La crisi al Comune di Frosinone entra nella fase finale: da domani Crescenzi in Giunta, equilibri interni ridefiniti e alleanze blindate. Restano però nodi politici aperti che diranno molto sul futuro della consiliatura. la riunione interna di FdI. Le acque agitate per Marzi.
Si chiude domani: ma completa solo un pezzo del mosaico della crisi nel Comune di Frosinone. Ne restano aperti altri due. Uno verrà definito nei prossimi giorni e l’altro a fine gennaio. Ed in entrambi i casi si tratta di dettagli: importanti, ma comunque tutti all’interno di un perimetro generale che già da ieri è definito. (Leggi qui: Frosinone, il primo tassello è a posto: Crescenzi in Giunta, la crisi entra nella fase finale).
Il ritmo è lento, quasi metronomico, ma i pezzi del puzzle politico cominciano a incastrarsi. E non per caso ma per un accordo preciso tra tutti coloro che in Aula sostengono, direttamente o indirettamente, il sindaco.
Il primo step domani

Nella giornata di domani verrà ufficializzato l’ingresso di Sergio Crescenzi in Giunta con la delega ad assessore alla Polizia Locale. Tutto era pronto già oggi per l’annuncio: a chiedere qualche ora in più è stato il suo Partito, Fratelli d’Italia. Perché? Ha voluto compiere un passaggio interno: per serrare i ranghi, spiegare a tutte le sensibilità i motivi dell’operazione e quale strategia complessiva c’è dietro e tracciare la rotta successiva. Quale?
ll passo ulteriore è la strategia di concentrare il voto di Frosinone per le Provinciali di marzo sul capogruppo Franco Carfagna, consolidando l’intesa tra le diverse anime meloniane cittadine. In questo modo l’area del deputato Aldo Mattia incamera un assessore (Sergio Crescenzi) ed un Consigliere (Franco Napoli che entrerebbe in Aula al suo posto). L’area del presidente ALeS Fabio Tagliaferri incassa un Consigliere provinciale (Franco Carfagna). Un equilibrio chirurgico che consente ad entrambe le sensibilità FdI a Frosinone di rivendicare legittimamente la vittoria politica.

Crescenzi è il terzo assessore che FdI rivendicava, in forza dei numeri espressi in Aula come Gruppo consiliare più numeroso. Nella giornata di sabato il sindaco annuncerà contestualmente alla sua nomina anche la restituzione delle deleghe agli altri due assessori meloniani Simona Geralico e Alessia Turriziani, dopo avergliele revocate momentanea il 30 dicembre scorso, al termine del Consiglio comunale nel quale FdI non si presentò in Aula, lasciandolo in balia dell’opposizione. (Leggi qui: FdI non si presenta: Mastrangeli revoca le deleghe ai due assessori).
Una donna per Scaccia
C’è poi il discorso ancora aperto con la lista “Per Frosinone” del vicesindaco Antonio Scaccia. Forte ora di quattro consiglieri, deve indicare a sua volta il nome del suo terzo assessore: dovrà essere una donna. È la seconda posizione in Giunta resa disponibile da Mastrangeli nell’accordo raggiunto.

Scaccia ha chiesto tempo fino alla fine del mese per indicare il nome. Perché? I maligni dicono che la lista creata dall’indimenticato Gennarino Saccia non avesse una donna a portata di mano per designarla in giunta. Più realisticamente, il problema è l’opposto: c’è più di un nome che può essere espresso dalla civica ed il suo leader vuole fare un passaggio interno con cui misurare gli umori e valutare quale sia la risposta più condivisa.
Fino a quando la riserva non verrà sciolta, nell’esecutivo resterà l’assessore Laura Vicano. Poi ci sarà l’avvicendamento ma non sarà un addio: per lei è già previsto un nuovo ruolo all’interno del Comune. In politica, si sa, nulla si crea e nulla si distrugge: si ricolloca.
Acque agitate per Marzi

