Hernica Saxa non sarà Capitale, il titolo sfuma ma nasce un sistema

La mancata vittoria lascia amarezza, ma il progetto delle Città Fortificate cambia il paradigma in Ciociaria. Per la prima volta Anagni, Alatri, Ferentino e Veroli fanno squadra. Ora la sfida è trasformare quel percorso in una strategia stabile.

Paolo Carnevale

La stampa serve chi è governato, non chi governa

Il verdetto e l’amaro in bocca

Il verdetto è arrivato questa mattina. Ancona è stata proclamata Capitale Italiana della Cultura 2028. Per Anagni, Alatri, Ferentino e Veroli, unite nel Protocollo delle Città Fortificate Hernica Saxa, la notizia della mancata vittoria lascia l’amaro in bocca. È il sentimento di un territorio che, per mesi, ha accarezzato l’idea di un riscatto nazionale. Non solo un titolo ma una vetrina capace di proiettare la Ciociaria fuori dai confini regionali, valorizzandone la storia millenaria.

Eppure fermarsi qui sarebbe un errore. Limitarsi al rimpianto, o peggio smontare quanto costruito, sarebbe il vero fallimento. Perché se è vero che il titolo è andato nelle Marche, è altrettanto vero che il percorso ha prodotto un valore che non può essere disperso.

Non è una consolazione. È un dato politico e culturale. Per la prima volta, un pezzo importante di Ciociaria si è presentato con una proposta unitaria, riconoscibile, credibile. E questo cambia la prospettiva. La partita non finisce con una graduatoria ministeriale. Inizia adesso.

Il progetto che ha unito le città

Alessandro Giuli al momento dell’annuncio

Tutto era iniziato nel febbraio dello scorso anno con un protocollo d’intesa che sembrava poco più di una firma formale. E invece si è trasformato in un motore politico e culturale.

Le quattro città hanno superato una selezione durissima, entrando tra le dieci finaliste e arrivando a presentare, a Palazzo Spadolini, un progetto definito da molti solido e convincente.

L’assessore alla cultura di Anagni, Carlo Marino, lo ha spiegato con lucidità: «C’è naturalmente un po’ di rammarico, ed è giusto che sia così. Quando si lavora con impegno e passione per un obiettivo così importante, il desiderio di raggiungerlo è forte». Ma subito dopo arriva il passaggio più politico: «C’è anche una grande soddisfazione: quella di aver piantato un seme importante. Un seme di consapevolezza, identità e visione per il nostro territorio».

E infatti il punto è proprio questo. Essere arrivati tra i finalisti significa che il progetto è stato riconosciuto come serio e credibile. Non è poco. Anzi. Per un territorio abituato a muoversi in ordine sparso, è una svolta culturale prima ancora che amministrativa.

La vera rivoluzione: smettere di farsi concorrenza

La sconfitta brucia, certo. Ma il progetto delle Città Fortificate non era nato solo per vincere un bando. Era nato per curare una patologia storica della Ciociaria: per anni questo territorio ha vissuto una dinamica precisa: ogni città contro l’altra; una logica di campanile in cui il successo del vicino veniva vissuto come un problema, non come un’opportunità. Il protocollo ha rotto questo schema. Ha introdotto un’idea semplice ma rivoluzionaria: il turista che arriva ad Anagni può diventare un visitatore di Alatri, Ferentino e Veroli.

Il sindaco di Anagni, Daniele Natalia, lo ha detto senza giri di parole: «Siamo soddisfatti perché è un percorso che inizia oggi per il futuro». E poi il passaggio decisivo: «È iniziato un percorso irreversibile». È questa la vera posta in gioco. Perché il rischio più grande è tornare indietro. Tornare alle vecchie dinamiche: Ferentino contro Anagni per i fondi, Veroli che programma da sola, Alatri che si muove senza coordinamento. Sarebbe un errore politico. E strategico.

La sfida: trasformare un progetto in sistema

I sindaci nel febbtaio 2025 quando firmarono l’intesa per la candidatura

Continuare a ragionare per compartimenti stagni significherebbe condannarsi di nuovo all’irrilevanza. La cooperazione non può essere un’eccezione o un progetto straordinario: deve diventare la normalità amministrativa.

Perché le eccellenze già ci sono:

  • il Palazzo dello Schiaffo ad Anagni
  • l’Acropoli di Alatri
  • il mercato romano di Ferentino
  • l’Abbazia di Casamari a Veroli

Non serviva un titolo ministeriale per certificare il valore. Quello che mancava era altro: una narrazione collettiva. E oggi quella narrazione esiste, anche oltre i confini iniziali. Lo ha spiegato ancora Daniele Natalia: «Il territorio si è già allargato: da Paliano a San Vittore del Lazio. È un processo irreversibile». Questo è il punto politico più interessante. La Ciociaria non si sta solo raccontando meglio: sta iniziando a pensarsi come sistema.

Il dopo: occasione o occasione persa

Ora arriva la fase più difficile. Perché è quella in cui si capisce se un progetto era solo un bando oppure un cambio di paradigma. Il rischio è chiaro: archiviare tutto insieme alla sconfitta. La sfida è opposta: trasformare il percorso in una politica stabile.

Lo dice chiaramente Carlo Marino: «Ora sta a noi continuare a coltivare questo percorso, trasformando questa esperienza in un’opportunità concreta». Il 2028 non deve diventare una data mancata: deve diventare una linea di partenza, perché, alla fine, il vero titolo in palio non era quello assegnato dal Ministero. Era un altro. Diventare finalmente un territorio capace di fare squadra.

E quella partita è ancora tutta aperta.