Nel cuore delle feste esplode la crisi a Frosinone: Fratelli d’Italia si ricompatta, chiede il rimpasto e mette alle strette Mastrangeli. Due assessorati diventano la chiave per salvare, o far cadere, il governo cittadino.
Nemmeno a Natale, nemmeno a Capodanno: a Frosinone la politica non riposa mai. Neanche sotto le feste. Anzi, è proprio quando il calendario promette tregua che i coltelli escono dai cassetti e le strette di mano diventano più fredde. Nelle ultime ore, nel palazzo comunale, sono andate in scena due di quelle manovre che raccontano meglio di mille comunicati lo stato reale del potere: una strettoia fortificata nella quale costringere il sindaco a passare stando sotto il tiro dei suoi avversari; la saldatura tra due fronti che fino a ieri si guardavano in cagnesco dentro Fratelli d’Italia.
La saldatura

Da una parte c’è l’area che fa riferimento all’ex vicesindaco Fabio Tagliaferri (oggi presidente di ALeS SpA, braccio operativo del Ministero della Cultura ), dall’altra quella che risponde al deputato Aldo Mattia. Per mesi hanno giocato a non far crescere troppo l’altro, mentre il sindaco Riccardo Mastrangeli, con l’astuzia del democristiano d’antan, praticava il suo personale “divide et impera”, tenendo sotto controllo il Gruppo politico più numeroso nella sua maggioranza. Il gioco ha funzionato. Fino ad ora.
Da qualche ora il fronte è cambiato. Fabio Tagliaferri ed Aldo Mattia si sono parlati, annusati, riconosciuti. E si sono saldati. Non per affinità elettive ma per necessità. Insieme, sono loro ad avere in pugno le redini dell’amministrazione: al sindaco Mastrangeli restano pochi margini di manovra. Glielo hanno dimostrato i tre Consigli comunali saltati uno dopo l’altro per mancanza del numero legale. Non sono stati un incidente: sono un bollettino medico. E la diagnosi parla chiaro: centrodestra in sofferenza acuta. Fino ad oggi il sindaco con il blocco di area leghista ha avuto il controllo della situazione: adesso gli spazi sono strettissimi.
Tagliaferri e Mattia ora calano quello che può essere il colpo di grazia. Formalizzano la richiesta di rimpasto della Giunta. Una bomba capace di far saltare tutto. O di privare il sindaco del proprio potere assoluto.
I due assessorati

La cura proposta è semplice, almeno sulla carta. Un assessorato in più per salvare il governo Mastrangeli. Ma non se ne parla da giorni? Si, ma il sindaco ha sempre potuto ribattere che la richiesta non gli è mai arrivata né dal Gruppo né dal Coordinatore cittadino del Partito: altri legittimati a farlo non ci sono. E fino ad oggi non arrivava perché il terzo assessorato ai Fratelli sarebbe andato all’area Mattia, che in occasione del Congresso cittadino aveva ritirato il proprio candidato cedendo il passo all’area di Tagliaferri. Le cose da ieri sono cambiate dopo il faccia a faccia tra Mattia e Tagliaferri. L’assessorato innescherebbe un effetto domino: incarico al consigliere Sergio Crescenzi, che lascerebbe il suo posto in aula al primo dei non eletti Franco Napoli, venendo così ricompensato per la mancata ricandidatura alle prossime Provinciali, alle quali invece andrebbe Franco Carfagna (fedelissimo di Tagliaferri).
Con la richiesta unitaria, FdI ha tolto l’alibi surrettizio a Mastrangeli, secondo il quale non avrebbe mai potuto assegnare l’assessorato in assenza di una richiesta ufficiale dalla Segreteria politica o dal Gruppo nel suo insieme. Adesso l’alibi non c’è più. E sarà complesso rispondere No. Il che innescherà la crescita esponenziale di Fratelli d’Italia non solo in Aula ma anche in Giunta, con tre assessori: operazione che va vista anche in chiave elezioni comunali del 2027.

A stretto giro è arrivata la richiesta della Lista per Frosinone, la civica fondata da Gennarino Scaccia e guidata oggi dal figlio Antonio che esprime il vicesindaco (lui stesso) ed il consigliere più votato (Francesca Chiappini). Se FdI può vantare 5 Consiglieri, Antonio Scaccia ne ha 4 ora che è entrato con lui il consigliere Francesco Pallone tornato in maggioranza dopo un periodo in opposizione nel Gruppo dissidente di FutuRa.
Gioco ad incastri
Le due operazioni vanno lette nel loro insieme. Assegnare un assessorato a Fdi (per Crescenzi) ed uno alla Lista per Frosinone, chiuderebbe ogni spazio per il Polo Civico, cioè il Gruppo di opposizione fondato da Gianfranco Pizzutelli. Che da alcuni mesi sta facendo da stampella al sindaco e che da pochi giorni ha accolto il Consigliere Andrea Turriziani (uscito dalla civica dell’ex sindaco Michele Marini). Anche il Polo Civico aspira ad un assessorato (per l’ex assessore Francesco Trina, cognato di Andrea Turriziani).

Una manovra a tenaglia. FdI e Lista per Frosinone non vogliono in Giunta esponenti di formazioni che nel 2022 si sono candidate contro di loro ed a sostegno di sindaci diversi da Mastrangeli. Legittimo. Come altrettanto lo è l’interrogativo: in assenza di assessorati, il Polo Civico perché dovrebbe rimanere in maggioranza?
Le forche caudine
Ora tocca al sindaco decidere se accettare e diventare un primus inter pares ma rimanendo in sella. Oppure respingere la richiesta, con il rischio di non riuscire ad approvare il Bilancio. Il che significherebbe il rompete le righe e tutti a casa, con la fine dei 15 anni di amministrazioni Ottaviani – Mastrangeli. Realismo contro orgoglio.

A rendere più complessa la situazione c’è l’altra novità. Il presidente dell’Aula Massimiliano Tagliaferri ha convocato per questa stasera alle ore 19.30 la seduta del Consiglio Comunale. In Seconda convocazione ci sono i temi saltati nella seduta andata deserta il 24 dicembre. È un chiaro segnale politico: un modo per stressare ancora di più un sistema sempre più logoro.
Nel quale non è detto che Riccardo Mastrangeli debba accettare di rimanere.



