L'autosufficienza della maggioranza non c'è: l'ultima seduta del consiglio lo ha dimostrato. Senza FdI la coalizione di governo non ha i numeri. E così è in atto un vero e proprio braccio di ferro tra il sindaco, la Lega e la galassia di civiche da una parte ed il partito della Meloni dall'altra. L'amministrazione comunque non cadrà ed il bilancio passerà ma l'orizzonte per il centrodestra è tutt'altro che roseo
Se qualcuno pensava che il Consiglio Comunale di ieri a Frosinone fosse l’occasione per dimostrare la ritrovata autosufficienza in Aula della maggioranza Mastrangeli ha sbagliato indirizzo. E’ accaduto esattamente il contrario: senza Fratelli d’Italia non esiste né quota 17, né una maggioranza. (Leggi qui: Il Consiglio non si apre: Fratelli d’Italia mostra al sindaco chi comanda).
A Palazzo Munari ieri non è andata in scena la politica ma una partita a scacchi giocata con la clava, una prova di forza muscolare tra il sindaco Riccardo Mastrangeli con la galassia delle Lega da una parte e dall’altra i Meloniani – irrobustiti dal Presidente d’Aula Massimiliano Tagliaferri, dal gruppo civico Nuova realtà dei Consiglieri Andrea Turriziani e Claudio Caparrelli.
Una prova che certifica, se mai ce ne fosse ancora bisogno, che la temperatura nel centrodestra nel Capoluogo ha superato il livello di guardia. È incandescente.
Una mossa tattica e studiata

La notizia non è quello che è successo, ma quello che non è successo. Il numero legale è saltato. E non per caso, non per un’influenza invernale collettiva. È stata una mossa tattica, chirurgica, studiata. I consiglieri di Fratelli d’Italia hanno deciso di non entrare in Aula. Un segnale chiaro, l’ennesimo “pizzino” politico, dopo quello della mancata partecipazione alla riunione di maggioranza, recapitato sulla scrivania del sindaco Riccardo Mastrangeli.
Il quale, da navigato conoscitore delle dinamiche consiliari, non è stato certamente a guardare ed ha studiato una contromossa. La lista del vicesindaco Antonio Scaccia e le truppe della Lega, in una sorta di marcatura a uomo degna del miglior Claudio Gentile su Maradona ai mondiali dell’82, hanno fiutato l’aria.
Appurato che i “Fratelli” e gli altri cui sopra, non c’erano, hanno deciso di non presentarsi nemmeno loro. Risultato? Tutti a casa. Il messaggio della componente civica e leghista è stato lampante: “Se voi volete fare i pesi massimi bloccando i lavori per dimostrare che siete indispensabili, noi non vi reggiamo il gioco”.
Un braccio di ferro

E’ dunque in atto a Frosinone un braccio di ferro che ricorda certe dinamiche da cortile scolastico, o per usare un termine caro alla vecchia Lega delle bossiane origini, un esercizio di puro “celodurismo”. Da una parte FdI, forte di un consenso nazionale e locale importante, che vuole “pesare” di più; dall’altra il Sindaco e la galassia leghista che resistono arroccati.
E’ chiaro però che queste prove di forza dovranno necessariamente trovare un punto di caduta. Probabilmente attraverso, non un vero e proprio azzeramento della giunta. Mastrangeli non lo farà mai. Significherebbe rinnegare il 70% della sua consiliatura e del suo governo della città. Impensabile. Ma qualche “taratura” dell’esecutivo è possibile.
Sun Tzu nel suo libro l’arte della guerra scriveva:“Le opportunità si moltiplicano mentre vengono colte”. Il momento potrebbe essere propizio per mettere mano al ferro. Anche perché, questo sfoggio di testosterone politico tra Sindaco e “Fratellanza”, senza un chiarimento vis-à-vis, è sterile. È una guerra di logoramento che non produce vincitori, ma solo disastri. Anche a livello di immagine. E rischia di compromettere irrimediabilmente l’unità del centrodestra, o di quello che ne rimane, per le elezioni comunali del 2027.
Gli interrogativi cruciali

Le domande, inevitabili a questo punto, sono 2: la consiliatura è a rischio? Probabilmente ancora no. Non cadrà nessuno domani mattina. Ci sono le elezioni Provinciali di inizio anno alle porte e nessuno, né a destra né a sinistra, vuole presentarsi all’appuntamento con il Comune capoluogo commissariato.
Il bilancio verrà approvato? Sì. Perché, quando si tratta di scadenze tecniche, – la mancata approvazione del documento contabile determina la fine della consiliatura, –la paura di perdere la poltrona fa novanta. Per tutti. Tuttavia, credere che questa tregua armata possa reggere all’infinito è pura utopia. Sul tavolo del Sindaco ci sono 2 pratiche strategiche da gestire.
La prima prtica è intitolata Peso specifico: FdI vuole ridimensionare la Lega e i suoi satelliti e non accetta più di essere trattata come socio di minoranza in una città (e in una Regione) dove i voti dicono esattamente il contrario.

La seconda pratica è intitolata La candidatura: Riccardo Mastrangeli vuole la ricandidatura a Sindaco del capoluogo, è ovvio e naturale, è l’uscente. Ma anche Fratelli d’Italia ci sta pensando, e pure piuttosto seriamente (se continua così). Certamente non per continuare a fare anche nel 2027 “una vita da mediano” come cantava Ligabue.
Se la situazione continuerà a incancrenirsi, finirà dritta sul tavolo nazionale del centrodestra. E lì, destini di Frosinone diventeranno merce di scambio. Tra 18 mesi, quando la campagna elettorale vera inizierà a profilarsi all’orizzonte, tutto potrà accadere. E se la Lega dovesse impuntarsi su altri capoluoghi, FdI potrebbe pretendere Frosinone come risarcimento.
In tutto questo l’opposizione che fa?
Sia quella ex centrodestra che il centrosinistra “ufficiale” stanno vivendo, paradossalmente, il loro momento migliore e senza muovere un dito. I consiglieri di minoranza stanno seduti comodamente sul divano, patatine in una mano e Coca-Cola nell’altra, a godersi lo spettacolo di una maggioranza che si prende a schiaffi da sola.

Non intervengono, non incalzano, per due motivi fondamentali. Interrompere il nemico mentre sbaglia è un errore (lo diceva Napoleone). Gli stessi Consiglieri di opposizione non hanno uno straccio di unità o di progetto di governo della città, alternativo all’attuale.
Sperano solo che la faida tra Mastrangeli e Meloni-boys duri il più a lungo possibile, sperando di raccogliere i cocci nel 2027. Esclusivamente per inerzia, non certo per merito. In ogni caso a Frosinone la maggioranza sta scherzando con il fuoco.
Un’alleanza che vince ma non governa, o meglio governa litigando, è destinata a implodere. Come diceva Abramo Lincoln: “Una casa divisa contro se stessa non può reggere”. Nel capoluogo il centrodestra sta picconando le mura portanti della propria casa. C’è ancora tempo e modo per ritrovare l’unità. Rivedere la giunta non è, nè lesa maestà, nè un dogma.
Ma serve che qualcuno metta via il metro per misurare “chi ce l’ha più duro” e tiri fuori la bussola per capire dove sta l’orizzonte.



