Vincenzo Iacovissi ufficializza la candidatura a sindaco di Frosinone con lo slogan "Voltiamo pagina", chiudendo ogni ipotesi di ricomposizione del centrosinistra. Al PD resta solo la scelta di convergere su di lui, con rischi concreti di spaccatura interna.
La corsa verso le Comunali 2027 a Frosinone da ieri pomeriggio in casa socialista cambia velocità di crociera. Adesso la macchina elettorale andrà più veloce della Mercedes di Kimi Antonelli. Con l’affissione dei primi manifesti di propaganda per la candidatura di Vincenzo Iacovissi alla carica di sindaco, il quadro politico nel centrosinistra si è cristallizzato. E lo fa in una forma che, a questo punto, non lascia più spazio a ricomposizioni, mediazioni o “tavoli unitari” evocati per mesi, ma mai concretamente realizzati.
Il vicesegretario nazionale del PSI ha lanciato la sua campagna con lo slogan “Frosinone 2027 – Voltiamo pagina“, accompagnato da un manifesto che segna l’avvio formale della corsa. Una coalizione già definita, composta dal Partito Socialista Italiano, e dai civici Frosinone Aperta, Area Vasta, Provincia in Comune: lo sosterrà in un progetto di governo alternativo per la città. Un perimetro politico già tracciato e, adesso, anche il manifesto elettorale con tanto di nome e cognome del candidato alla fascia tricolore.
«Con il sorriso, con entusiasmo e con la voglia di costruire insieme una Frosinone più bella. Si parte. Voltiamo pagina!». Un messaggio semplice, diretto, pensato per marcare un cambio di fase e, soprattutto, per certificare che la candidatura non è più una possibilità: è un fatto politico. Dal quale non si torna più indietro. Alea iacta est.
La ricucitura definitivamente tramontata

Con l’ufficializzazione di ieri pomeriggio, ogni ipotesi —seppure realisticamente remota — di ricucitura del centrosinistra a Frosinone è definitivamente tramontata. Non è una valutazione, è un dato politico: il PSI ha ormai spinto Iacovissi troppo avanti, perché possa ritirarsi, o fare un passo di lato.
Sarebbe un’ipotesi lunare. Non sarebbe possibile nemmeno se a chiederlo venissero in missione congiunta a Frosinone Papa Leone XIV e il presidente Mattarella. “Non debemus, non possumus, non volumus” risponderebbe il leader dei Socialisti Gian Franco Schietroma.
A dire la verità, persino le arcate dei Piloni avevano capito, ormai da un pezzo, che i socialisti non avevano alcuna intenzione di rinunciare a candidare a sindaco il proprio capogruppo e vicesegretario nazionale. Per questo ieri, più che l’annuncio di una candidatura, è arrivato il sigillo notarile su una partita che nel centrosinistra era rimasta formalmente aperta, ma politicamente quasi impossibile da ricomporre. (Leggi qui: Top e Flop, i protagonisti di martedì 15 settembre 2026).
La strada strettissima del PD

A questo punto, se esiste ancora una remotissima possibilità di ricostruire un’area riformista unitaria a Frosinone, quella strada passa ormai, inevitabilmente, da una scelta del Partito Democratico. Accettare e convergere sulla candidatura di Vincenzo Iacovissi e mettere da parte l’aspirazione, certamente legittima, a indicare un proprio candidato sindaco.
È una strada strettissima, politicamente rischiosa e tutt’altro che indolore. Perché di fronte ad una simile ipotesi convergente, il rischio di una spaccatura interna del Partito a Frosinone sarebbe piuttosto concreto. Così come concreto sarebbe il rischio di un disimpegno nella campagna elettorale, di una parte del gruppo consiliare Dem, qualora la decisione venisse vissuta come una resa politica, anziché come una scelta strategica.
Il punto è proprio questo: la situazione si è talmente avvitata su se stessa nel centrosinistra che, se davvero si vuole salvare il percorso unitario nel capoluogo, non sembrano esserci molte altre strade percorribili. Il PD può continuare a insistere sulla indicazione di un proprio candidato, oppure può prendere atto che il PSI ha ormai trasformato Vincenzo Iacovissi da proposta politica a candidatura ufficiale. E allora tutti a correre per Iacovissi sindaco.
Il latte versato

Una candidatura che non nasce da un colpo di testa dei Socialisti. Ma dalle condizioni politiche che lo stesso Partito Democratico ha creato in questi anni. Nei dieci in cui ha governato la Regione Lazio non c’è stata una sola volta che Gian Franco Schietroma sia stato ricevuto da Nicola Zingaretti per costruire un dialogo politico. Il Pd è rimasto a tavola ed i Socialisti fuori dalla porta. Non c’è stata una sola occasione nella quale i Dem abbiano provato a costruire un’alleanza con i fratelli minori. Peggio ancora. Quando è stato il momento di costruire le alleanze nelle Comunali c’è stato qualche freddo tentativo di aggregare. Suscitando la risposta di Schietroma «Dieci anni di silenzio non si recuperano in dieci giorni di telefonate».
Dove stavano i Dem in questi due anni? Perché non hanno ricostruito il dialogo con i Socialisti, consapevoli di quella risposta che data almeno 5 anni fa? I vertici e la base del Pd, provinciale e comunale, erano tutti impegnati con il coltello tra i denti a scannarsi politicamente per conquistare la Segreteria del Partito. Ma mentre loro si affrontavano senza compassione il resto del mondo andava avanti. Ed i Socialisti sono andati anche oltre.
Parlarne oggi? Gli anni di silenzio sono diventati quindici. Troppo complesso.
Il campo largo che non attacca

La narrazione nazionale del Campo largo utile per le Comunali del Lazio di Roma, Frosinone, Viterbo e Rieti e per le Politiche del 2027 e per le Regionali del 2028, nel capoluogo ciociaro non attacca più. A Frosinone, almeno in casa socialista, resta una favola: suggestiva, evocata, ma politicamente irrealizzabile.
La candidatura di Iacovissi certifica che il centrosinistra nel capoluogo non solo non si ricompone ma si presenta alle elezioni comunali del 2027 più diviso che mai. E Mastrangeli ringrazia.



