Per un decennio è stato un’ombra tra Cassino e Villa Santa Lucia, ignorato, temuto, dimenticato. Ma dietro quel volto segnato dal tempo c’era un uomo: Hisham, ex giornalista marocchino, creduto morto dalla madre e dalla vita. La svolta grazie al sindaco Capraro, alla Procura di Cassino, ai Carabinieri. Ora Hisham ha di nuovo un nome, una storia e una possibilità
Per mesi, è stato un fantasma tra le strade di Cassino e Villa Santa Lucia.
Chi lo vedeva parlava di lui con parole fredde: “dorme davanti ai negozi”, “è aggressivo”, “spaventa i passanti”. Altri lo evitavano, altri ancora lo fotografavano per i social come fosse una nota di colore urbano. Ma pochi si sono chiesti chi fosse davvero. E soprattutto, che fine fa un uomo quando sparisce dai radar dell’umanità. Hicham oggi ha 43 anni e per dieci lunghissimi anni non ha avuto più un nome, né un volto. Solo un corpo consumato dal tempo e dalla strada. Un tempo però era un giornalista in Marocco, stimato nella sua città, impegnato, sportivo, amante del rugby.
Sua madre, per permettergli di partire verso l’Italia e costruirsi un futuro, aveva venduto tutto. Una casa, alcuni oggetti, persino ricordi. Oggi quella donna è malata, vive in povertà e ha trascorso un decennio credendo che suo figlio fosse morto. Invece Hicham era qui, tra l’asfalto e l’indifferenza. Dormiva per terra, parlava con se stesso e nessuno sapeva il suo nome.
Il sindaco non si è voltato

Il suo destino ha cominciato a cambiare quando Villa Santa Lucia ha scelto di non voltarsi dall’altra parte. Lo ha fatto grazie all’umanità di un sindaco, Orazio Capraro, che ha capito che quell’uomo, tanto fragile quanto spaventato, era più di un disagio urbano: era un essere umano in cerca di salvezza. Con il supporto della Procura della Repubblica di Cassino, nella persona del Procuratore Capo Carlo Fucci e grazie al lavoro paziente dei Carabinieri di Piedimonte San Germano, guidati dal Luogotenente Gaetano Evangelista, è stata avviata un’indagine silenziosa, rispettosa, ma determinata. E alla fine, l’identità è emersa.
Hicham è tornato a essere una persona. Con una storia. Con una famiglia. Con un passato. Un ruolo fondamentale l’ha avuto anche il lavoro della giornalista Angela Nicoletti, che ha fatto ciò che un giornalista dovrebbe sempre fare: guardare più a fondo. Non raccontare solo ciò che si vede ma ciò che si nasconde dietro il silenzio.

Oggi Hicham è stato ricoverato inizialmente nel reparto Psichitrico dell’Ospedale di Cassino, dove è stato curato, rifocillato, ascoltato. Gli è stato restituito un volto, uno sguardo, una possibilità. Ma non finisce qui. Ora Hicham verrà trasferito in una struttura adeguata, dove potrà essere seguito da professionisti in grado di aiutarlo a elaborare i traumi profondi che ha vissuto e patito sulla propria pelle. Perché non si sopravvive dieci anni in strada senza portarsi dentro ferite invisibili, ma laceranti.
Una nuova occasione per Hicham
Oggi, grazie alla comunità marocchina del Frusinate, alla rete solidale e istituzionale che si è attivata, Hicham può davvero sperare in una nuova vita. Una madre lontana potrà sentire la voce del figlio creduto morto. Un uomo, dimenticato dal mondo, potrà finalmente tornare a essere non un problema ma una persona.

E noi, possiamo imparare qualcosa. Che l’immigrazione, senza punti di riferimento, è un’arma a doppio taglio. Che abbandonare un essere umano al proprio destino non è solo disumanità: è perdita, per tutti.
Questa è una storia che parla di dolore ma anche di speranza. Di errori collettivi ma anche di possibilità. Di cosa succede quando le istituzioni, la stampa e la comunità decidono di fare il proprio dovere.
Dietro ogni volto c’è una storia. Dietro Hicham, ce n’era una che valeva la pena ascoltare.



