I conti quadrano, la maggioranza no: cosa dice Mastrangeli tra le righe

In un'intervista a Ciociaria Oggi, raccolta dal giornalista Pietro Pagliarella, il sindaco di Frosinone rivendica l'uscita dal piano di riequilibrio finanziario e il blocco delle aliquote comunali, rispondendo indirettamente alle polemiche delle ultime settimane. Ed è proprio nel contrasto tra questa narrazione di stabilità e la cronaca parallela di un Consiglio comunale incapace persino di eleggere un presidente che si misura la vera cifra politica del momento.

Zero aumenti di tasse, due scrutini andati a vuoto per il presidente del Consiglio: il sindaco di Frosinone Riccardo Mastrangeli inizia a giocare la sua partita per la rielezione calando sul tavolo i due numeri che raccontano la stessa amministrazione. Da una parte un Bilancio che lui in prima persona ha guidato fuori dal tunnel del Piano di Riequilibrio, certificato nero su bianco. Dall’altra un’Aula che da sessanta giorni è nella palude dei veti politici e non riesce a darsi un presidente.

Mastrangeli cala insieme i due numeri mettendoli in contrapposizione: una città che funziona sul piano amministrativo e delle cose fatte per i cittadini; la stessa città che arranca nel momento in cui i Consiglieri devono discutere e creare una sintesi politica. Lo ha fatto questa mattina in un’intervista raccolta da Pietro Pagliarella per Ciociaria Oggi, scegliendo di rispondere indirettamente alle polemiche delle ultime settimane non con una dichiarazione politica ma con un bilancio.

L’argomento della stabilità

(Foto © Massimo Scaccia)

Il cuore della rivendicazione riguarda la pressione fiscale: per il 2026, ha annunciato Mastrangeli, il Comune di Frosinone non alza le aliquote, scegliendo (sono parole sue) «la strada della stabilità e del rigore contabile». Lo fa in un contesto nazionale in cui, ha detto, «moltissimi Comuni italiani sono costretti ad aumentare tributi e imposte per far quadrare i bilanci».

A questo si aggiunge un traguardo che il sindaco definisce storico: l’uscita dal piano di riequilibrio economico-finanziario a cui l’ente era sottoposto. Un percorso di risanamento che, nelle sue parole, ha permesso di «restituire piena solidità ai conti del Comune», raggiungendo «un obiettivo che pochi ritenevano possibile».

Sul fronte più concreto per famiglie e imprese, anche la Tari 2026 è stata approvata senza aumenti generalizzati, con tutele mantenute per i nuclei in maggiore difficoltà economica.

Il vero bersaglio mai nominato da Mastrangeli

Riccardo Mastrangeli

In un passaggio, l’intervista trasforma la contabilità: smette di essere pura contabilità e diventa messaggio politico. «I numeri parlano chiaro e smentiscono ancora una volta chi nelle ultime settimane aveva alimentato polemiche e previsioni catastrofiche», ha detto Mastrangeli. Aggiungendo: «Noi preferiamo rispondere con i fatti».

Chi siano, con esattezza, gli autori di queste “previsioni catastrofiche” non viene mai specificato. Come a non volerlo degnare nemmeno dell’onore di una sua citazione, tanto si ritene distante da queste beghe Ma è difficile non leggere in quelle parole un’eco delle settimane appena trascorse, segnate da un’Aula consiliare incapace, per due scrutini consecutivi, di eleggere un presidente, con una maggioranza spaccata tra fedelissimi e dissidenti e un’opposizione uscita dall’emiciclo in polemica.

Nella chiave di lettura fornita dal sindaco la fermezza dei conti pubblici è l’argine ad una crisi di credibilità tutta concentrata nell’aula e ben lontana dai Bilanci. I numeri fragili sono quelli di un Consiglio che non trova la maggioranza per eleggere il proprio presidente. Mentre, al tempo stesso, l’amministrazione va avanti sfornando piazze, parcheggi, parchi, scuole, una nuova stazione ferroviaria in città ed una per l’Alta Velocità che nascerà a pochi chilometri di distanza.

Il paradosso

Il Parco San Francesco inaugurato in queste ore

È qui che la vicenda assume i contorni di un paradosso. Da un lato un’amministrazione capace, sul piano tecnico, di ereditare un ente sottoposto a piano di riequilibrio e di portarlo fuori da quella condizione senza toccare le tasse: un risultato che verrebbe issato come vessillo in qualunque Consiglio comunale d’Italia. Non a Frosinone, dove la stessa amministrazione che, proprio nelle settimane in cui rivendica questo risultato, fatica a contare i propri voti in Aula, tra scrutini andati a vuoto e capannelli di consiglieri in cerca di un’intesa che non arriva.

Sono due film diversi, girati sullo stesso set, con lo stesso protagonista. E la domanda che Mastrangeli lascia implicitamente aperta è quale dei due copioni si vuole portare sui palchi durante le prossime elezioni Comunali: quello dei bilanci certificati, o quello delle maggioranze che si contano voto dopo voto. Lui, con l’intervista di questa mattina, ha fatto capire in modo chiaro quale sarà la sua scelta.

Governare con i numeri, restare senza i voti

Il municipio di Frosinone (Foto © Antonio Limonciello)

Il sindaco chiude la propria ricostruzione con una frase che suona quasi come una dichiarazione di metodo, prima ancora che di bilancio: «Per noi governare non significa fare promesse, significa mantenere gli impegni». È un’affermazione che regge perfettamente sul piano contabile.

Regge meno, per ora, su quello squisitamente politico: governare con un’Aula coesa sembra essere diventato, a Palazzo Munari, l’obiettivo più difficile da raggiungere di tutti.

La solidità dei conti, che Mastrangeli rivendica con dati verificabili, sarà il collante sul quale nei prossimi mesi che separano la città dal voto, il sindaco costruirà la nuova coalizione. Che sui numeri dell’Aula mostra ancora crepe tutte da ricomporre. Lui ha rivendicato la paternità della prima. E l’estraneità dalla seconda.