L'assessore Giancarlo Righini formalizza l'aumento del carburante agevolato chiesto da Anbi Lazio, rispondendo al «grido d'allarme» del presidente Lino Conti. Nello stesso giorno la Giunta regionale approva un secondo provvedimento per il mondo agricolo: uno studio per reintrodurre il legno di castagno laziale nella produzione di botti da vino.
Bastava chiederlo. Anbi Lazio lo aveva fatto appena due giorni fa: in pieno agosto e con gli uffici pubblici già settati in modalità vacanze. Non tutti. Perché oggi il gasolio in più per i Consorzi è già una determinazione firmata: +50%. Ma non è tutto: per il mondo dei campi arriva anche un’altra novità: una filiera del castagno da ricostruire da zero. In un solo giorno la Regione Lazio decide sia sull’emergenza di oggi che sull’identità agricola di domani.
Il via libera di Righini

Due giorni fa il presidente di Anbi Lazio Lino Conti aveva chiesto alla Direzione Regionale Agricoltura un incremento del 50% delle assegnazioni di gasolio agricolo agevolato per i Consorzi di Bonifica, messi sotto pressione da un’estate anomala in cui il fermo vegetativo non si è mai verificato e la canna comune ha proliferato lungo l’intero reticolo idrografico regionale. Oggi arriva la determinazione che chiude la partita: la Regione autorizza esattamente l’aumento richiesto. (Leggi qui: Troppo caldo, serve più Gasolio agricolo, l’Anbi Lazio rischia di restare a secco).
«Con questo provvedimento diamo una risposta all’appello lanciato dal presidente di Anbi Lazio, Lino Conti», spiega l’assessore all’Agricoltura, alla Sovranità Alimentare e al Bilancio Giancarlo Righini. «Abbiamo ascoltato il suo grido d’allarme e siamo intervenuti rapidamente, autorizzando, per il 2026, un incremento del 50% delle assegnazioni di gasolio agricolo». Un provvedimento che permette ai Consorzi di proseguire, fino alla fine dell’anno, sia la manutenzione ordinaria di fossi e canali sia il funzionamento degli impianti di sollevamento. Il tutto, senza dover scaricare l’eccesso di spesa sui cittadini e sulle attività agricole che beneficiano delle opere di bonifica.

Righini inquadra la scelta anche in una cornice più politica: «I Consorzi di Bonifica svolgono ogni giorno un lavoro essenziale per la nostra agricoltura, per la gestione delle risorse idriche e per la sicurezza dei territori e non potevamo consentire che la loro operatività venisse messa in difficoltà dalla carenza di carburante. È questo il modo in cui ci piace governare: ascolto, tempestività e soluzioni», rivendicando l’impegno della Giunta Rocca «al fianco di chi ogni giorno lavora per difendere il territorio e sostenere il nostro sistema agricolo».
Dalle botti alla filiera: il secondo tassello del giorno
Nella stessa giornata la Giunta regionale approva un secondo provvedimento destinato al mondo agricolo, questa volta con un orizzonte più lungo di quello emergenziale del carburante: la delibera che dà attuazione al progetto di studio e sperimentazione per la reintroduzione del legno di castagno locale nella produzione di contenitori enologici, cioè le botti da vino.

L’obiettivo dichiarato è ricostruire e rafforzare quella che in Regione definiscono la filiera “bosco-botte-vino“: un percorso che collega la gestione del patrimonio forestale laziale al lavoro delle imprese boschive, fino all’artigianato dei bottai e alla qualità delle produzioni vitivinicole del territorio. Il progetto sarà realizzato dal Dipartimento DAFNE dell’Università della Tuscia, in collaborazione con Arsial, imprese boschive, artigiani bottai e aziende vitivinicole laziali.
Tradizione e formazione, non solo nostalgia
La botte in legno di castagno, spiega la Regione, è stata per secoli un simbolo della cultura produttiva laziale, prima di essere progressivamente soppiantata da altri materiali e da forniture provenienti da altre filiere regionali o estere. L’intento dichiarato dell’iniziativa non è però un mero recupero nostalgico della tecnica tradizionale ma la costruzione di una filiera «moderna, sostenibile e competitiva», capace di generare nuove opportunità economiche per imprese e territori.
Il progetto prevede esplicitamente anche un investimento sulla formazione, con l’obiettivo di specializzare una nuova generazione di artigiani bottai, nel tentativo di far camminare insieme tradizione e innovazione. Una scelta che, riassume la Regione, punta a restituire «più valore ai nostri boschi, più opportunità per le imprese, più qualità per il nostro vino, più lavoro e più identità per il Lazio».
Due velocità, un solo filo conduttore

I due provvedimenti approvati nella stessa giornata raccontano, in fondo, due velocità diverse della stessa politica agricola regionale: da un lato la risposta emergenziale e immediata a un problema contingente (la siccità che ha imposto ai Consorzi uno sforzo operativo straordinario). Dall’altro un investimento strutturale e di lungo periodo su una filiera identitaria del territorio laziale.
Resta da vedere, nei prossimi mesi, se l’incremento del carburante sarà sufficiente a coprire l’intera annata consortile fino a dicembre, e se il progetto sulle botti di castagno riuscirà davvero a tradursi in una filiera economicamente sostenibile, andando oltre lo studio universitario e creando nuova economia bastata su una tradizione antica.



