Frosinone può attendere: FdI punta dritto alla Presidenza della Provincia

Dopo il risultato alle Provinciali, Fratelli d’Italia prepara l’assalto alla Presidenza della Provincia. Tra strategie, nomi e possibili alleanze trasversali, il vero obiettivo del 2027 non è il capoluogo ma Palazzo Iacobucci.

Roberta Di Domenico

Spifferi frusinati

Una delle frasi più celebri di Isaac Newton recita: «La verità si ritrova sempre nella semplicità, mai nella confusione». Per quanto possa essere a volte imperscrutabile, il principio vale anche per la politica. A Palazzo Iacobucci, come in tutti i palazzi del potere, le cose non avvengono mai per caso, ma sempre per una precisa strategia.

Il presidente della Provincia Luca Di Stefano si appresta ad assegnare le deleghe operative ai consiglieri provinciali nelle prossime settimane. Non sarà semplice amministrazione interna ma la prima mossa sullo scacchiere dell’elezione del presidente della Provincia il prossimo anno. Di Stefano punta al bis. Chi conosce il suo vissuto politico sa che non sarà una candidatura ornamentale o di testimonianza: sarà per vincere.

Il nuovo scenario

Foto © AG IchnusaPapers

Il problema — o l’opportunità, dipende dal lato del tavolo da cui si guarda — è che l’8 marzo scorso il voto per il rinnovo del Consiglio Provinciale ha consegnato un messaggio politico estremamente chiaro. Il centrodestra ha vinto e Fratelli d’Italia è diventato il primo partito a Palazzo Iacobucci, con il 30,26% dei voti ponderati e 4 consiglieri eletti. (Leggi qui: Provincia, il vento gira a destra: Fratelli d’Italia primo partito, Salera scuote il Pd. E qui: Elezioni provinciali, la chiave politica ed i nodi del voto di Frosinone).

FdI prima forza. Davanti al PD fermo a 3 consiglieri. La Lega ne ha presi 2, Forza Italia 1. Tradotto: il baricentro della Provincia si è spostato a destra e il baricentro della destra ed oggi parla soprattutto la lingua dei Fratelli. 

Per questo motivo, dopo essere primo Partito in Italia e alla Regione Lazio, FdI difficilmente accetterà di fare il comprimario in Provincia.

FdI lascia giocare la Lega a Frosinone e punta alla Provincia

I meloniani non hanno intenzione di fare gli spettatori paganti al prossimo giro di giostra per la Presidenza. Anzi, la logica politica e determinati movimenti suggeriscono il contrario. Se i numeri contano ancora qualcosa — e in politica contano sempre — Fratelli d’Italia il prossimo anno rivendicherà, senza troppi giri di parole, la candidatura alla presidenza della Provincia.

I vertici della Lega: Nicola Ottaviani, Mario Abbruzzese e Riccardo Mastrangeli

La sensazione, per il momento solo quella, è che FdI possa lasciare giocare il sindaco uscente Riccardo Mastrangeli e la Lega nelle elezioni Comunali per il capoluogo che si terranno tra quattordici mesi. Una sorta di riconoscimento istituzionale, un diritto di tribuna: sei il sindaco uscente, hai il diritto politico di riprovarci e noi ti sosteniamo. Forse senza la passione di un amore politico struggente, con l’entusiasmo di chi deve andare al matrimonio di un lontano parente di cui non ricorda il nome.

E se Forza Italia dovesse chiamarsi fuori dalla coalizione nel capoluogo, con il rischio di far perdere le elezioni al sindaco uscente ed al centrodestra? I meloniani potrebbero dire di non avere nessuna responsabilità su Frosinone, dove sono rimasti comunque nel perimetro del centrodestra senza rompere. Se Mastrangeli dovesse perdere, i Fratelli potrebbero fare proprio uno dei passaggi più iconici del lessico politico laziale, coniato elegantemente dall’allora presidente della Regione Renata Polverini«Ce ne faremo una cavolo di ragione». Tanto la prossima volta il sindaco tocca a noi. Altro giro, altra corsa. Questo porta a ritenere che il vero obiettivo 2027 per FdI non è la fascia tricolore da sindaco di Frosinone. È la fascia azzurra da Presidente della Provincia.

Righini, Quadrini e il Fort Knox del consenso

Stefano D’Amore con Massimiliano Quadrini e Giancarlo Righini

In ottica rivendicazioni entra in scena l’area politica che fa riferimento all’assessore regionale Giancarlo Righini, che proprio in provincia di Frosinone sta costruendo un piccolo Fort Knox del consenso. Una rete solida, paziente, amministrativa prima ancora che ideologica, dove contano i sindaci, i consiglieri, i voti ponderati e, soprattutto, i rapporti personali.

