Frosinone, le incognite del nuovo corso PD: Campo largo o campo minato?

Il Partito Democratico di Frosinone prova a uscire dall’immobilismo rilanciando unità interna e dialogo con il PSI in vista del 2027. Ma tra candidature già in campo, vecchie fratture e il fattore tempo, la strada del centrosinistra resta tutta in salita. L'unità interna? Solo apparente.

Roberta Di Domenico

Spifferi frusinati

La riunione della scorsa settimana da Memmina a Frosinone ha segnato, almeno nelle intenzioni dei presenti, un deciso cambio di passo per il Partito Democratico nel capoluogo. Soprattutto in prospettiva elezioni comunali del 2027. Due i pilastri del new deal democrat: unità interna e dialogo esterno. A cominciare con il Partito Socialista.

Facile a dirsi, estremamente complicato da farsi. Perché si tratta di riprendere un dialogo, tra i due Partiti della sinistra cittadina, interrotto da più di 20 anni. Nel corso dei quali ci sono state decine di strappi politici, diffidenze personali e strategie totalmente divergenti. Sia in sede di campagna elettorale che in Aula consiliare. Ed i risultati si vedono tutti.

Un dialogo che chiama in causa direttamente, uno degli snodi più delicati della politica locale, quantomeno di una parte: la ricostruzione di un’area di centrosinistra credibile nel capoluogo.

Un punto di partenza

Il Pd frusinate

La dichiarazione di intenti uscita da Mammina, dunque, è un punto di partenza, non certamente un punto di arrivo. Il punto vero, adesso, è capire se alle parole seguiranno i fatti. E soprattutto con quali tempi. Perché più il tempo passa, più l’operazione ricucitura si complica.

Chi, nel PD, andrà a parlare con i Socialisti dell’onorevole Gianfranco Schietroma? Ci sarà un’iniziativa politica immediata, oppure il Partito deciderà di congelare tutto in attesa (ancora) dell’esito del congresso? Rischiando come accade spesso, di “morire di tattica”. È una scelta tutt’altro che neutra.

Nel frattempo il PSI non è rimasto fermo. Anzi, ha scelto di giocare d’anticipo, occupando lo spazio lasciato libero dal PD: lo ha fatto con una mossa che ha sparigliato le carte del centrosinistra, la candidatura a sindaco del consigliere comunale Vincenzo Iacovissi, annunciata ufficialmente già da mesi, con tanto di tre liste a sostegno pronte a scendere in campo. Qui sta il primo vero nodo politico.

Vincenzo Iacovissi, candidato a sindaco del Psi

Mentre il PD è ancora fermo “a carissimo amico”, il PSI ha già un candidato, una squadra e una narrazione da raccontare agli elettori: quella dell’unica vera alternativa ad un’amministrazione di centrodestra, o diversamente centrodestra con la consiliatura Mastrangeli, che comunque governa il capoluogo da oltre un decennio.

Non è un dettaglio. È un dato politico che pesa come un macigno, in qualsiasi trattativa futura. Se il PD deciderà davvero di riaprire concretamente il dialogo con il PSI, dovrà prima stabilire chi andrà a parlare con Schietroma e, su tutto, con quale mandato.

Un tavolo politico per trovare un’intesa complicata

Un conto è un contatto esplorativo informale, un altro è un tavolo politico vero, che metta sul piatto programmi, ruoli e, soprattutto, la questione della candidatura a sindaco. Perché è inevitabile che prima o poi si arriverà lì: chi esprime il candidato?

Gianfranco Schietroma, leader del Psi

Il PD, che rivendica, in virtù delle percentuali di consenso, il ruolo di perno del centrosinistra a Frosinone, o il PSI, che il candidato lo ha già messo in campo da tempo e non sembra intenzionato a fare passi indietro? Uno dei rari casi dove tutti hanno ragione e nessuno ha torto.

Un equilibrio complicato, dunque, che richiede l’applicazione  in toto del manuale della politica. Quella vera, non quella fake.

Dal canto suo, il Partito Socialista difficilmente accetterà un dialogo che parta da una semplice richiesta di “congelamento” della candidatura di Iacovissi: “Scendi tu che salgo io”. Le basi della convergenza, se mai ci saranno, dovranno essere politiche (quindi di ampio orizzonte temporale e di livello) e programmatiche, non tattiche.

E dovranno tenere conto di un dato oggettivo: oggi il PSI è più avanti sul terreno dell’organizzazione e della proposta, mentre il PD deve ancora sciogliere diversi nodi interni.

Il difficile dialogo con le altre forze di centrosinistra

E poi c’è il capitolo, altrettanto complesso per i Dem, della costruzione del cosiddetto Campo largo. Potenzialmente un campo minato. L’idea emersa da Memmina è ambiziosa e stimolante: coinvolgere non solo i Partiti della sinistra tradizionale ma anche le forze civiche, che a Frosinone hanno spesso giocato un ruolo decisivo. Il vero valore aggiunto.

