Gualtieri apre il cantiere del bis: cuore, app e fiducia per la Roma del 2027

Dal Teatro Brancaccio parte in anticipo la corsa al secondo mandato di Roberto Gualtieri: fundraising digitale, partecipazione diffusa e una campagna che mette al centro trasporti, sicurezza e fiducia come infrastruttura politica della città.

Antonella Iafrate

Se è scritto chiaro si capisce

Il viaggio di ritorno da Parigi – dove pochi giorni prima ha incassato applausi alla Mutualité, in un evento a sostegno del socialista Emmanuel Grégoire – serve al sindaco di Roma Roberto Gualtieri per mettere a fuoco la scena. Atterra a Fiumicino alle 12.30, si cambia, pranzo leggero, poi dritto al teatro Brancaccio. Qui va in scena uno spettacolo politico che dura un’ora, tutto esaurito, replica compresa: sono talmente in tanti che si va in scena alle 17 e poi si replica alle 19. Gualtieri, che non è un animale da palcoscenico, si muove però come chi ha imparato a stare sotto i riflettori senza farsene travolgere.

Al Brancaccio comincia la lunga marcia di Gualtieri

Roberto Gualtieri

C’è un momento preciso in cui una campagna elettorale smette di essere un’ipotesi e diventa un fatto. Per Roberto Gualtieri quel momento ha un luogo, un’ora e perfino un numero: Teatro Brancaccio, domenica pomeriggio, 2.500 persone sedute e altre 500 rimaste fuori. Roma vota tra quindici mesi, ma la partita è già iniziata.

Gualtieri lo chiama con il suo lessico da civil servant: “prossima consiliatura”. È il modo educato per dire che punta al bis. Senza alzare la voce, senza proclami ma con un metodo che somiglia più a una campagna permanente che a un rito elettorale tradizionale. Trasporti e sicurezza: questo bolle nel pentolone. E anche se non lo dice apertamente, è chiaro che il sindaco vuole intestarsi la fase in cui Roma smette di arrangiarsi e prova a funzionare.

Pierluigi Sanna

Gualtieri prende posto in prima fila, tra Beatrice Lorenzin e la presidente dell’Assemblea capitolina Svetlana Celli, poi sale sul palco. In sala, per il Partito Democratico, sono presenti la consigliera regionale e responsabile del terzo settore nella segreteria nazionale Marta Bonafoni, il segretario romano Enzo Foschi, i presidenti e gli assessori municipali, il vicesindaco metropolitano Pierluigi Sanna ed il direttore generale del Campidoglio Albino Ruberti. Dalla giunta capitolina partecipano, tra gli altri, gli assessori Alessandro Onorato, Tobia Zevi, Ornella Segnalini, Massimiliano Smeriglio. Dalla Regione Lazio c’è la consigliera Sara Battisti.

Lo schieramento si inizia a delineare: i segni del Campo Largo ci sono, si tratta di vedere quanto sarà ampio. Per Sinistra civica ecologista intervengono il consigliere regionale Claudio Marotta e il minisindaco della Garbatella Amedeo Ciaccheri. Presenti anche Italia viva, con il consigliere regionale Luciano Nobili ed i consiglieri capitolini Valerio Casini e Francesca Leoncini, e Azione, rappresentata dal consigliere regionale e segretario romano Alessio D’Amato. Poco prima dell’inizio arriva anche Goffredo Bettini, accompagnato da Roberto Morassut e Claudio Mancini

L’amico Frank

L’ex presidente Barack Obama (Foto: Gage Skidmore)

Accanto a Gualtieri ci sono sei giovani volontari, il fundraiser americano Patrick Frank che è già stato al fianco di Barack Obama negli Usa ed a Luiz Ignacio Lula da Silva in Brasile. Un’idea chiave: l’app “Per Roma con Gualtieri, già tra le cento più scaricate sull’Apple Store. Serve a tutto: informare, raccogliere proposte, sondare l’umore della città, finanziare la campagna con micro-donazioni da 1 a 250 euro. All’ingresso i facilitatori digitali aiutano i più anziani a scaricarla. Politica e assistenza tecnica, insieme. Roma, versione 2026.

“Noi siamo quelli che le cose le fanno, non che le dicono e basta”, dice dal palco. Applausi. Poi insiste su una parola che torna come un ritornello sobrio: fiducia. Non come slogan ma come capitale da reinvestire. “Fiducia significa sapere che le cose si possono fare, ma anche che c’è ancora tanto da fare”. Umiltà e ambizione, dice. Senza visioni rinunciatarie.

Quando Riccardo Cotumaccio gli fa notare che ormai indossa più spesso i vestiti da cantiere che l’abito, Gualtieri sorride appena: “Servono per la sicurezza”. Professore che corregge lo studente, senza umiliarlo.

La demo

Roberto Gualtieri

Poi la demo. Sondaggi sulla Metro C, messaggi diretti al sindaco e allo staff, niente forum pubblici. “Non lo leggeranno tutti”, precisa. Diligenza social ma anche controllo. Fuori dal teatro la gente smanetta con il telefono: tra Instagram e Paolo Fox con i suoi oroscopi ora c’è anche l’icona della app di Gualtieri.

Il cuore della macchina è Patrick Frank, il nerd del fundraising progressista, uno che ha lavorato con tutti i big del mondo Progressista mondiale, un guru della comunicazione, uno spin doctor che parla di Roma come di una grande città contendibile, se sai ridurre la distanza tra chi governa e chi vota. Sullo schermo campeggia il QR code per donare. Cuore e big data. Senza sentimentalismi.

Frank intanto comincia a distribuire sogni: Roberto gli ricorda l’attenzione per i dettagli che ha Michelle Wu sindaca di Boston che conosce come un taxista tutte le strade della città. Riesce a regalare anche un parallelo per collegarlo a Zohran Mamdami il sindaco di New York che oggi è il sogno del popolo Prog: come lui Roberto sa di dover trainare una comunità intera.

Gualtieri in campo

Gualtieri promette verità: “Diremo cosa si può fare, cosa no, e a quali condizioni”. È un modo per fissare le regole del gioco prima che cominci davvero. La campagna sarà lunga, fatta di app, navette, cantieri, periferie. Ostia sarà la prossima tappa. Non il centro ma i margini.

Roberto Gualtieri

Non vogliamo solo prepararci alla campagna elettorale. Vogliamo, soprattutto, aumentare la partecipazione e le idee. Vogliamo che le persone ci aiutino a governare e fare meglio, in questo ultimo anno e per i prossimi cinque“, ha detto Roberto Gualtieri. Quindi ecco il punti cardine per il sindaco che punta al bis: “il risultato più importante è che è tornata la fiducia che a Roma le cose possono cambiare, la consapevolezza che si può fare non elimina quella che c’è ancora tanto da fare. Vorrei che questo anno di campagna elettorale fosse occasione non di propaganda ma di partecipazione” ha spiegato.

E mentre ribadisce la timeline per lo stadio della Roma – con l’inizio dei lavori a marzo 2027 – e la partenza dell’iter per il progetto della Lazio per il Flaminio, il sindaco dà la linea sul come dovrà essere la campagna con alcune parole d’ordine; coinvolgimento, costruzione, condivisione del programma. E l’obiettivo dichiarato di trasformare la fiducia ritrovata in un progetto di città per i prossimi cinque anni.

Al Brancaccio non si è vista propaganda. Si è vista organizzazione. Ed è spesso così che iniziano le vittorie: quando sembrano ancora solo un lavoro da fare.

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