Il risultato del referendum a Frosinone, con il 53% di Sì e un’affluenza significativa, offre una chiave di lettura politica in vista delle comunali 2027. Il centrodestra tiene nelle aree decisive, mentre il centrosinistra resta competitivo ma non sfonda fuori dal Centro storico. Più che un punto di arrivo, è una prova generale che conferma equilibri già noti.
Il dato politico c’è, ed è difficile ignorarlo. Il referendum sulla Giustizia a Frosinone consegna una fotografia che, pur con tutte le cautele del caso, somiglia a una prova generale delle elezioni comunali del 2027. (Leggi qui: Referendum, due mappe e un solo risultato: Si nelle province ma Roma decide No).
Ha votato il 60% degli aventi diritto, pari a 20.420 elettori: un’affluenza significativa per una consultazione referendaria. Il Sì si è imposto con il 53,05%, mentre il No si è fermato al 46,95%. Un risultato che si colloca in controtendenza rispetto al dato nazionale e anche rispetto a Roma, e che rafforza una dinamica già nota agli osservatori locali.

Dove si decide il voto a Frosinone
Chi conosce Frosinone sa che le elezioni si decidono sempre in due grandi aree: il Centro storico e lo Scalo. E anche in questa occasione, la regola non è stata smentita.
L’analisi delle 48 sezioni racconta una realtà consolidata: nelle sezioni dalla 1 alla 8 (nella parte alta della città) prevale il No. È la zona storicamente più sensibile ai temi progressisti, la cosiddetta “zona rossa”. Nel resto del capoluogo, e in particolare nello Scalo, il Sì domina in maniera diffusa, confermando una vocazione centrodestra e civico-centrista ormai strutturata.
Da segnalare anche un dato curioso: le sezioni 13 e 14 segnano una perfetta parità (50% e 50%), fotografia plastica di un equilibrio che, però, resta circoscritto.
Il risultato complessivo non nasce da un’ondata improvvisa, ma dalla somma di micro-territori che si muovono da anni con coerenza.
Mastrangeli tiene: tra amministrazione e consenso

Il risultato referendario non è automaticamente sovrapponibile a quello amministrativo: mischiare pere con mele sarebbe un errore. Ma offre indicazioni politiche difficili da ignorare.
Il primo dato è chiaro: il fronte del Sì, sostenuto dal centrodestra, resta maggioritario. E lo è nonostante:
- le fibrillazioni interne alla maggioranza,
- i malumori esplosi in Consiglio,
- le tensioni tra civiche e partiti,
- la competizione sotterranea già in corso in vista del 2027.
Il Sì vince ma con due punti percentuali in meno rispetto al 55,32% ottenuto da Riccardo Mastrangeli nel 2022. Non è un crollo. Anzi. È un dato fisiologico, soprattutto a fine consiliatura. Si può dire che l’amministrazione Mastrangeli “ha tenuto”. Come scriveva Italo Calvino, “la coerenza è contraddizione che si risolve nel tempo”. E il tempo, per ora, continua a premiare il centrodestra.
Il messaggio per il sindaco è chiaro:
- la base elettorale è ancora solida,
- le aree decisive continuano a essere presidiate,
- il consenso regge nonostante le crepe politiche.
Se Riccardo Mastrangeli riuscirà a ricomporre la coalizione originaria del 2022, questo risultato rappresenta un segnale incoraggiante per la ricandidatura.
Il centrosinistra e il nodo dell’unità

L’altro lato della medaglia riguarda il centrosinistra.
Il 46,95% del No è un risultato competitivo ma non sufficiente. E soprattutto, non sfonda nello Scalo, limitandosi a consolidarsi nel Centro storico. È un limite strutturale. Perché se il centrodestra unito resta avanti, il centrosinistra non può permettersi divisioni. Il referendum lo conferma con chiarezza. Parafrasando Enrico Berlinguer, “la differenza tra vincere e perdere sta spesso nella capacità di essere credibili insieme, non separatamente”.
Se questa consultazione è stata un test, allora le aree decisive per il 2027 sono già tracciate:
- Centro storico, dove il centrosinistra tiene ma deve consolidare;
- Scalo, dove il centrodestra costruisce il proprio vantaggio.

Chi vincerà in questi due quadranti, vincerà le elezioni.
Il referendum non decide, ma indica una direzione. E la direzione dice che:
- il centrodestra è ancora avanti,
- il centrosinistra è competitivo ma incompiuto,
- la partita è aperta, ma non in equilibrio perfetto.
Come scriveva Niccolò Machiavelli, “gli uomini giudicano più con gli occhi che con le mani”: e oggi, guardando i numeri, il centrodestra sembra avere ancora il pallino del gioco.
(Foto di copertina © DepositPhotos.com).



