La multinazionale avvia una procedura di licenziamento collettivo nello stabilimento ciociaro. Sindacati in allarme: otto lavoratori a rischio dopo i dieci esuberi del 2024. Il 18 marzo confronto con l’azienda in Confindustria
C’è un rumore che in provincia di Frosinone si riconosce subito. Non è quello delle catene di montaggio quando ripartono ma quello più sordo delle procedure di licenziamento che si aprono una dopo l’altra. Ogni volta è la stessa scena: una comunicazione formale, un numero di lavoratori coinvolti e la sensazione che il tessuto industriale del territorio perda un altro pezzo.
Questa volta tocca alla multinazionale Henkel, uno dei leader mondiali nella produzione di detersivi, sia in polvere sia liquidi. Il gruppo possiede quattro stabilimenti in Italia, tra cui quello di Ferentino, dove sono impiegate 127 persone.

Proprio qui l’azienda ha avviato la procedura di licenziamento collettivo per 8 lavoratori. I tagli riguarderanno in particolare i reparti di ingegneria e confezionamento, dove – secondo la multinazionale – si registra una eccedenza di personale. Nel mirino ci sono un assistente Material Management del reparto Confezionamento, un Engineering technician del reparto Ingegneria e 6 operatori di linea del reparto Confezionamento.
La situazione, spiegano dall’azienda, è legata a una contrazione dei volumi produttivi e all’incertezza del mercato internazionale, aggravata anche dalle tensioni geopolitiche e dalle guerre che stanno ridisegnando gli equilibri economici globali. Henkel sostiene che c’è stato un netto calo dei volumi, di fronte al quale l’azienda ha deciso di ridurre i turni di lavoro da 3 a 2 per poi introdurre delle fermate collettive per ridurre ed adeguare le produzioni alle esigenze di mercato. Nonostante questo, per Henkel ci sono 8 persone di troppo.
L’allarme dei sindacati
Ma sul territorio il segnale viene interpretato in modo molto diverso. A lanciare l’allarme sono infatti i sindacati Filctem Cgil e Femca Cisl, che parlano apertamente di un nuovo campanello d’allarme per l’industria locale. Non è la prima volta che accade. Già nel 2024, nonostante le rassicurazioni dell’azienda e l’elevato livello tecnologico dello stabilimento associato alla professionalità dei lavoratori, si era verificata una prima crisi, con l’annuncio di 10 esuberi. Una ferita che si pensava ormai rimarginata e che invece torna ad aprirsi.

A spiegare la gravità della situazione sono i rappresentanti sindacali della Filctem Cgil, Sandro Chiarlitti e Francesco Cribari. I due sindacalisti partono da un dato preciso: la comunicazione inviata da Unindustria Frosinone il 12 marzo 2026, con cui è stata formalmente aperta la procedura di riduzione del personale.
Si tratta di un passaggio previsto dalla legge, in particolare dagli articoli 24 e 4 della Legge n. 223 del 1991, che disciplina proprio le procedure di licenziamento collettivo. Secondo i sindacati, il quadro che emerge è preoccupante. La critica va oltre il singolo caso: «Assistiamo a uno sgretolamento industriale senza una vera strategia. È inaccettabile che il costo della crisi lo paghino sempre i lavoratori, a fronte di un management incapace di gestire le emergenze».
Il confronto del 18 marzo

I sindacati esprimono quindi una forte preoccupazione per l’ennesima procedura di mobilità, sottolineando come le risorse economiche messe a disposizione dall’azienda non sembrino destinate a un reale e duraturo sostegno occupazionale. Il rischio, secondo la Cgil, è che si tratti solo di un intervento temporaneo.
«I soldi, ancora una volta, non serviranno a mitigare gli effetti di una ennesima procedura di mobilità, ma rischiano di essere un palliativo temporaneo che non affronta le cause strutturali della crisi». Parole dure che fotografano un clima di crescente tensione tra azienda e rappresentanze dei lavoratori.
La partita non è ancora chiusa. Il prossimo passaggio sarà l’incontro fissato per il 18 marzo presso Confindustria, dove sindacati e azienda cercheranno di trovare una soluzione alternativa ai licenziamenti. L’obiettivo delle organizzazioni dei lavoratori è chiaro: evitare i tagli e ottenere dall’azienda un vero piano industriale di rilancio.
Non finisce qui

A spiegare le ragioni della preoccupazione è anche Davide Favoriti, rappresentante della Femca Cisl. Il dato che più inquieta il sindacato è la ripetizione della crisi. «Siamo preoccupati perché questa è la seconda procedura di licenziamento collettivo in meno di due anni» spiega Davide Favoriti. La precedente vertenza, ricorda il sindacalista, si è conclusa meno di un anno fa con il licenziamento di 10 lavoratori. Secondo la Femca Cisl, le difficoltà dello stabilimento di Ferentino sono legate a diversi fattori.
Da una parte il calo dei volumi produttivi, dall’altra le incertezze legate allo scenario internazionale segnato dalle guerre. Ma c’è anche un elemento industriale che rischia di cambiare profondamente il mercato. «Le capsule prodotte in Kenya stanno sostituendo i detersivi in polvere e liquidi, con gravi ripercussioni sullo stabilimento di Ferentino», sottolinea Favoriti. Per questo il sindacato chiede un intervento più ampio. «Lanciamo un appello al Ministero dell’Industria perché convochi un tavolo nazionale e si eviti che la situazione degeneri».
Per l’amministrazione comunale prende posizione il consigliere Maurizio Berretta: «Ci attiveremo per i nostri ruoli ricoperti a rendere ancor più appetibile il nostro territorio, a cercare di attrarre ancor più investimenti».
La speranza è che dal confronto del 18 marzo possa emergere una soluzione capace di salvaguardare i posti di lavoro e dare prospettiva allo stabilimento ciociaro.