Domenico Marzi

Ma anche qui, l’ambizione rischia di scontrarsi con la frammentazione e l’incertezza del quadro politico a sinistra. Ad esempio, chi parla in nome e per conto del Movimento 5 stelle a Frosinone? E con la difficoltà di tenere insieme mondi diversi, senza una leadership forte e riconosciuta, che si conosca prima, piuttosto che dopo.

Ulteriore nota a margine, per nulla secondaria dal punto di vista della lettura politica: nessuno del PD ha pensato di coinvolgere nel progetto “campo largo”, nè l’ex Sindaco PD Domenico Marzi, nè i Consiglieri Comunali eletti con Mastrangeli, ma passati all’opposizione perchè non ne condividono l’azione di governo.

E’ un po’ una contraddizione in termini, del concetto stesso di campo largo, almeno nella accezione che fornisce la Treccani “ampliamento della coalizione verso forze collocate più al centro dello schieramento politico…“. Ampliare escludendo non è proprio la stessa cosa.

L’eterno di battito che non finisce

Angelo Pizzutelli, Norberto Venturi, Fabrizio Cristofari

E poi c’è laspetto che non si vede ma conta tantissimo: tutto ciò che arde sotto la cenere. Perché il Partito Democratico di Frosinone è tutt’altro che unito e tutt’altro che sintonizzato sulla stessa lunghezza d’onda.

C’è il Gruppo Consiliare (Angelo Pizzutelli, Fabrizio Cristofari e Norberto Venturi) che accusa il Circolo Pd cittadino di averli lasciati soli a fare opposizione. C’è una parte del Partito che ritiene il Gruppo colpevole di essersi autoisolato e non avere voluto uscire dalla sua confort zone d’Aula. Ad esempio? Quando fu necessario ricostruire i quadri dirigenti della Sezione di Frosinone: Francesco De Angelis, Sara Battisti e Luca Fantini chiesero fino allo sfinimento ai tre Consiglieri di individuare uno di loro che fosse disposto a fare il Segretario cittadino del Pd. Proposero quella soluzione affinchè ci fosse un asse diretto tra Gruppo Consiliare e Circolo, in modo da avere una sola testa alla guida di cervello e braccia. Ma nessuno si rese disponibile.

Michele Marini e Domenico Marzi (Foto: Giornalisti Indipendenti / Ciociaria Oggi)

La risposta del Gruppo è che proposero di candidare a Segretario l’ex sindaco Michele Marini, sanando così una frattura antica che risale a quando il Pd di lacerò sulla sua ricandidatura e finì per mettere Frosinone nelle mani del centrodestra. Proposta che ai vertici provinciali di allora si rivelò una bolla di sapone: giurano di avere consultato Michele Marini il quale rispose di non essere minimamente disponibile perché riteneva che il suo tempo fosse ormai passato. Fu così che si decise di convergere sul giovane Marco Tallini, consapevoli che possedesse molta buona volontà ma pochissima esperienza in materia.

I tentennamenti di Angelo

Angelo Pizzutelli (Foto © Massimo Scaccia)

Altro esempio che viene fatto è la posizione tenuta dal capogruppo Angelo Pizzutelli. Che annunciò le dimissioni dopo la visita del parlamentare europeo Dario Nardella, andato in alcuni comuni della provincia ma tenuto lontano da Frosinone. Quelle dimissioni, viene ora rimproverato, si sono viste solo a mezzo stampa e non nelle sedi che ne avrebbero dovuto prendere atto. Infatti non è mai stata convocata una riunione per decidere il nome del suo sostituto.

Sempre a Pizzutelli viene rimproverato di avere spinto sull’acceleratore per ottenere l’investitura di candidato a sindaco, con annessi messaggi di possibile disimpegno alle prossime Comunali. Ma quando Francesco De Angelis si riunisce con Norberto Venturi e Fabrizio Cristofari e gli comunica che il Pd è pronto a portare il suo nome al futuro tavolo del centrosinistra, Pizzutelli – è l’accusa – tira i remi in barca.

Questo per dire che l’unità, al momento è soltanto teorica. Una differenza di vedute così netta sul passato, difficilmente può produrre un terreno adatto a coltivare il futuro.

Il fattore tempo

A monte del progetto però, c’è un elemento che più di tutti rischia di pesare: il fattore tempo. Mancano poco più di 16 mesi alle prossime elezioni, sulla scala del tempo quotidiano possono sembrare molti, ma nell’agenda politica sono pochi.

La fascia del sindaco di Frosinone

I rapporti vanno ricostruiti ora, le diffidenze sciolte adesso, le alleanze strutturate subito, i programmi studiati per tempo e le candidature a sindaco individuate insieme, prima che diventino bandiere contrapposte. La riunione di Memmina ha aperto una porta.

Ma una porta lasciata socchiusa troppo a lungo, rischia di richiudersi da sola. Al primo soffio di vento. E in 20 anni a Frosinone sull’unità della sinistra, si è abbattuto un vero e proprio uragano.