Ieri è stata anche ufficializzata, nero su bianco, la “collaborazione istituzionale programmatica” tra il gruppo Marzi e il sindaco Mastrangeli. Restano aperte però due questioni.
La prima: l’ex sindaco Pd Domenico Marzi, avversario di Riccardo Mastrangeli (civico indicato dalla Lega) alle elezioni Comunali 2022 costringendolo al turno di Ballottaggio, oggi è un suo ‘diversamente‘ alleato. Gli ha assicurato che non firmerà mozioni di sfiducia e non parteciperà ad eventuali dimissioni in massa con cui far cadere l’amministrazione. Marzi non vuole andare oltre, non vuole incarichi in maggioranza per i suoi Consiglieri: lo legherebbero alla maggioranza, gli legherebbero le mani per il futuro, lo vincolerebbero per le elezioni del 2027. Ma al tempo stesso il suo Carlo Gagliardi non disdegnerebbe affatto la delega all’Urbanistica che gli è stata prospettata. Si è creato così il paradosso: il capogruppo non vuole incarichi per i suoi, Gagliardi lo accetterebbe, il sindaco lo concederebbe.
La seconda riflessione. Ieri è stato diffuso il documento che ribadisce il patto tra gentiluomini Marzi – Mastrangeli. Ma che bisogno c’era di metterlo per iscritto? Per spiegare bene tutto è necessario rimettere indietro le lancette dell’orologio.
L’interpellanza

Il gruppo Marzi ventiquattrore fa ha protocollato al Comune una interpellanza urgente per avere chiarimenti sul progetto del nuovo Centro per l’Impiego finanziato con i fondi del PNRR.
Nel mirino dei firmatari dell’interrogazione, c’è l’acquisto e la ristrutturazione, da parte dell’amministrazione, dell’immobile di via Gioacchino Rossini, destinato a nuova sede dell’ufficio di collocamento. Il tutto per una spesa complessiva di 2 milioni 401mila 881 euro e 23 centesimi, formalizzata con la delibera di giunta n. 398 del 2 dicembre 2025.

Una cifra che, secondo gli interroganti, stride clamorosamente con un dato: lo stesso edificio è stato acquistato da una società privata nel gennaio 2025 per soli 340 mila euro. Sette volte tanto in meno di un anno: “Perchè?” È quanto chiedono i firmatari, facendo sobbalzare il sindaco Mastrangeli sulla sedia. A firmare l’interrogazione, infatti, non sono stati solo i 3 consiglieri del gruppo dell’ex Sindaco (Domenico Marzi – Carlo Gagliardi – Alessandra Mandarelli) ma anche Anselmo Pizzutelli (lista Mastrangeli), Norberto Venturi e Fabrizio Cristofari (PD). Di fatto una parte riconoscibile dell’opposizione, vera, in Aula.
Un campanello d’allarme
L’interrogazione sottoscritta da Marzi e i suoi con l’opposizione è stato un campanello d’allarme politico, per Mastrangeli. Forte come il trapano del vicino di casa, che la domenica mattina alle 5 decide di forare il muro della camera da letto.

Per questo motivo è stato siglato, sembrerebbe in tutta fretta, – stravolgendo l’agenda degli incontri del sindaco con i gruppi di maggioranza per risolvere la crisi, – il documento ufficiale per la collaborazione istituzionale programmatica, con il quale il Sindaco si impegna a dare riscontro immediato a tutti i rilievi sollevati dai consiglieri della lista Marzi in sede di question time.
È di solare evidenza però che la questione del progetto della nuova sede del Centro per l’Impiego (per il quale si sta valutando anche la revoca in autotutela) è totalmente assorbente rispetto a tutte le altre. Lo è per gli evidenti motivi amministrativi, finanziari già detti. E non da ultimo, per gli altrettanto evidenti motivi politici.
Marzi sempre e comunque determinante

Inoltre, nel documento Mastrangeli/Marzi, non si è fatto cenno all’attribuzione della strategica delega all’Urbanistica a Carlo Gagliardi, che invece era stata ipotizzata nei giorni scorsi. Che significa? Che non si vuole dare all’intesa Mastrangeli/Marzi alcuna veste di natura politica? E che l’ex sindaco vuole comunque lasciarsi le mani libere in aula? Oppure che la delega, ufficialmente non richiesta dal Gruppo, potrebbe essere in realtà di rango assessorile? A quel punto, i posti in giunta che deve rendere disponibili Mastrangeli per arrivare in tranquillità a fine consiliatura, sarebbero 3 e non più 2.
Che succederebbe? Al di la di ogni possibile ricostruzione, vera o romanzata che sia, non c’è alcun dubbio che Marzi costituisce la sponda indispensabile a Mastrangeli per neutralizzare eventuali (improbabili) franchi tiratori. Nessuna mozione di sfiducia o dimissioni di massa passeranno mai per Palazzo Munari.

