento sia in Commissione che in Aula. Ma evidentemente l’emendamento si sarà smarrito nel voluminoso fascicolo d’aula o forse, ipotesi più plausibile, non è mai stato depositato”. Un’accusa di cialtronaggine politica così esplicita a Nicola Ottaviani non si ricorda a memoria d’uomo.

Giancarlo Righini (Foto: Sara Minelli © Imagoeconomica)

E se non fosse chiaro da quale ambiente arrivano i proiettili basta leggere i ringraziamenti. Che Riccardo Del Brocco rivolge al ministro Tommaso Foti, al governatore Francesco Rocca, agli assessori Giancarlo Righini e Roberta Angelilli ed al vice presidente della commissione Sviluppo Economico Daniele Maura. Li ringrazia “per aver lavorato alla attuazione della ZLS che offrirà comunque opportunità di crescita per le imprese del Lazio. E che unitamente alla Zona Franca Doganale sono un grande segnale che Fratelli d’Italia dà allo sviluppo della Ciociaria”.

Iannarilli e le prove sulla Zes

Riccardo Mastrangeli e Dino Iannarilli

Con toni del tutto simili a quelli che avrebbe usato Nicola Ottaviani risponde il Segretario della Lega di Frosinone, Dino Iannarilli. Cita Testor, Dreosto e Bergesio con la certezza che Del Brocco nemmeno li conosca. Chi sono? Tre senatori del gruppo Lega, presenti nella V commissione Bilancio del Senato. Cosa c’entrano? Dino Iannarilli evidenzia “che hanno depositato, dietro richiesta dell’onorevole Nicola Ottaviani, deputato a Montecitorio, non soltanto gli emendamenti per la ZLS e la Zona Franca Doganale, ma hanno presentato anche un ulteriore specifico emendamento per l’istituzione della zona economica speciale per Frosinone, Latina e le altre province del Lazio”.

Iannarilli ribalta la narrazione di Del Brocco. Gli ricorda che l’emendamento sulla Zes non è stato accolto dalla commissione Bilancio del Senato. Sostiene che Nicola Ottaviani “aveva evitato ulteriori imbarazzi per coloro che si stavano intestando la bocciatura della Zes per le province di Latina e Frosinone, non pubblicizzando l’ennesimo schiaffo al nostro territorio, Del Brocco ha pensato bene di far intestare ai suoi colleghi di partito questo ennesimo atto di vilipendio politico verso l’economia delle nostre imprese e dei nostri lavoratori”.

Mastrangeli: “Ricomporre o meglio tornare a votare”

Riccardo Mastrangeli (Foto © Stefano Strani)

Nonostante sia il pomeriggio di Capodanno, a stretto giro arriva la risposta del sindaco. In tono pacato ma fermo, conciliante ma risoluto. “Ogni mattina nel mio ufficio incontro persone della nostra comunità: genitori che chiedono aiuto per un figlio autistico, famiglie in difficoltà, cittadini che hanno bisogno di assistenza, ascolto e risposte. Io guardo in faccia queste persone. Ne conosco i nomi, le storie, le difficoltà. Ed è per questo che non è accettabile che su temi come questi si faccia tattica politica o, peggio ancora, si scelga di non esserci. Su queste cose non si gioca. Su queste cose non si mandano segnali politici. E nemmeno si resta a casa». È un’abile mossa strategica quella scelta da Riccardo Mastrangeli: sposta l’attenzione sul lato amministrativo e rifiuta quello politico.

Poi richiama Paolo Trancassini ai suoi dovere di Coordinatore politico. “C’è poi un punto che voglio chiarire con assoluta fermezza. Il programma elettorale sottoscritto da tutti al momento della candidatura nel 2022 – Fratelli d’Italia compresa – non è un documento opzionale, non è una cornice interpretabile, non è una variabile negoziabile”. Per il sindaco, quel programma è un patto con i cittadini, “è l’impegno che ci ha consentito di vincere le elezioni, ed è un patto inscindibile e inderogabile”. Ma Fratelli d’Italia lo accusa di essere una specie di despota che decide tutto da solo. Mastrangeli ribatte “Sono sempre stato disponibile al confronto. Si può discutere di tutto ciò che può arricchire, mai di ciò che può sottrarre a quel programma. Il confronto è legittimo ed è parte della democrazia. Ma ciò che è stato promesso ai cittadini e sottoscritto davanti a loro non può essere messo in discussione”.

Il punto di non ritorno viene tracciato con chiarezza. O tu, con la tua autorevolezza, la tua forza e il tuo equilibrio, riallinei il gruppo consiliare di Fratelli d’Italia di Frosinone ai percorsi virtuosi che tu stesso hai indicato oppure dobbiamo avere il coraggio di dirci che questa esperienza amministrativa non ha più un equilibrio politico.
E a quel punto esiste una sola strada seria, limpida e democratica: tornare al voto
.
Non per rabbia. Non per orgoglio. Ma per rispetto verso i cittadini di Frosinone. Lo dico con assoluta serenità. Io ho un solo dovere: fare il bene della Città di Frosinone e dei suoi cittadini
”.

L’opposizione batte un colpo

Angelo Pizzutelli

L’opposizione resta a guardare: è riuscita ad appiccare l’incendio ed ora si gode lo spettacolo. In serata il capogruppo Pd Angelo Pizzutelli parla di “un Consiglio Comunale importante che chiedeva l’approvazione di delibere richieste da tempo dalla città, dall’altro le solite tarantelle politiche in seno alla maggioranza comunale o ciò che resta di essa. Stavolta le opposizioni hanno risposto a ranghi compatti presente e mantenendo inizialmente con grande senso di responsabilità il numero legale hanno consentito di approvare delibere importanti come la riduzione del vincolo cimiteriale ed altre”.

Per Angelo PizzutelliLa pantomima politica inscenata dai partiti di centrodestra si arricchisce di ulteriori colpi di scena dopo la revoca delle deleghe del sindaco agli assessori di Fdi. Il Partito Democratico chiede allo stesso Sindaco di prendere atto che la situazione di crisi politica è senza punti di ritorno per cui non resta altro che tornare a dare voce ai cittadini frusinati per il tramite del ritorno alle urne”.

Sull’orlo del baratro

Se qualcuno a Frosinone auspicava  gli interventi dei vertici di Lega e Fratelli d’Italia per rasserenare il clima politico in maggioranza ha sbagliato previsione. Lo scontro si è acuito ed è salito di livello: adesso ci vorranno i caschi blu dell’ONU per tentare di riportare la pace al Comune di Frosinone. E non è detto che si trovi, per come si stanno mettendo le cose.

I vertici della Lega

È chiaro che Fratelli d’Italia stia spingendo Riccardo Mastrangeli sempre più sull’orlo del baratro. Una sua caduta sposterebbe gli equilibri regionali verso il partito di Giorgia Meloni, registrando nei fatti il calo nazionale della Lega: che proprio a Frosinone ha il suo fortino politico ed elettorale più a Sud. Un fortino capace di eleggere un sindaco di Capoluogo, ottenere a suon di voti un assessore regionale nella persona di Pasquale Ciacciarelli ed esprimere così tante preferenze da portare un candidato ad essere il primo dei non eletti in Europa nel Centro Italia come è il caso di Mario Abbruzzese.

In sostanza, la crisi rischia di non essere più solo “locale” ma di diventare una questione di equilibrio tra Lega Fratelli d’Italia nel Lazio, con Forza Italia a fare da spettatore, evidentemente interessato.