Ceccano riscopre la sua identità motoristica, ma l’esibizione scatena uno scontro politico interno al centrosinistra. L’attacco a Ruggero precede la tragedia di Simone Girolami, che impone silenzio e rispetto.
Ci sono città che vivono di simboli, e Ceccano – terra di motori, benzina, polvere e rally – non sfugge alla regola. Ci sono generazioni cresciute sul ciglio delle Speciali, con l’odore di frizione bruciata nelle narici e le discussioni infinite su traiettorie, tempi e vecchi campioni locali. Qui, il rombo non è folclore: è identità.
È per questo che la decisione della nuova amministrazione, di riportare – anche solo attraverso una semplice esibizione – un assaggio di quella tradizione, aveva acceso entusiasmo. Non un rally vero e proprio, non una gara ma una prova sicura, controllata e pensata come puro spettacolo motoristico, per restituire ai ceccanesi un profumo dimenticato.
Un ritorno, più simbolico che tecnico, alle radici. E si sa: toccare le radici, in una città come questa, significa smuovere emozioni. Non solo positive.
L’attacco prima ancora dell’esibizione

Quando l’odore della benzina non era ancora nell’aria, era già arrivato il comunicato di Ceccano2030 – formazione che tutti, in città, riconducono senza troppe perifrasi a Rifondazione Comunista. Un testo feroce, preciso, chirurgico nel puntare Francesco Ruggiero, l’assessore più giovane della storia cittadina e volto in Consiglio comunale di Progresso Fabraterno.
Secondo più di una voce di corridoio, quel comunicato non sarebbe nato solo dal gruppo ufficialmente firmatario: in molti insistono nel sostenere che tra le righe riconoscono lo “zampino” del delegato all’Ambiente Colombo Massa, oltre alla mano più discreta – ma non per questo meno riconoscibile – di Adriano Papetti, primo dei non eletti di Ceccano in Comune. Altri parlano anche dell’intervento di Filippo Cannizzo, referente cittadino di Europa Verde, che – avendo un consigliere seduto oggi in Aula comunale – non ha potuto metterci la faccia, ma avrebbe voluto farlo eccome. Una convergenza rossa, insomma, che ha scelto Ruggiero come bersaglio perfetto.
Malignità prive di qualsiasi conferma, con ogni probabilità messe su solo per seminare zizzania nel polo progressista che da pochi mesi amministra la città dopo quasi dieci anni di centrodestra
Le impronte che non compaiono

Ma è il sospetto che cresce proprio per ciò che nel comunicato non compare: si parla ossessivamente di ambiente, di aria malata, di città avvelenata, di inquinamento cronico ma non viene mai menzionato il delegato all’Ambiente. Un’assenza così vistosa da far pensare che qualcuno abbia preferito restare dietro le quinte mentre la bordata partiva contro il giovane Assessore di Progreso Fabraterno.
Dalle telefonate che – sempre secondo indiscrezioni nel campo del centrosinistra – si sarebbero intrecciate nelle ore precedenti, emerge un quadro ancor più inquieto: rapporti diretti tra Luigi Mingarelli (ex candidato a Sindaco nelle scorse elezioni comunali per Ceccano 2030) ed un esponente della maggioranza che, pur senza firmare né esporsi, non avrebbe né fermato né contrastato il comunicato. Anzi: avrebbero avallato la linea dura contro Ruggiero, lasciando che la responsabilità politica dell’attacco ricadesse esclusivamente su altri.
Nel comunicato, infatti, i membri del Collettivo Ceccano 2030 scrivono che prima si organizzano le domeniche ecologiche, e poi si avalla “un’esibizione motoristica in pieno centro urbano”, assecondando “i guadagni economici di pochi amici” a scapito della salute collettiva.
Ruggiero nel mirino

