L'indagine di ItaliaOggi boccia ancora una volta la Ciociaria che perde addirittura 11 posizioni. Tante le criticità evidenziate, pochi i segnali positivi. Ambiente, salute, ricchezza e redditi affossano un territorio che paga la mancanza di una visione strategica
Puntuale come le luminarie natalizie a via Aldo Moro a Frosinone è arrivata in queste ore la classifica 2025 sulla qualità della vita in Italia, elaborata da ItaliaOggi – Ital Communications, in collaborazione con l’Università La Sapienza di Roma.
La classifica, si basa su 92 indicatori suddivisi in nove macro-aree:
- Affari lavoro,
- Ambiente,
- Istruzione,
- Popolazione,
- Reati e sicurezza,
- Reddito e ricchezza,
- Salute,
- Sicurezza sociale,
- Turismo e cultura
e tiene in considerazione i risultati delle 107 province.
Milano al top, il Sud si conferma nelle retrovie

Milano si conferma di nuovo al top per la qualità della vita in Italia, seguita dalle province di Bolzano e Bologna, rispettivamente al 2° e 3° posto. Seguono Firenze, con un balzo dall’8° al 4° posto, Monza e della Brianza (5°), Trento (6°), Padova (7°), Verona (8°), Parma (9°) e Reggio Emilia (10°).
In coda si trovano province del Sud quali Caltanissetta (di nuovo ultima), Crotone (106ª), Reggio Calabria (105ª), Foggia (104ª), Agrigento (103ª), Siracusa (102ª), Taranto (101ª), Catania (100ª), Palermo (99ª) e Napoli (98ª).
L’indagine conferma tendenze già osservate negli anni scorsi, soprattutto nel periodo post-pandemia: il Centro-Nord mostra una maggiore capacità di resilienza rispetto al Sud, dove si registra invece una più alta incidenza di aree segnate da disagio sociale e personale. Negli ultimi quattro anni, la ripresa è stata più marcata proprio nelle province e nelle grandi città del Centro-Nord.
Quadro in peggioramento

Anche nel 2025 la qualità della vita in Italia ha subito un peggioramento, seppur lieve: la vivibilità è buona o accettabile in 60 province su 107 (l’anno scorso erano 62), ed è scarsa o insufficiente in 47 province. La città metropolitana di Milano, in particolare, risulta prima come detto grazie ai servizi, al reddito, alle infrastrutture e alla vitalità del tessuto produttivo.
È nel gruppo di testa in 8 dimensioni su 9, tranne nella dimensione “Reati e sicurezza”: per la criminalità, infatti, Milano nel 2025 risulta addirittura ultima in Italia, segno che qualcosa, sotto il profilo della sicurezza, non funziona, e ciò restituisce l’immagine di una realtà molto resiliente e produttiva, ma con un forte lato oscuro.
Caltanissetta, ultima in classifica generale, è invece, secondo la ricerca, “un caso paradigmatico di provincia del Mezzogiorno” con grosse vulnerabilità nelle dimensioni principali della qualità della vita, dagli “Affari e lavoro”, al “Reddito”, al “Turismo”.
Disastro-Frosinone
La provincia di Frosinone si piazza all’83° posto, perdendo 11 posizioni rispetto allo scorso anno e totalizza un punteggio di 339. Peggio della Ciociaria nel Lazio, stanno solo a Latina che totalizza 310 punti, che significano 85° posto in Italia. Stanno meglio nel Lazio a Rieti 74° posto, a Viterbo 68° ed a Roma 29°.
IL DETTAGLIO DELLA PROVINCIA DI FROSINONE
| Parametro | Posizione | Variazione 2024-2025 | Punteggio |
|---|---|---|---|
| Ambiente | 67 | -16 | 426 |
| Istruzione | 59 | +15 | 495 |
| Lavoro | 91 | +3 | 518 |
| Popolazione | 81 | +5 | 274 |
| Reddito | 87 | -6 | 253 |
| Salute | 97 | +10 | 366 |
| Sicurezza | 85 | -70 | 443 |
| Turismo | 72 | +2 | 261 |
L’83° posto di Frosinone è un dato che fotografa una realtà complessa, fatta di luci e ombre, e che impone una riflessione politica seria sul futuro della Ciociaria, tra criticità e segnali positivi (pochi ma ci sono).
Criticità: male reddito e salute

- Sicurezza: il crollo verticale (-70 posizioni) è il dato più allarmante. La percezione di insicurezza, unita a fenomeni di microcriminalità e degrado urbano, specialmente nel capoluogo, mina la fiducia dei cittadini e la capacità attrattiva del territorio.
- Reddito e ricchezza: Frosinone si ferma all’87° posto, segnale di un tessuto economico fragile, con salari bassi e opportunità limitate.
- Salute: nonostante un miglioramento rispetto allo scorso anno (+10 posizioni), la provincia resta tra le ultime in Italia (97°), evidenziando criticità nei servizi sanitari e nell’accessibilità alle cure.
- Ambiente: un arretramento significativo (-16 posizioni), che richiama il tema delle politiche ambientali e della gestione del territorio, vedasi Valle del Sacco o discarica di Via le Lame a Frosinone, spesso condizionato da emergenze legate all’inquinamento e alla mobilità.
Segnali positivi: istruzione in crescita

- Istruzione: il balzo in avanti (+15 posizioni) è un segnale incoraggiante, frutto probabilmente di investimenti scolastici e universitari, in particolare all’Università di Cassino e del Lazio Meridionale, ma ancora insufficiente a colmare il divario con le province più dinamiche.
- Lavoro: pur restando in fondo alla classifica (91°), si registra un lieve miglioramento (+3), segno di una timida ripresa occupazionale.
- Turismo e cultura: piccoli progressi (+2 posizioni), ma il potenziale resta inespresso: la Ciociaria non riesce a trasformare le sue risorse storiche e paesaggistiche in un volano economico.
Una provincia ferma a metà del guado
Il quadro che emerge dalla classifica di Italia Oggi sulla qualità della vita, dunque, è quello di una provincia ferma a metà del guado: incapace di agganciare la ripresa del Centro-Nord ma anche lontana (non troppo) dalle condizioni di disagio estremo che caratterizzano molte realtà meridionali.

Per la politica locale, il dato di Frosinone è un campanello d’allarme: l’ennesimo. La perdita di posizioni nella classifica nazionale riflette una governance locale frammentata, mai unita, su nessuna battaglia per il territorio e incapace di incidere su temi cruciali come sicurezza, sanità e sviluppo economico.
La Ciociaria paga il prezzo di una mancanza di visione strategica: TAV, ZES, Scalo Aeroportuale, distretto chimico farmaceutico, collegamento veloce Frosinone-Latina, sono solo dichiarazioni di intenti, buone per ogni campagna elettorale. Concretamente zero carbonella.
Per questo, senza un serio e concreto piano integrato su infrastrutture, lavoro e valorizzazione del territorio, il rischio per la provincia di Frosinone è quello di restare intrappolata in una zona grigia, né competitiva, né resiliente. Di fatto in zona retrocessione.
Marx ammoniva “La strada per l’inferno è lastricata di buone intenzioni“. A Frosinone ci sono solo quelle: e si vede.



