Dopo il vertice a Montecitorio si rimette in moto la maggioranza Mastrangeli. Cominciate le consultazioni. Tra restituzioni, nuovi ingressi e cambiali politiche, la crisi si avvia alla chiusura: non sul programma, ma sulla redistribuzione del potere per salvare la consiliatura.
L’accordo c’è. Mancano solo i dettagli. Sono bastate poche ore al sindaco Riccardo Mastrangeli per ricostruire un’architettura stabile alla sua maggioranza di governo del Comune di Frosinone. Dopo la riunione di lunedì pomeriggio a Montecitorio per sciogiere i nodi della crisi ed un rapido giro di consultazioni, il nuovo perimetro politico è stato tracciato in maniera nitida. Come verrà popolato dipende a questo punto da Fratelli d’Italia e dalla civica Per Frosinone; più precisamente dal deputato Aldo Mattia e dal vicesindaco Antonio Scaccia. (Leggi qui: La grande confusione politica sotto il cielo di Frosinone).
Il perimetro

Alle due attuali assessore di Fratelli d’Italia Alessia Turriziani e Simona Geralico verranno restituiti gli incarichi che il sindaco aveva ritirato al termine del Consiglio Comunale del 30 dicembre scorso. Lo aveva fatto perchè il loro Partito non si era presentato in Aula, lasciandolo in balia delle opposizioni. Una volta definito tutto nei dettagli rentreranno nel pieno dei loro poteri. Verranno raggiunte da un terzo assessore di Fratelli d’Italia e da questo punto la palla passa all’onorevole Aldo Mattia: deve essere lui ad esprimere il nome.
Compete a lui in virtù della cambiale politica che gli era stata consegnata in occasione del Congresso cittadino: per favorire l’unità, l’ex direttore di Coldiretti e ora braccio destro del ministro Francesco Lollobrigida aveva ritirato il proprio candidato alla Segreteria. Con l’impegno che nel momento in cui si fossero create le condizioni politiche avrebbe espresso un assessorato per FdI.

Ora Aldo Mattia è chiuso in conclave. Deve trovare lui la quadra interna tra due nomi. Le indiscrezioni dicono che si tratta del nome di un Consigliere in carica (Sergio Crescenzi) e del nome di un presidente d’associazione a lui vicina. Il dilemma di Mattia è politico: cerca una soluzione di equilibrio che non generi conflitti interni. Si è preso del tempo per ponderare.
Gli altri due pilastri
Ha chiesto del tempo al sindaco per esprimere il nome del suo secondo assessore il vicesindaco Antonio Scaccia. Il Gruppo della storica civica Per Frosinone è cresciuto ed ha 4 Consiglieri pertanto ha chiesto un riequilibrio. Nel suo primo giro di consultazioni il sindaco ha dato la sua disponibilità e chiesto il nome: anche Scaccia ha iniziato la fase di riflessione interna.

Riccardo Mastrangeli ha poi sciolto il nodo del Polo Civico. La formazione creata da Gianfranco Pizzutelli si era candidata contro di lui nelle Comunali 2022 ma negli ultimi mesi gli ha fatto da scudo mettendolo al riparo dagli attacchi dei suoi ex alleati usciti dalle file della maggioranza e passati in opposizione critica. Anche il Polo Civico ha le condizioni per reclamare un assessore: conta adesso 2 Consiglieri. Ma la presa di posizione fatta da Scaccia limita di molto i margini di manovra: non ci sono abbastanza assessori. Il che crea un problema. Quale?
Chi glielo fa fare a Gianfranco Pizzutelli a reggere la maggioranza senza avere nemmeno un assessorato in cambio? Eppure – è emerso dalle consultazioni – il suo Gruppo resterà a supporto della maggioranza, per senso di responabilità ma con un enorme credito politico da poter esigere al momento opportuno. E se non verrà onorata la cambiale? Pizzutelli è nelle condizioni di bloccare i lavori d’Aula.
Dici Documento programmatico, leggi Assessorato