È una stoccata pesantissima, che colpisce Ruggiero nel vivo: quelle domeniche ecologiche, a Ceccano, sono obbligatorie per legge dopo i ripetuti sforamenti delle centraline; eppure l’amministrazione Querqui aveva provato a trasformarle in un momento sociale e culturale, portando i ragazzi del Servizio Civile, ideatori dell’iniziativa, a recuperare le antiche tradizioni popolari con il progetto Giochi in Strada.
Ma il comunicato rovescia tutto: parla di “assurdità”, di “raro disprezzo per la salute dei cittadini”, di amministratori che “impongono le targhe alterne tutto l’anno” e poi permetterebbero ai motori di “inquinare il centro cittadino”.
In una città come Ceccano, dove l’aria non è mai un tema leggero e l’inquinamento è una ferita che pulsa tutti i giorni tra discussioni, dati e centraline, quelle parole sono un macigno. E l’obiettivo politico, come si legge nel comunicato, è anche abbastanza chiaro: Ruggiero.
La città applaude, i comunisti attaccano

La città, però, si era accesa. Commenti, condivisioni, entusiasmo. Finalmente un segno di quella tradizione che pareva smarrita. E mentre i motori si preparavano a far vibrare l’asfalto, il comunicato di Ceccano2030 provava a spegnere l’entusiasmo. Parole severe contro Ruggiero ed il sindaco Querqui, contro il Comune, contro l’iniziativa. Perfino contro la scelta – definita “fuori luogo” – di patrocinare una semplice esibizione.
Non una gara. Non un rally. Ma una dimostrazione tecnica, sicura in ogni fase, che aveva come unico scopo quello di restituire un pezzo di Ceccano a Ceccano. Eppure, i comunisti di oggi hanno deciso di bocciare Ruggiero ed il Sindaco Querqui. Lo hanno fatto con forza, prima ancora che i motori si accendessero.
Poi è accaduto l’imponderabile. Quello contro cui nessuna volontà amministrativa, nessuna autorizzazione, nessun protocollo può nulla. Il pilota Simone Girolami, dopo aver concluso la sua esibizione – una manciata di secondi, un sorriso, un saluto – si è accasciato sul volante, stroncato da un malore improvviso. Una tragedia che ha lasciato la città senza fiato, come se il destino avesse deciso di interrompere quella giornata nel modo più crudele.
Chi era Simone

Simone non era solo un pilota: era uno di quei ragazzi che credono nella passione, che vivono l’asfalto come un linguaggio, che sanno trasformare una curva in un gesto artistico. Ha lasciato la vita nel modo in cui aveva scelto di viverla: accanto a un volante, offrendo spettacolo a una comunità che oggi lo piange. E quando accade una cosa così, la politica non può e non deve parlare. Infatti, non ha parlato.
Non ci sono stati post, non ci sono state repliche. Né dall’assessore Francesco Ruggiero, né dal sindaco Andrea Querqui. Il silenzio è stato immediato, rispettoso, inevitabile. E, forse, non è un caso che i commenti dei cittadini – prima della tragedia – avessero già preso una direzione abbastanza chiara. Il popolo, prima ancora dell’amministrazione, aveva scelto: la tradizione si rispetta, la passione si riconosce, la benzina scorre nel DNA.

C’è un punto, però, che resta fermo come un cordolo in cemento: a Ceccano il mondo dei motori è una tradizione sacra. Puoi cambiare tutto: la politica, le strade, i programmi, le feste. Ma non tocchi il rombo, il rally, le esibizioni, la memoria di chi ha corso e di chi ha applaudito. La nuova amministrazione lo aveva capito. Lo aveva intercettato al primo colpo. E aveva scelto la via più semplice ma più efficace: ridare un assaggio, un frammento, un richiamo di quella cultura viva.
La battaglia continuerà?
Le voci di corridoio, quelle che in politica contano quanto i verbali, dicono che la battaglia non finirà qui. Che i comunisti di oggi – Rifondazione e la sua galassia – non molleranno il bersaglio.
Che continueranno ad attaccare il giovane assessore Ruggiero ed il sindaco Querqui.



