Gaeta, il processo senza imputato e la frattura nella maggioranza

Dallo scontro verbale sul Pua all’assenza di Matarazzo, Gaeta vive giorni di tensione politica. Tra accuse, dossier annunciati e polemiche sulle concessioni balneari, la maggioranza di Leccese mostra crepe sempre più evidenti.

Un processo senza imputato. È quello che si è celebrato lunedì nel palazzo municipale di Gaeta, all’indomani dell’ultimo Consiglio comunale. Quello finito negli archivi non tanto per l’adozione, dopo tredici anni di attesa, del Piano di utilizzo degli arenili. Ma per lo scontro verbale andato in scena e diventato di dominio pubblico grazie ad un microfono dimenticato aperto e con l’audio trasmesso in diretta dallo streaming del Comune. (Leggi qui: Quel maledetto microfono aperto. E leggi anche Microfoni aperti, nervi scoperti e una maggioranza che scricchiola).

Protagonisti della lite erano stati il sindaco Cristian Leccese e il consigliere comunale Raffaele Matarazzo, accusato di essersi astenuto e di aver messo a rischio l’approvazione della delibera, considerati i numeri risicati con cui la maggioranza ha dovuto fare i conti. (Leggi qui l’antefatto: Gaeta, il piano di utilizzo delle spiagge in Consiglio: il PD pronto alle barricate).

Raffaele Matarazzo

Lunedì doveva esserci il chiarimento. E tutti attendevano Matarazzo. Nonostante l’invito formale a partecipare al vertice e le numerose telefonate ricevute, il consigliere non ha mai risposto. Dove fosse lo ha chiarito solo in un secondo momento, postando alcune foto sulla propria pagina Facebook che lo ritraevano nel pomeriggio sul lungomare di Mergellina. “Oggi Napoli è stupenda”, aveva scritto.

L’astensione rivendicata

L’assenza non ha fermato il processo politico. Il conciliabolo è andato avanti lo stesso, con toni accesi, minacce evocate e veleni sparsi, mentre l’imputato restava lontano. Ma Matarazzo, a distanza, è stato netto: “Se fossi stato a Gaeta non sarei neanche andato, perché mi fanno solletico questi metodi giacobini”.

Ha respinto ogni accusa e chiarito la propria posizione senza mezzi termini. “Non ho nulla di cui chiedere scusa perché il mio voto di astensione sulla delibera del Pua era noto al sindaco e alla maggioranza”, ha spiegato. E ha aggiunto: “Mi chiedono di andare via? E perché dovrei farlo? Faccio parte di una coalizione che non deve essere una caserma”. Il punto politico, per lui, è chiaro: votare secondo coscienza. E se qualcosa non convince, va detto apertamente. “Il piano di utilizzo degli arenili non garantisce il 50% di spiagge libere. L’ho detto e l’ho fatto alla luce del sole”.

Lo scontro Matarazzo – Leccese

Versione diametralmente opposta a quella fornita dalla maggioranza guidata dal sindaco Cristian Leccese durante il vertice di lunedì. Secondo il sindaco e i suoi, Matarazzo non avrebbe avvisato nessuno della sua intenzione di astenersi, tanto più in una situazione resa fragile dall’assenza di ben cinque consiglieri di maggioranza. “Mi dispiace che il capro espiatorio sia diventato io”, ha replicato il consigliere. “Nessuno ha speso tempo per commentare l’assenza di altri cinque colleghi di maggioranza. Io rispondo per me, e questo mi basta”.

Le assenze che pesano

E in effetti, al “processo” intentato contro Matarazzo, mancavano molti dei consiglieri assenti nella seduta consiliare precedente.

Marco Di Vasta

Alcune assenze erano giustificate: impegni all’estero, problemi familiari seri. Ma due nomi in particolare tornano con insistenza nel dibattito politico: Pompeo Costabile, unico consigliere eletto nella lista del sindaco Leccese. E Marco Di Vasta, capogruppo e coordinatore comunale di Fratelli d’Italia. Entrambi sono considerati da tempo corpi estranei alla coalizione che nel 2022 aveva vinto le elezioni al primo turno con numeri plebiscitari. Un dato che aggiunge un livello ulteriore di fragilità a una maggioranza che, sulla carta, avrebbe dovuto navigare senza scosse.

Nel frattempo, il Partito Democratico ha deciso di raccogliere in un dossier tutte le dichiarazioni rilasciate dal sindaco Leccese e il video-audio della seduta, diventato virale per le voci amplificate dal microfono rimasto acceso mentre la segretaria generale Patrizia Cinquanta faceva l’appello in sede di votazione del Pua. (Qui il video). “Il sindaco di Gaeta, continuando a difendersi con dichiarazioni inopportune e pilatesche, non fa che aggravare la sua già offuscata immagine”, hanno dichiarato i consiglieri dem Emiliano Scinicariello e Franco De Angelis, per i quali “molti aspetti di quel confronto verbale non tornano ancora”.

Dallo scontro alla Procura

Cristian Leccese

Nel duro confronto verbale viene citato un chiosco, al quale sarebbe stata minacciata la revoca della concessione. Un passaggio che i consiglieri Dem considerano centrale. Per questo chiedono che la trascrizione del video non sia affidata ai giornalisti, ma a “un perito fonico incaricato dall’autorità competente”, ossia un tecnico di fiducia della Procura di Cassino.

Nel vertice di lunedì sera, Leccese ha rilanciato, accusando la stampa di aver amplificato lo scontro. “Contrariamente a quanto riportato con toni sensazionalistici, non vi è stato alcuno scontro né tantomeno minacce”, ha sostenuto, precisando che è sbagliato confondere la fermezza politica con la minaccia, nonostante il chiaro “vi sturpejo” finito in rete.

Matarazzo, al contrario, ha scelto la linea della distensione. “Le sue sono state esagerazioni che non mi sento di condannare perché pronunciate in un momento di umana ira”, ha detto, spiegando di non voler allargare il divario politico e umano all’interno della maggioranza.

Il fuoco sotto la cenere

Simone Avico

Quando la polemica sembrava destinata a spegnersi, è stato lo stesso Leccese a riaccenderla. Secondo il sindaco, l’utilizzo delle registrazioni di una seduta consiliare trasmessa in streaming dal Comune e poi usate a fini politici “costituisce un reato” e configurerebbe addirittura “un agguato istituzionale”.

A quel punto è intervenuto il Movimento Cinque Stelle, rilanciando la questione con toni durissimi. “Il sindaco parla di agguato istituzionale. Da parte di chi? Della segretaria generale che aveva il microfono aperto?”, ha osservato Simone Avico. E ha aggiunto: “Si cerca disperatamente di minimizzare quanto di vergognoso accaduto in Consiglio comunale”.

Il punto, per i pentastellati, resta uno solo: a quale concessione si riferiva il sindaco quando ha detto ‘io a quel chiosco lì gliela levo proprio’?. Una frase che, senza un chiarimento, “getta ombre pericolose sulla trasparenza del sistema di rilascio delle concessioni demaniali”.

Un vero guaio per Gaeta e per molte amministrazioni pontine, dove il comparto turistico-balneare rappresenta la principale voce di un’economia già fragile.