Il Partito Democratico parla di una proroga mascherata per gli impianti di piscicoltura nel Golfo. Taddeo e Leccese respingono l’accusa: nessuna proroga, ma una fase di sperimentazione per delocalizzare gli allevamenti fuori dall’area sensibile.
Il Golfo di Gaeta torna a essere terreno di scontro. Da una parte la difesa dell’ambiente e del turismo balneare, dall’altra gli interessi della piscicoltura e dell’occupazione. In mezzo, Formia e Gaeta, divise da anni su dove finisca lo sviluppo e dove cominci la compromissione del mare.
Di tanto in tanto Formia e Gaeta tornano a litigare ma in questa vicenda il calcio ed il campanile non c’entrano. Il pomo della discordia è rappresentato dagli impianti di allevamento per spigole e orate: gestiti esclusivamente da imprese di Gaeta, operano a poche centinaia di metri dalla spiaggia formiana di Vindicio.

Il centrosinistra formiano denuncia da sempre – anche quando governava la Regione Lazio – il “doppiopesismo amministrativo” di Gaeta: mentre tutela le rinomate spiagge del suo litorale di ponente (Serapo, Scissure, Sant’Agostino), utilizzerebbe il mare del Golfo prospiciente Vindicio come una sorta di servitù. Usarla per allevare spigole ed orate, rende quasi impossibile la balneazione lungo il litorale occidentale di Formia.
L’accusa del Pd: una proroga mascherata
Messa così, il Golfo è un’impresa per un Comune ed un problema per l’altro: o almeno così la vede il Partito Democratico di Formia. Il Segretario Dem Stefano Scipione racconta di essere sobbalzato sulla sedia quando, sfogliando il Bollettino ufficiale della Regione Lazio, ha letto un provvedimento che gli è parso inverosimile, arrivando a definirlo “un colpo di mano contro il Golfo di Gaeta”.

Secondo il Pd, la Giunta regionale di centrodestra avrebbe inserito un emendamento nella legge di stabilità regionale con effetti dirompenti. In pratica? Una proroga di tre anni all’attività di piscicoltura nel Golfo a favore di chi presenterà un piano di delocalizzazione. Il Pd dubita fortemente che venga realizzato il costosissimo spostamento a largo di Punta Stendardo delle vasche di allevamento. Ritiene invece che l’emendamento preveda, in concreto, la permanenza degli impianti davanti alla spiaggia di Vindicio.
Una spiaggia che, non a caso, viene definita lo “stadio naturale” della vela, per la sua storica vocazione alle discipline legate al mare e al vento. Da qui la richiesta di chiarimenti al sindaco di Formia Gianluca Taddeo: “Mentre il Comune di Formia resta in silenzio – un silenzio grave, incomprensibile e politicamente irresponsabile – il sindaco è a conoscenza di questo emendamento e cosa ne pensa?”
La replica dei sindaci: non proroga ma sperimentazione

Sul piano istituzionale e politico, Formia e Gaeta sono state per anni ai ferri corti. Le differenti maggioranze che li hanno governati nel tempo non hanno mai prodotto una strategia comune su un tema che ha evidenti ricadute economiche, occupazionali e ambientali. Ora però lo scenario è cambiato: entrambi i Comuni sono guidati da sindaci di Forza Italia, Gianluca Taddeo e Cristian Leccese, che hanno risposto per le rime al Pd, arrivando – pur senza nominarlo – a sostenere che i dem formiani abbiano preso “un abbaglio”.
Secondo i sindaci di Formia e Gaeta, non esiste alcuna proroga triennale. Si tratterebbe invece “dell’avvio della fase di sperimentazione”, passaggio previsto dalla normativa e indispensabile per verificare la reale possibilità di delocalizzare gli impianti fuori dall’area sensibile del Golfo. Una fase che, secondo Taddeo e Leccese, non sarebbe mai stata avviata nei precedenti quindici anni di governo del centrosinistra, nonostante annunci e proclami. “Rappresenta finalmente un atto concreto dopo un lungo periodo di immobilismo”, sostengono all’unisono, attribuendo il merito all’attuale Giunta regionale, che avrebbe sbloccato una situazione ferma da oltre un decennio.

Nel dettaglio, spiegano che la sperimentazione prevede un investimento di circa 3 milioni di euro da parte della società concessionaria. Il Comune di Gaeta avrebbe già rilasciato le concessioni per l’installazione degli impianti offshore, esterni all’area sensibile, consentendo l’avvio immediato delle attività sperimentali. La durata prevista è di 36 mesi. “Solo al termine di questo periodo – osserva il sindaco Leccese – sarà possibile assumere una decisione definitiva: o la piscicoltura sarà stabilmente delocalizzata fuori dal Golfo, oppure non potrà più operare sul nostro territorio”.
La stoccata finale alla Giunta Zingaretti
Nella replica non mancano punzecchiature politiche nei confronti della precedente Giunta Zingaretti. Secondo Taddeo e Leccese, le aree offshore individuate nel 2022 dal centrosinistra si sarebbero rivelate clamorosamente sbagliate, poiché insistenti sulle rotte dei traghetti per Ponza e Ventotene e delle navi dirette al porto commerciale di Gaeta. Una scelta che, a loro dire, dimostrerebbe “superficialità amministrativa e incapacità di pianificazione”, costringendo oggi le istituzioni a rimediare a errori macroscopici.

Di contro, i due sindaci esprimono “piena e convinta gratitudine” al presidente della Regione Francesco Rocca, all’assessore all’Agricoltura Giancarlo Righini, all’assessore all’Ambiente Elena Palazzo e al consigliere regionale Cosmo Mitrano, per il lavoro svolto “con serietà, competenza e senso di responsabilità”.
E ribadiscono infine “la conclamata incapacità della precedente Giunta regionale di centrosinistra” che, a loro giudizio, per quindici anni avrebbe prodotto solo parole e propaganda, senza mai avviare la sperimentazione e individuando aree tecnicamente errate per la delocalizzazione.
Il Golfo resta così campo di battaglia politica, dove ambiente, economia e identità territoriale continuano a intrecciarsi senza una sintesi condivisa.



