Dopo le dimissioni di Di Milla, Scinicariello accelera: obiettivo unità in vista del 2027. Il Pd di Gaeta prova a ripartire dopo la crisi interna con un congresso anticipato. Tra ricerca di unità e nodi irrisolti. Sullo sfondo, la sfida decisiva delle comunali 2027.
Il Pd di Gaeta riparte (di corsa)
Il Partito Democratico di Gaeta ha fretta. Una fretta quasi terapeutica, necessaria per smaltire le scorie lasciate dalle dimissioni della coordinatrice comunale Marilisa Di Milla e, con lei, dell’intero direttivo. (Leggi qui: Gaeta, il Pd resta senza guida: dimissioni a catena a un anno dal voto).
Il capogruppo consiliare Emiliano Scinicariello è stato chiamato dalla Federazione Pd di Latina a vestire i panni di Commissario. Obiettivo: celebrare “prima possibile” il Congresso cittadino, intitolato alla memoria del compianto Gino Valente, per rinnovare i quadri dirigenti. Tutto questo a distanza di appena un anno dall’ultimo Congresso.
La dsistanza

Le dimissioni dell’avvocato Di Milla hanno lasciato il segno perché hanno messo nero su bianco un problema politico evidente: la distanza tra il Gruppo consiliare e la Segreteria. Da qui la spinta del Segretario Provinciale Omar Sarubbo a convocare il Congresso “nella maniera più unitaria possibile”, come ha raccomandato allo stesso Scinicariello.
Ma il tempo stringe. All’orizzonte ci sono le elezioni amministrative della primavera 2027 e il Partito deve rimettersi in carreggiata. Il calendario è stato passato al setaccio: escluse le date del referendum e quelle di Pasqua, l’ipotesi più concreta resta il 28 marzo.
Una data che però ha già mostrato fragilità organizzative: difficoltà di partecipazione nel pomeriggio, sovrapposizioni con altri appuntamenti civici. Da qui l’idea, emersa tra chat e messaggi WhatsApp, di spostare tutto alla mattina, nel tentativo di garantire la partecipazione più ampia possibile.
Le candidature e l’equilibrio interno

Il Congresso si farà. Ma con quali contenuti e con quali candidati? Un punto sembra già fissato: la nuova guida del Pd gaetano sarà una donna.
Le attenzioni si concentrano su due nomi. Il primo è quello di Chiara De Conca: alla sua prima esperienza elettorale nel 2022 raccolse 52 voti ma rappresenta una figura interna cresciuta nella “scuderia” di Scinicariello.
L’altro nome è quello di Antonietta Viola, Vice Segretaria uscente e tra i componenti del direttivo dimissionario. Alle ultime amministrative ha ottenuto 101 preferenze, risultando la prima dei non eletti nella lista Pd.
Una scelta che, al di là dei numeri, dovrà garantire una cosa: stabilità interna. Lo ha detto chiaramente Scinicariello: “Non aspettatevi terremoti, abbiamo bisogno di serenità e compattezza”. Parole che raccontano il clima reale: non è il momento delle rotture, ma della ricomposizione.
Lo scontro politico (che resta sotto traccia)

Eppure le fratture restano sul tavolo. Marilisa Di Milla, nelle sue dimissioni, ha parlato di problemi personali ma anche politici. Ha rivendicato il lavoro svolto (“ho inteso dare centralità al Partito”) denunciando però “ostacoli dettati da vecchi modi di intendere il dialogo politico ed eccessivi personalismi”. In sostanza: un Partito diviso su metodo e linea.
Dietro le parole, il nodo è chiaro. L’ex Segretaria ha accusato il Gruppo consiliare di praticare un’opposizione più orientata alle denunce che al lavoro in Aula. Una critica diretta. A cui Emiliano Scinicariello ha risposto senza arretrare: “Il Partito non si è mai fermato”. E ancora: “C’è bisogno di intensificare l’opposizione a questa non amministrazione”. Tradotto: il problema non è il gruppo consiliare. O almeno, non solo.
Nel frattempo, la stessa Di Milla non chiude del tutto con il Partito. Anzi, invia un messaggio chiaro alla Federazione: “È necessario che il Partito guardi alla base, ascolti iscritti e simpatizzanti”. Un invito che suona come un’indicazione politica per il futuro.
Tra WhatsApp e futuro: un Partito in ricostruzione

Nel frattempo, Scinicariello lavora su due fronti: Congresso e nuovo Direttivo. Perché sarà proprio quel Direttivo a gestire la fase decisiva verso il 2027, compresa la costruzione della lista.
Le dimissioni collettive hanno lasciato strascichi. I membri uscenti hanno parlato apertamente di “difficoltà nelle azioni politiche condivise”, arrivando a definire “incoerente mantenere il proprio ruolo”. Segno che la frattura non è episodica. È strutturale.
Il percorso verso il congresso si muove anche su canali informali. Chat, messaggi, comunicazioni via WhatsApp. Perfino le candidature dovranno essere formalizzate via email al capogruppo-commissario: un segno dei tempi ma anche di una fase ancora fluida. Restano poi alcune questioni tecniche, non banali: chi può votare e chi può essere eletto, sulla base delle iscrizioni aggiornate. Dettagli che però, come spesso accade, diventano sostanza.
Nel frattempo, Scinicariello guarda avanti con fiducia, forte anche dell’esperienza del Campo largo costruito a Fondi: “Lo ripeto, il Partito non riparte perché non si è mai fermato”. Una dichiarazione di principio. Ma anche una scommessa. Perché il Pd di Gaeta oggi è in una fase delicata: deve ricostruire unità, identità e credibilità. E deve farlo in fretta. Perché il 2027 non è poi così lontano. E questa volta, più che crederci, servirà dimostrarlo. (Leggi qui: Non un… Salvatore ma candidato dei fragili: il centrosinistra lancia Venditti).