Dentro questo schema, il nome più accreditato è quello del sindaco di Isola del Liri Massimiliano Quadrini, che martedì prossimo aderirà ufficialmente a Fratelli d’Italia. Una mossa che ha il sapore di una candidatura più che di una semplice tessera. Perché in politica nessuno cambia partito a primavera solo per amore della visibilità. E il sindaco di Isola del Liri non ne ha bisogno.

Alioska Baccarini

Se anche il nome di Quadrini non dovesse passare, il Partito ha altri profili spendibili: su tutti il sindaco di Fiuggi Alioska Baccarini, figura di comprovata competitività sul territorio e dalla solidissima capacità amministrativa; in un mandato e mezzo ha tolto Acqua di Fiuggi dalle mani del Tribunale Fallimentare di Frosinone, l’ha risanata e guidata (con l’aiuto di Francesco Borgomeo) verso la solidissima Lmdv Capital di Leonardo Maria Del Vecchio; ha definito la questione del Centro Sportivo Nazionale di Capo i Prati; avviato la realizzazione dell’elisuperficie per i soccorsi sanitari; aperto la Palazzina Sanitaria trasformandola in un Centro Benessere per gli alberghi di Fiuggi che non ne dispongono una; ha riaperto la piscina olimpionica affidandola all’esperienza dell’avvocato Emanuele De Vita. Un altro nome spendibile? Quello del sindaco di Patrica Lucio Fiordalisio se centrerà la rielezione nelle prossime settimane.

Poi, come sempre accade in questi casi, toccherà alla liturgia di Partito decidere quale sensibilità interna indicherà il candidato alla presidenza. La sensibilità dell’assessore Giancarlo Righini o quella dell’onorevole Massimo Ruspandini? Nei partiti moderni non ci sono più le correnti come ai tempi della Democrazia Cristiana. Adesso esistono soltanto «sensibilità». Cambia il nome ma resta la geografia.

La Lega e Di Stefano: lo schema trasversale che può ribaltare tutto

Luca Di Stefano

In questo scenario, resta da capire cosa potrebbe fare la Lega. Si strapperebbe le vesti se FdI dovesse davvero reclamare la candidatura del presidente della Provincia? Nemmeno per idea. Anzi, potrebbe essere il pretesto perfetto. Al partito di Matteo Salvini verrebbe servita su un piatto d’argento la giustificazione politica per rompere la coalizione di centrodestra in Provincia e puntare dritto sulla candidatura a presidente di Luca Di Stefano. Una candidatura che, improvvisamente, smetterebbe di essere solo di una parte politica e assumerebbe la veste elegante della trasversalità. E Di Stefano, in questo, è professore ordinario all’Università della politica. (Leggi qui: Provincia, la mossa della Lega: Di Stefano candidato e partita aperta).

Francesco De Angelis con Achille Migliorelli

Non a caso la Lega ha già lanciato una OPA significativa su Sora e su Di Stefano, con l’ingresso in maggioranza del consigliere Lino Caschera — recordman di preferenze personali, primo dei non eletti a Palazzo Iacobucci e dirigente provinciale del Carroccio. Non un dettaglio, ma un segnale. Lo schema a sostegno della candidatura di Di Stefano sarebbe chiaro: Lega, civici non allineati, amministratori pragmatici e quella parte meno identitaria del Partito Democratico che guarda più al governo degli enti che alla purezza ideologica. Per inciso, l’area che fa riferimento a Francesco De Angelis: il «King Maker» del PD sul tema del governo degli Enti Locali potrebbe serenamente scrivere un trattato con appendice operativa — da far impallidire quello di Versailles del 1919. Ma c’è da tenere conto della rotta tracciata in questi giorni dal nuovo Segretario Provinciale Achille Migliorelli: trasversalismo ma non trasformismo. (Leggi qui: Isola del Liri, resa dei conti tra… Fratelli: la minoranza rispetti Quadrini).

La domanda delle cento pistole è: fantapolitica o scenario attendibile? La risposta è duplice. Fantapolitica, se si guarda all’istantanea scattata oggi. Scenario piuttosto concreto se si osservano i numeri, i movimenti sotterranei e la fluidità delle alleanze. In sintesi: è politica preventiva. Perché quella di Frosinone sarà una partita importante. Ma la vera cassaforte politica resta Palazzo Iacobucci.