Il consigliere Raffaele Matarazzo, passato all'opposizione, chiede al centrosinistra di Gaeta le primarie di coalizione per sfidare il sindaco Leccese. Un tabù che dura da vent'anni, da quando le primarie del 2007 non fermarono l'ascesa del civico Anthony Raimondi.
«Volete mettere in difficoltà Cristian Leccese? Il centrosinistra o campo largo promuova e svolga prima della fine dell’anno le primarie di coalizione per la scelta del candidato sindaco. Potrei parteciparvi anch’io». Il professor Raffaele Matarazzo, dalla prossima seduta del Consiglio comunale di Gaeta siederà con la minoranza. Lo aveva annunciato durante l’estate. Si è dichiarato prima indipendente e poi, poiché il regolamento consiliare impone una collocazione in uno dei due schieramenti, è confluito nel gruppo misto di opposizione. (Leggi qui: Gaeta: Matarazzo lascia la maggioranza, il PD sale sull’Aventino. E qui: Gaeta, caso Matarazzo: fuoco di fila del PD: «Resta in maggioranza»).
Le prove generali

Le prove generali Matarazzo le ha fatte l’altra mattina: riposta in cantina la sua adorata canoa, ha partecipato alla cerimonia svoltasi in Aula consiliare, nel corso della quale il sindaco Cristian Leccese ha consegnato la cittadinanza onoraria al PIME (il Pontificio Istituto Missioni Estere) che da un secolo esatto opera e gestisce a Gaeta il Santuario della Santissima Trinità e la Montagna Spaccata.
La minoranza era rappresentata in Aula dal solo consigliere Matarazzo. Che si è fatto fotografare con il Rettore e con il Superiore Generale del PIME, padre Francesco Rapacioli. E per fare le “prove generali“, si è seduto nell’ultimo scranno, all’estrema sinistra dell’emiciclo, dove finora sedeva il consigliere PD Franco De Angelis.
«Chiederò a Franco di starci io», ha commentato Matarazzo, «perché quel posto è più vicino ai cittadini che sono sempre di meno a partecipare alla vita politico-amministrativa della città».
Un’affermazione di principio

Un’affermazione di principio per ribadire che l’attuale fronte progressista deve far scoccare la scintilla per diventare soggetto politico in una città come Gaeta dove non tocca palla da un quarto di secolo, dal 2002.
Matarazzo ha avviato un’interlocuzione con la Segreteria ed il Gruppo consiliare del PD, per ribadire di essere «pronto a partecipare alle elezioni primarie di coalizione per superare l’attuale impasse. Personalmente non credo a questo strumento di scelta che considero assai divisivo ma è l’ultima chance rimasta a questa parte del panorama politico per essere di nuovo protagonista».
Il “professore” ha deciso di uscire allo scoperto dopo aver annunciato di far parte del Gruppo misto di opposizione per «garantire il suo contributo». Pronto a fornire «utili consigli» per mettere in difficoltà una maggioranza «nella quale le parole confronto e democrazia non hanno più fatto parte integrante del glossario».
Il rischio del “momento assembleare”

Se dovessero essere di coalizione, suggerisce l’ex consigliere della lista di maggioranza “Avanti Tutta” «il PD deve avere il coraggio di parteciparvi perché l’obiettivo è quello di riconquistare pezzi di centrosinistra che hanno votato nel corso degli ultimi 15 anni Cosimino Mitrano, nei confronti del quale non ho nulla di personale, anzi, ed il sindaco Leccese».
Il “professore” è stato in assoluto il primo, insieme al consigliere Dem Franco De Angelis, a chiedere la disponibilità della professoressa Sabina Mitrano a ricandidarsi a sindaco, «perché alle amministrative del 2022 ha dimostrato di aver avuto un seguito al di là delle liste e forze politiche che la sostenevano». Nonostante questa linea di credito, Matarazzo e De Angelis non hanno ricevuto alcun tipo di risposta. E l’atomo progressista ha continuato a scindersi.
Ne sono la riprova l’autocandidatura a sindaco del dirigente del Movimento Cinque Stelle Simone Avico, alla testa del progetto “I Cento Passi per Gaeta“, con il capogruppo Dem Emiliano Scinicariello pronto a sacrificarsi alla guida della coalizione.
Le primarie di Gaeta, unico precedente

Se la richiesta di Matarazzo dovesse essere accolta, sarà sfatato un tabù che dura da quasi vent’anni. Soltanto nel febbraio 2007 il centrosinistra — diviso anche all’epoca in mille rivoli — decise di ricorrere a questo strumento, sottovalutando però il “fenomeno” che stava dietro l’angolo della porta della politica gaetana: l’italo-americano Anthony Raimondi che alle amministrative di primavera divenne sindaco.
A quelle primarie decisero di aderire in tre: l’avvocato Lino Magliuzzi, l’ex sindaco socialista Salvatore Di Maggio ed il giovane dirigente di Rifondazione Comunista Lucio Pavone.
Votarono in 4.400 ed a vincere le primarie fu l’ex Pretore (nipote del senatore di Alleanza Nazionale Erasmo Magliozzi) Lino Magliuzzi, che, grazie al terzo incomodo rappresentato da Pavone, vinse con uno scarto di poco più di trecento voti ai danni dell’allora diessino Di Maggio. L’accordo prevedeva che gli sconfitti avrebbero sostenuto la sfida di Magliuzzi.
Il conto delle vere elezioni

I veleni di quell’appuntamento furono raccolti nelle urne delle vere elezioni amministrative di vent’anni fa. Il primo turno se lo aggiudicò il sindaco sfiduciato alcuni mesi prima, il candidato di Forza Italia, UDC, AN, Viva Gaeta, PSI Natura Amica e DC per le autonomie Massimo Magliozzi, con il 37,12% (5.309 voti).
Raimondi era sostenuto da sole liste composte da candidati sconosciuti agli stessi gaetani. Il candidato sindaco fece la differenza: 4.046 voti personali (pari al 28,29%), il doppio del bottino elettorale delle liste “Per Raimondi” e “Riprendiamoci Gaeta”. Il vincitore delle primarie del centrosinistra, Magliuzzi, arrivò soltanto terzo e, nonostante il centrosinistra apparentemente unito con 3.849 voti pari al 26,91%, dovette ingoiare un boccone amarissimo da digerire.

Al ballottaggio, la “stella” di Cosimino Mitrano approdò in Consiglio nella lista di Forza Italia e preparò il primo successo elettorale del 2012. Raimondi, con l’apporto esterno bipartisan del centrodestra e del centrosinistra, con il 56,10% maramaldeggiò ai danni dell’ex sindaco Magliozzi.
L’avvocato Magliuzzi il suo appoggio a Raimondi lo incassò con la presidenza del Consiglio comunale. Lo sconfitto delle primarie, Di Maggio, rimase a bocca asciutta: nonostante 350 voti personali, non approdò in Consiglio comunale. Per una percentuale davvero irrisoria, il seggio venne aggiudicato alla prima degli eletti della Margherita, Pina Rosato, futura presidente del Consiglio comunale e oggi consigliera a Gaeta e alla Provincia per Forza Italia.
«Il mio più grande errore», dice con uno sguardo sconsolato Salvatore Di Maggio — tradito dai DS, poi recuperato con l’elezione a consigliere provinciale nel 2009 — «non fu quello di partecipare alle primarie, che rifarei considerandole anch’io un momento importante per recuperare la partecipazione popolare, quanto di sottovalutare Antonio Raimondi. Se non fossi incappato in questa sottovalutazione, la storia politico-amministrativa di Gaeta sarebbe stata forse diversa».
Senza forse.



