Un sindaco di Roma che sta per annunciare la fase realizzativa ed un ex sindaco che accusa Acea di aver violato la concorrenza
I bene informati del suo entourage lo avevano detto già prima della seduta parlamentare di riferimento: Claudio Mancini non ci sarà a votare. Per cosa, anzi, contro cosa? Una mozione del M5s aveva messo in agenda il No ad un termovalorizzatore in Sicilia. E, complici forse le schermaglie da Campo largo nelle quali Elly Schlein sta provando la più perfetta forma di cerchiobottismo tra Matteo Renzi e Giuseppe Conte, i Dem si erano accodati. In pratica il gruppo parlamentare del Pd aveva votato in scia con i pentastellati sul No all’impianto isolano.
Attenzione: se da un lato è vero che quella battaglia aveva precise coordinate geografiche e rotte circostanziali, dall’altro il dato era apparso palese. Sotto accusa in realtà e da parte dei contiani c’è la termovalorizzazione come format intero, non solo le sue concrezioni sicule. Perciò Mancini, mentore in provincia di Frosinone di Sara Battisti e notoriamente vicinissimo al sindaco di Roma Roberto Gualtieri, non aveva votato.
La mozione dem e quel voto in meno

Registriamo il semplice fatto empirico. Perché che Gualtieri voglia a tutti i costi il suo impianto e che lo voglia esattamente per celebrare il suo triennio di sindacatura lo sanno anche gli storni che di sera fanno le ellissi fighe sopra Piazza Indipendenza. Anche perché il primo cittadino della Capitale avrà pure da gestire un Giubileo bello e solenne, ma come sempre impastoiato negli atavici problemi di una metropoli enigmistica. Con 5mila cantieri aperti e con un trasporto mediocre in ogni sua branca.
Servono risultati e tre dimensioni, opere di utility acclarata. E siccome a Roma il problema “monnezza” è una specie di “ab Urbe condita”, allora conviene giocarsi briscole multiple. Briscole che però, anche nella loro veste più avanzata in quanto ad iter realizzativo, potrebbero non essere così facili da calare.
L’ad Acea: “Tempi brevissimi”

Se da un lato infatti c’è l’ad di Acea Fabrizio Palermo che sul termovalorizzatore usa un lessico ottimista e pragmatico, dall’altro ci sono nubi all’orizzonte, quella fetta di orizzonte che guarda a Strasburgo-Bruxelles. Spieghiamola.
Nei giorni scorsi Palermo ha detto che “il progetto è in attesa della conferma definitiva della commissione tecnica. Poi partirà la cantierizzazione. Credo che ciò avverrà in tempi brevissimi”. Si fa di timing speed, dunque. E ad agosto la realizzazione era stata aggiudicata ad una cordata consortile.
Un gruppone colossale che, oltre ad Acea capofila, vedeva in cordata RMB Spa, Hitachi Zosen Inova AG, Suez Italy Spa e Vianini Lavori Spa. Dove sarebbe il problema dunque?
Acea è assegnataria, ma potrebbe, in ipotesi terza che riportiamo, aver violato le norme europee sulla concorrenza. Perché e chi lo sostiene? Il perché risiede nel fatto per cui pur essendo Acea stessa una Spa quotata su Borsa italiana, “è controllata dal Campidoglio”, con il 51,1% di Roma Capitale che primeggia sul 23% di Suez.
Campidoglio e norme sulla concorrenza

Sì, ma chi lo dice? La Nemesi Suprema del Pd romano e di Gualtieri, quello che alle Europee di giugno aveva cincischiato lo strapotere romano di Massimiliano Smeriglio. E che con Avs era andato a fare l’europarlamentare guardando a Roma con lo stesso piglio con cui Massimo Decimo Meridio guardava il palco imperiale di Commodo: Ignazio Marino.
Che è nell’ordine: ex sindaco di Roma esautorato con una manovra intestina a trazione Dem nei tempi di Matteo Renzi. Fiero avversario della termovalorizzazione. Ed oggi parlamentare europeo che nel nome del Green Deal si può togliere anche qualche sfizio nei confronti dei suoi già “sicari”.
Gualtieri ha già annunciato l’evento che celebrerà la fine dei lavori della Commissione tecnica. Di contro Marino da Strasburgo ha già fatto trapelare dal suo staff che è in approntamento una “corposa interrogazione che sarà depositata a giorni”.
Schein aperturista a Genzano
Tuttavia ed al di là delle schermaglie da epos semi omerico dei due, il vero nodo che Gualtieri dovrà sciogliere sarà quello del suo stesso partito.

Perfino Elly Schlein si era concessa nei giorni scorsi qualche puntata aperturista nei confronti dei comitati del No a Genzano, quelli della Rete Tutela Roma Sud. Lo aveva fatto dal palco “official” della Festa de l’Unità. A settembre Marco Alteri, consigliere comunale di Albano ed esponente della Rete, aveva scritto cose cardinali, se vere.
Cose come questa: “La segretaria nazionale Elly Schlein, davanti al segretario regionale Daniele Leodori e una decina di giornalisti, ha detto a Marta Bonafoni (coordinatrice della segreteria nazionale del Pd, ndr) di fissare un incontro per aprire il confronto sull’inceneritore“.
Il che significa che se Gualtieri ha in mente di soffiare su una torta e stappare la sciampagna sull’impianto di Santa Palomba, farà bene e controllare che non ci siano “imbucati” a rovinargliela. O ex amici col dente avvelenato.