Resta, infine, ancora da definire l’attribuzione alla lista del Polo Civico di Gianfranco Pizzutelli, che in aula esprime 2 consiglieri: Claudio Caparrelli e Andrea Turriziani che da tempo votano SI alle delibere e contribuiscono a farle approvare. Secondo una bizzarra teoria, tutta particolare di Frosinone, il gruppo consiliare è buono per sostenere la maggioranza in aula ma non per avere una rappresentanza in Giunta. La scusa, risibile, è che il Polo Civico nel 2022 ha concorso con il centro sinistra. Vero, ma “Chi non è buono per il re, non è buono nemmeno per la regina”.
La civica non dovrebbe comunque far mancare il sostegno a Mastrangeli, che in coerenza sta studiando premialità alternative. La verità, in ogni caso, che sta dietro a ogni singola mossa, nomina o intesa, è semplice ed evidente: nessuno può permettersi di far cadere l’amministrazione. Né il sindaco, né la Lega, né Fratelli d’Italia, né le liste civiche.
Assessorati e elezioni provinciali decisivi
Le elezioni provinciali dell’8 marzo prossimo sono una tappa fondamentale per tutti, non per importanza ma per valenza politica. Senza i voti ponderati del capoluogo, né Lega né FdI, riuscirebbero a eleggere i propri candidati “riconoscibili”. Per questo nessuno ha mai davvero voluto fare saltare il banco a Frosinone. Quando la sopravvivenza politica dipende dalla matematica, improvvisamente tutti diventano molto più ragionevoli.

Si aggiunga che il vertice romano avvenuto lunedì tra il sindaco ed i vertici di FdI e Lega, ufficialmente dedicato al “confronto sul documento programmatico del 2022”, è stato, in realtà, un sottile esercizio di diplomazia semantica. (Leggi qui: Comune di Frosinone, il vertice di Montecitorio si chiude con una tripla).
Dietro la parola “programma” (la foglia di fico) si nascondeva la vera materia del contendere: gli assessorati. Come diceva un vecchio cronista parlamentare: «In politica il potere non si conquista: si occupa». E a Frosinone, in questi giorni, le poltrone occupate contano più dei documenti programmatici, pur importanti.
Resta aperto il caso-Forza Italia
In tutta questa operazione di “messa in sicurezza” resta un ultimo elemento, forse il più politico: senza Forza Italia, il centrodestra cittadino è un leone che cammina su tre zampe. Rimane un ibrido, una creatura zoppa che somiglia più a un “listone civico allargato” che a una coalizione politica tradizionale (di centrodestra).

Mastrangeli ovviamente riproporrà la sua candidatura a Sindaco del Capoluogo anche nel 2027 ma non è affatto scontato, pur avendo raggiunto questo accordo, che lo faccia alla guida di una coalizione di centrodestra “classica”.
Il quadro che si sta consolidando in Aula, infatti, è più ibrido, più civico, più fluido. Come scriveva Italo Calvino: «La politica è l’arte di far sembrare inevitabile ciò che è opportuno». Nella maggioranza Mastrangeli, l’opportunità sembra essere quella di tenere insieme tutto ciò che può restare insieme, almeno fino alla scadenza naturale della consiliatura.
C’è una frase del regista francese Jean-Louis Barrault che fotografa nitidamente la situazione: “La dittatura è un sistema in cui tutti hanno paura di uno, mentre la democrazia è un sistema in cui tutti hanno paura di tutti”. A Palazzo Munari, ovviamente, non c’è nessun dittatore, ma una diffusa (democratica) paura di perdere la propria agibilità politica prima del tempo.



