A Terracina nel primo consiglio comunale dopo la bufera giudiziaria che ha investito il consigliere Di Gregorio, il sindaco ha chiesto a maggioranza e minoranza di eliminare le divisioni per riaffermare il primato della politica. L'appello non è stato raccolto: il centrosinistra è passato al contrattacco invocando la questione morale e chiedendo le elezioni anticipate
“Da questo pantano bisogna uscirne tutti insieme, senza alcuna divisione per affermare il primato della politica”: non è stato un Natale facile per il sindaco di Terracina Francesco Giannetti nel momento in cui la sua amministrazione sta per effettuare il giro di boa del mandato.
L’eco degli arresti scaturiti dall’operazione “Porta Napoletana” ha reso difficile la seduta consiliare in cui è stato ricomposto il plenum dell’Aula dopo le dimissioni del consigliere di maggioranza Gavino De Gregorio, eletto nella lista del sindaco. È stato arrestato il 17 dicembre scorso dai Carabinieri su disposizione della Direzione Antimafia di Roma: ipotizza lo scambio elettorale politico mafioso. I carabinieri ipotizano che il Clan Liccardi di Napoli, inserito nell’Alleanza di Secondigliano, abbia fornito appoggio elettorale a Gavino De Gregorio in occasione delle elezioni Comunali di maggio 2023 a Terracina.
Il Consigliere nega tutto e si è dimesso per evitare che la sua questione personale potesse gettare ombre sull’amministrazione. Ed a ridosso del Natale c’è stata la sua surroga con il primo dei non eletti, Giovanni Erminio Conte.
La sostituzione non ha modificato di un millimetro gli attuali equilibri tra la maggioranza e l’opposizione e tantomeno nella coalizione che sostiene Giannetti. Tuttavia l’occasione è servita alle minoranze (Pd, Progetto Terracina, Sinistra Italiana e Europa Verde) per sostenere come esista una “questione morale” nel terzo comune della provincia di Latina.
Il primo cittadino “ecumenico”

L’ironia del Destino ha fatto in modo che Giannetti pronunciasse in Aula il suo intervento nello stesso momento in cui il suo Consigliere si difendeva davanti al Gip del Tribunale di Roma Maria Gaspari.
“Non ho ricevuto alcuno sostegno elettorale come mi si accusa e tantomeno il mio presunto sostenitore ha beneficiato di alcun favoritismo in ambito amministrativo”. È stata questa l’equazione di De Gregorio formulata al magistrato che aveva chiesto per lui i domiciliari, provocando la sospensione e (su espressa richiesta del sindaco) le dimissioni.
L’ex consigliere De Gregorio, ribadendo come le sue tesi difensive possano essere“verificate subito” dagli inquirenti, ha sottolineato che le dimissioni sono state frutto della sua volontà “per tutelare l’amministrazione e garantirmi una maggiore serenità”.

Giannetti ha effettuato un intervento ecumenico che, condito da un comprensibile imbarazzo, non ha convinto le minoranze. Le stesse che, a loro volta, avevano chiesto di ricevere le “dovute spiegazioni” dal sindaco sulle ipotesi di reato avanzate dai Pm della Dda capitolina.
Lo sconcerto di Giannetti
Per il sindaco“tutto quello che sta avvenendo ha creato imbarazzo non solo al sottoscritto, in qualità di sindaco e di uomo, ma all’intera comunità terracinese. Sono rimasto incredulo per quanto è avvenuto. Ciò che sta emergendo dall’ordinanza del Gip è inquietante per la nostra città. Ringrazio la magistratura e le forze dell’ordine per il lavoro messo in campo a favore della legalità”.

“Non bisogna abbassare la guardia ma le presunte responsabilità di un solo soggetto non possono essere assolutamente estese ad un’intera classe politica. Mi auguro – ha auspicato Giannetti – che i tempi processuali siano brevi e certi per definire eventualità responsabilità. E’ il momento che maggioranza e l’opposizione si fermino e facciano quadrato per far affermare il primato della politica”.
Nel suo intervento Giannetti ha citato un libro sulla bonifica della palude pontina per stigmatizzare un problema culturale tanto antico quanto irrisolto nel palazzo municipale: “Se gli uffici funzionassero nel modo corretto, probabilmente si ridurrebbero i ritardi e la necessità di ricorrere ad intermediari esterni”. Parole che non hanno addolcito il tenore delle dichiarazioni rese poi dalle minoranze nel dibattito che ne è scaturito.
La minoranza non fa sconti
I consiglieri di opposizione Subiaco (Europa Verde), Cervelloni e Chiumera (Partito Democratico), Pernarella (Sinistra Italiana) e Di Tommaso (Progetto Terracina) hanno definito quelle del sindaco di Terracina “lacrime di coccodrillo. Se vuole bene, come afferma, alla città, cominci a prendere in esame lo strumento delle elezioni anticipate”. Sarebbe la seconda volta consecutiva.

Insomma Giannetti dovrebbe dimettersi perché di fronte ad alcuni pesanti dossier giacenti da mesi sulla sua scrivania “sta brillando soltanto per immobilismo acuendo di fatto la paralisi che regna nell’apparato burocratico amministrativo del comune”. Il riferimento è alla nuova gestione del ciclo dei rifiuti, all’approvazione del piano di utilizzo degli arenili, alle “mancate previsioni” da inoltrare alla Regione sulle zone interessate dallo strumento della rigenerazione urbana.
Caringi resta presidente in vista delle provinciali
La surroga del dimissionario De Gregorio con il consigliere Conte ha, intanto, messo a nudo un altro nervo scoperto: quello del rimpasto in Giunta che, prima degli arresti eseguiti dai carabinieri, il sindaco Giannetti aveva provato ad effettuare.

L’ultimo consiglio comunale dell’anno ha evidenziato come l’assemblea continui ad essere guidata da Luca Caringi (Fratelli d’Italia) che, vicino politicamente al consigliere regionale “sospeso” Enrico Tiero, era stato indicato dal sindaco quale neo assessore.
Caringi non vuole più lasciare la presidenza d’aula nonostante il decreto di nomina assessorile sia ufficiale. L’esponente di FdI ha fatto sapere ai colleghi di maggioranza di voler rimanere al suo posto. Magari per ricandidarsi al prossimo consiglio provinciale di cui fa parte da due anni.
Caringi lo sa: se diventasse assessore in un’amministrazione politicamente fragile e toccata dall’inchiesta della procura antimafia, non potrebbe più inseguire il bis nelle provinciali in programma la prossima primavera per l’elezione del nuovo presidente e per il rinnovo del consiglio provinciale.

Le minoranze nei loro interventi sono state chiare: l’amministrazione Giannetti potrebbe risollevarsi dal pantano in cui è precipitata solo se lo pretendesse l’azionista di maggioranza Fratelli d’Italia. Il Partito di Giorgia Meloni non ha interesse a modificare lo status quo semplicemente perché il voto di Terracina dopo Latina (quello di Aprilia è al momento commissariato e dunque non partecipa all’elezioni provinciali) ha un peso ponderato altissimo, quasi decisivo per eleggere il successore di Gerardo Stefanelli.