La premessa è doverosa: fino ad oggi non c’è nulla di ufficiale, ma solo rumors, voci, vulgate non confermate, che però volano con una certa insistenza su Palazzo Munari. Come i droni da ricognizione controllati a distanza, dotati di sensori avanzati, per monitorare aree vaste o pericolose. Ma anche per raccogliere intelligence riservate. E le intelligence riferiscono che da un lato c’è la nota ufficiale, quella patinata, uscita dal vertice romano del 5 gennaio scorso, tra il sindaco Riccardo Mastrangeli ed i vertici regionali e provinciali di Fratelli d’Italia e Lega che parla di “rilancio dell’azione amministrativa basata sul Documento Programmatico del 2022″. Una formula rassicurante, istituzionale, che richiama l’idea di una ricomposizione politica basata sui contenuti.

Dall’altro lato, però, ci sarebbe la realtà, la ciccia vera. Che si chiama: ridefinizione degli assessorati, redistribuzione delle deleghe e riequilibrio numerico dei gruppi consiliari all’interno della Giunta. Di questo si è parlato in realtà nel giro di consultazioni informali che il sindaco ha fatto partire oggi per risolvere la crisi che sta logorando la sua amministrazione da quasi 2 anni. In pratica una rivisitazione degli assetti di Giunta ma al minimo sindacale: nessun azzeramento, nessun rimpasto vero e proprio. Due sole le posizioni che rese disponibili da Mastrangeli.
Una è quella che detiene lui ad interim da più di un anno, di fatto il nono assessorato, quello per FdI. L’altro assessorato, quello per la civica Per Frosinone potrebbe cederlo l’assessore Laura Vicano della civica Vicano varata da suo padre Mauro. perché proprio lei? Perché è rimasta priva di un consigliere di riferimento in Aula: Marco Sordi che la “reggeva” in Giunta, si è avvicinato di molto alla Lega e alla sua galassia.
Salvare la Consiliatura

E se anche qualche altro assessore è privo di riferimenti in aula? Come nella formula standard utilizzata per i primi atti processuali “le verrà assegnato un consigliere d’ufficio“. Ogni dettaglio sembra studiato per dare una veste politica, credibile a tutta l’operazione“salvate la consiliatura Mastrangeli”. Perché il vero obiettivo, di tutti, è questo.
Per questo c’è fretta di chiudere la crisi, seppur con soluzioni di facciata. La linea la detta il calendario. Entro fine febbraio bisogna approvare il Bilancio di Previsione, senza il quale si va tutti a casa. Mettere in sicurezza il documento contabile significa, nei fatti, mettere in banca la consiliatura Mastrangeli per tutto il 2026.
Il bilancio e le elezioni provinciali

L’anno successivo poi, a pochi mesi dalle elezioni, la consiliatura sta in banca da sola. Chi avrebbe interesse a quel punto fare “colpi di testa”? Ma vi è di più. Quello di Frosinone è solo il primo tempo di una partita che si gioca su scala provinciale e che finirà solo l’8 marzo, quando si voterà alla provincia.
FdI e Lega sanno perfettamente che il capoluogo è per loro il serbatoio principale di voti ponderati. Senza una maggioranza solida e compatta a Frosinone, le ambizioni di eleggere i propri candidati di riferimento alla Provincia verrebbero seriamente minate.
Non avere una propria rappresentanza, riconoscibile, in provincia è un lusso che nè FdI, nè la Lega possono permettersi. La strategia è chiara: investire sulla stabilità (vera o presunta poi conta poco) del capoluogo, per incassare i dividendi alle elezioni provinciali.
La chiave politica

Se si indossano gli occhiali della critica politica, si vede bene che la crisi del Comune di Frosinone non è mai stata, in realtà, una crisi di “visione”, ma una crisi di “gestione degli spazi”. Il richiamo al “Documento del 2022” è un’operazione di sottile ed astuto marketing politico. L’ombrello che mette tutti al riparo.
Serve a dire che si sta ragionando su come rimodulare il programma, mentre in realtà si sta solo ricalibrando la bilancia del potere per arrivare a fine consiliatura. Come nella favole “e vissero tutti felici e contenti”.



