Frosinone scivola all’83° posto: qualità della vita in caduta libera

L'indagine di ItaliaOggi boccia ancora una volta la Ciociaria che perde addirittura 11 posizioni. Tante le criticità evidenziate, pochi i segnali positivi. Ambiente, salute, ricchezza e redditi affossano un territorio che paga la mancanza di una visione strategica

Roberta Di Domenico

Spifferi frusinati

Puntuale come le luminarie natalizie a via Aldo Moro a Frosinone è arrivata in queste ore la classifica 2025 sulla qualità della vita in Italia, elaborata da ItaliaOggi – Ital Communications, in collaborazione con l’Università La Sapienza di Roma.

La classifica, si basa su 92 indicatori suddivisi in nove macro-aree:

  • Affari lavoro, 
  • Ambiente, 
  • Istruzione, 
  • Popolazione, 
  • Reati e sicurezza, 
  • Reddito e ricchezza, 
  • Salute, 
  • Sicurezza sociale, 
  • Turismo e cultura 

e tiene in considerazione i risultati delle 107 province. 

Milano al top, il Sud si conferma nelle retrovie

Il duomo di Milano (Foto © Marco Nuernberger)

Milano si conferma di nuovo al top per la qualità della vita in Italia, seguita dalle province di Bolzano e Bologna, rispettivamente al 2° e 3° posto. Seguono Firenze, con un balzo dall’8° al 4° posto, Monza e della Brianza (5°), Trento (6°), Padova (7°), Verona (8°), Parma (9°) e Reggio Emilia (10°).

 In coda si trovano province del Sud quali Caltanissetta (di nuovo ultima), Crotone (106ª), Reggio Calabria (105ª), Foggia (104ª), Agrigento (103ª), Siracusa (102ª), Taranto (101ª), Catania (100ª), Palermo (99ª) e Napoli (98ª).

L’indagine conferma tendenze già osservate negli anni scorsi, soprattutto nel periodo post-pandemia: il Centro-Nord mostra una maggiore capacità di resilienza rispetto al Sud, dove si registra invece una più alta incidenza di aree segnate da disagio sociale e personale. Negli ultimi quattro anni, la ripresa è stata più marcata proprio nelle province e nelle grandi città del Centro-Nord.

Quadro in peggioramento

Anche nel 2025 la qualità della vita in Italia ha subito un peggioramento, seppur lieve: la vivibilità è buona o accettabile in 60 province su 107 (l’anno scorso erano 62), ed è scarsa o insufficiente in 47 province. La città metropolitana di Milano, in particolare, risulta prima come detto grazie ai servizi, al reddito, alle infrastrutture e alla vitalità del tessuto produttivo.

È nel gruppo di testa in 8 dimensioni su 9, tranne nella dimensione “Reati e sicurezza”: per la criminalità, infatti, Milano nel 2025 risulta addirittura ultima in Italia, segno che qualcosa, sotto il profilo della sicurezza, non funziona, e ciò restituisce l’immagine di una realtà molto resiliente e produttiva, ma con un forte lato oscuro.

Caltanissetta, ultima in classifica generale, è invece, secondo la ricerca, “un caso paradigmatico di provincia del Mezzogiorno” con grosse vulnerabilità nelle dimensioni principali della qualità della vita, dagli “Affari e lavoro”, al “Reddito”, al “Turismo”.

Disastro-Frosinone

La provincia di Frosinone si piazza all’83° posto, perdendo 11 posizioni rispetto allo scorso anno e totalizza un punteggio di 339. Peggio della Ciociaria nel Lazio, stanno solo a Latina che totalizza 310 punti, che significano 85° posto in Italia. Stanno meglio nel Lazio a Rieti 74° posto, a Viterbo 68° ed a Roma 29°.

  IL DETTAGLIO DELLA PROVINCIA DI FROSINONE
ParametroPosizioneVariazione
2024-2025
Punteggio
Ambiente67-16426
Istruzione59+15495
Lavoro91+3518
Popolazione81+5274
Reddito87-6253
Salute97+10366
Sicurezza85-70443
Turismo72+2261

L’83° posto di Frosinone è un dato che fotografa una realtà complessa, fatta di luci e ombre, e che impone una riflessione politica seria sul futuro della Ciociaria, tra criticità e segnali positivi (pochi ma ci sono).

Criticità: male reddito e salute

L’ospedale di Frosinone
  • Sicurezza: il crollo verticale (-70 posizioni) è il dato più allarmante. La percezione di insicurezza, unita a fenomeni di microcriminalità e degrado urbano, specialmente nel capoluogo, mina la fiducia dei cittadini e la capacità attrattiva del territorio.
  • Reddito e ricchezza: Frosinone si ferma all’87° posto, segnale di un tessuto economico fragile, con salari bassi e opportunità limitate.
  • Salute: nonostante un miglioramento rispetto allo scorso anno (+10 posizioni), la provincia resta tra le ultime in Italia (97°), evidenziando criticità nei servizi sanitari e nell’accessibilità alle cure.
  • Ambiente: un arretramento significativo (-16 posizioni), che richiama il tema delle politiche ambientali e della gestione del territorio, vedasi Valle del Sacco o discarica di Via le Lame a Frosinone,  spesso condizionato da emergenze legate all’inquinamento e alla mobilità.

Segnali positivi: istruzione in crescita

L’Università di Cassino
  • Istruzione: il balzo in avanti (+15 posizioni) è un segnale incoraggiante, frutto probabilmente di investimenti scolastici e universitari, in particolare all’Università di Cassino e del Lazio Meridionale, ma ancora insufficiente a colmare il divario con le province più dinamiche.
  • Lavoro: pur restando in fondo alla classifica (91°), si registra un lieve miglioramento (+3), segno di una timida ripresa occupazionale.
  • Turismo e cultura: piccoli progressi (+2 posizioni), ma il potenziale resta inespresso: la Ciociaria non riesce a trasformare le sue risorse storiche e paesaggistiche in un volano economico.

Una provincia ferma a metà del guado

Il quadro che emerge dalla classifica di Italia Oggi sulla qualità della vita, dunque, è quello di una provincia ferma a metà del guado: incapace di agganciare la ripresa del Centro-Nord ma anche lontana (non troppo) dalle condizioni di disagio estremo che caratterizzano molte realtà meridionali.

Una panoramica di Frosinone vista dall’alto

Per la politica locale, il dato di Frosinone è un campanello d’allarme: l’ennesimo. La perdita di posizioni nella classifica nazionale riflette una governance locale frammentata, mai unita, su nessuna battaglia per il territorio e incapace di incidere su temi cruciali come sicurezza, sanità e sviluppo economico.

La Ciociaria paga il prezzo di una mancanza di visione strategica: TAV, ZES, Scalo Aeroportuale, distretto chimico farmaceutico, collegamento veloce Frosinone-Latina, sono solo dichiarazioni di intenti, buone per ogni campagna elettorale. Concretamente zero carbonella.

Per questo, senza un serio e concreto piano integrato su infrastrutture, lavoro e valorizzazione del territorio, il rischio per la provincia di Frosinone è quello di restare intrappolata in una zona grigia, né competitiva, né resiliente. Di fatto in zona retrocessione.

Marx ammoniva “La strada per l’inferno è lastricata di buone intenzioni“. A Frosinone ci sono solo quelle: e si vede.