Frosinone, tutti contro tutti: il Presidente non c’è, il vicario forse

Quando una maggioranza considera il vicepresidente vicario come «soluzione alta», vuol dire che la crisi ha fatto due volte il giro del tavolo. Fabrizi in pole per il ruolo ridotto. Ma i voti non ci sono ancora. E Mastrangeli medita l'extrema ratio delle dimissioni gestite.

Roberta Di Domenico

Spifferi frusinati

Quando un’Aula consiliare arriva al punto di considerare il vicepresidente vicario come soluzione di compromesso, vuol dire che la crisi ha già fatto due volte il giro completo del tavolo. E alla fine si è avvitata su se stessa. A Frosinone la maggioranza che sostiene il sindaco Riccardo Mastrangeli è esattamente a questo punto: non riesce a eleggere il presidente del Consiglio Comunale e fatica persino a convergere sul vicario. Con l’ulteriore paradosso che ogni vertice di coalizione si trasforma in un piccolo esercizio di guerra civile politica.

Ed è stato così anche ieri sera, nell’ennesima infruttuosa riunione convocata per trovare una quadra sul Presidente d’aula, che ormai è come la Titina di Gabriella Ferri«la cerca e non la trova».

Il proverbio cinese e il pane a lievitazione controllata

Foto © Massimo Scaccia

Un antico proverbio cinese dice: «Accettare un traguardo minore non è un fallimento, ma una strategia di sopravvivenza». La maggioranza (che oggi non è più né numerica né tantomeno politica) al Comune capoluogo sembra averlo preso alla lettera. Non essendoci i 17 voti necessari per eleggere il Presidente, si accontenta di un obiettivo ridotto: provare almeno a eleggere il vicepresidente vicario facente funzioni, figura che, in base alle interpretazioni normative degli uffici e dello Statuto comunale, può comunque convocare il Consiglio e dirigere i lavori d’aula in assenza di un presidente legittimato dal voto.

Una soluzione che più al ribasso non si può. È un po’ come entrare in un ristorante stellato per fare una cena gourmet, ma una volta fatti i conti scoprire che i soldi non bastano. E allora si ordina solo il pane: ma rigorosamente «a lievitazione controllata», tanto per fare il figo.

La restituzione dello scranno alla Lista Ottaviani

In questo scenario, il nome più accreditato per il ruolo di vicepresidente vicario è quello del consigliere Giampiero Fabrizi, espressione della Lista Ottaviani. Una candidatura che sembra raccogliere i consensi necessari e forse sufficienti in quell’area della coalizione che punta alla continuità amministrativa. E che punta anche alla «restituzione» dello scranno, seppure di livello inferiore, alla lista dell’ex sindaco che all’inizio della consiliatura aveva indicato il Presidente d’Aula Massimiliano Tagliaferri, dimissionario dalla fine di maggio.

A distanza di due mesi, il Consiglio è ancora a carissimo amico. Per eleggere il segretario generale delle Nazioni Unite António Guterres c’è voluto di meno.

Zero interesse. Anzi, sotto lo zero assoluto

Massimiliano Tagliaferri

Il punto politicamente più grave è che questa partita si sta giocando totalmente sganciata dalla quotidianità cittadina. Per la città di Frosinone, l’interesse sul prossimo presidente del Consiglio era già vicino allo zero. Sul vicepresidente vicario è sotto lo zero assoluto.

La verità è che con la scusa del Presidente o del Vicario si sta consumando una partita velenosissima che interessa esclusivamente chi la sta giocando. Il prezzo, però, potrebbe essere altissimo: una maggioranza che giorno dopo giorno si logora sempre di più e paradossalmente da sola, non certo per mano dell’opposizione. Partiti e civiche ostaggio dei propri veti e controveti, praticamente su tutto. Un Consiglio ancora privo della figura istituzionale di garanzia e una campagna elettorale ormai prossima che si annuncia più come un regolamento di conti interno che come un confronto sulla visione di città.

L’extrema ratio: le dimissioni «gestite» di Mastrangeli

Riccardo Mastrangeli (Foto © Stefano Strani)

In questo clima da guerra civile politica, il sindaco Mastrangeli ha già fatto capire di poter ricorrere all’extrema ratio: le dimissioni «gestite». Non come gesto di resa ma come mossa politica per mettere i suoi litigiosi consiglieri davanti alle loro responsabilità. Lo schema è noto: dimissioni, venti giorni di tempo per ritirarle o confermarle, e nel frattempo la maggioranza — o presunta tale — costretta a decidere se ricomporsi o implodere.

Ci provò anche l’allora sindaco di Cassino Carlo Maria D’Alessandro ma non si rivelò una soluzione efficace. Il caso del sindaco Riccardo Mastrangeli è simile: come il suo collega di Cassino non vive di politica né la politica è la sua ragione di vita, si è abbondantemente affermato già da anni e poco o nulla ha da dimostrare. In entrambi i casi, i due sindaci sono alle prese con Aule nelle quali abbondano i soggetti convinti di avere un talento amministrativo migliore del loro. I fatti poi testimoniano che la realtà va ben oltre l’ego personale. E nessuno di quelli che logorarono Carlo Maria D’Alessandro siede ancora in Aula.

L’ex sindaco Carlo Maria D’Alessandro

A Frosinone come a Cassino (dove il sindaco ritirò le dimissioni ma la tregua fu di breve durata e poi venne sfiduciato), se la ricomposizione non riuscisse, si aprirebbe la strada del commissariamento e del voto anticipato, comunque previsto per giugno 2027. Con questi chiari di luna potrebbe non essere proprio un male. Perché il centrosinistra è ancora frammentato, il Campo Largo non è oggi un avversario palpabile, la sfida si trasformerebbe tra un sindaco che potrà dire a voce alta di essersene infischiato della politica e di avere pensato ad amministrare la città trasformandola in un cantiere. Che ha prodotto piazze, scuole, parcheggi, teatri. Agli altri, Mastrangeli lascerebbe zero nastri tagliati e la responsabilità di avere rallentato la sua azione amministrativa in ogni modo

Max Weber diceva che «la politica è la lenta perforazione di tavole dure». A Frosinone, la maggioranza sembra invece impegnata a perforare se stessa: giorno dopo giorno, vertice dopo vertice, veto dopo veto.