I sindaci sindacabili di Giorgia che con certe realtà proprio ed ancora non lega

La storica riottosità della premier a presenziare alle assemblee Anci e i problemi omologhi ma diversi della segretaria del Pd

Piero Cima-Sognai

Ne elegantia abutere

Quella di Fratelli d’Italia non è ancora una tara certificata, di certo però è uno dei Talloni di Achille riconosciuti del partito guidato da Giorgia Meloni. Assieme ad una certa “evanescenza” della sua classe dirigente, il partito di Via della Scrofa non ha ancora attecchito bene tra i sindaci, nel senso che ne ha pochi in campo.

D’altronde la lievitazione dei percentili di Fdi è stata talmente rapida ed irruenta, soprattutto con il governo Draghi, che il processo di fidelizzazione degli amministratori locali di vertice è ancora in atto.

Detta meglio: sei/sette anni fa era difficile trovare un primo cittadino non di ceppo autonomo post-fascista disposto a passare con un partito che faceva il 5%.

Processo in atto, però…

(Foto: Giulia Palmigiani © Imagoeconomica)

Oggi magari c’è la fila, ma si parla comunque di un processo in fieri. Processo che in un certo senso ha spiazzato anche la stessa Meloni, che nell’universo delle realtà amministrative locali ci è sempre entrata in punta di piedi e con qualche palese difficoltà.

E per fortuna della premier di difficoltà bivalente si tratta, visto che lo stesso problema ce l’ha anche Elly Schlein.

La riprova c’è stata con l’appuntamento annuale Anci a Bologna Fiere per l’Assemblea annuale dell’Associazione nazionale comuni italiani. Attenzione, non si parla di un evento estemporaneo, ma di uno step importantissimo per l’Italia dei quasi 8000 campanili.

Cara Anci ti scrivo

Giorgia Meloni

E da questo punto di vista l’universo politico nazionale ha sempre guardato al conclave Anci un po’ con rispetto, un po’ con sospetto. I motivi sono intuibili, soprattutto in quest’epoca di politica nazionale urlata e fatta di slogan.

I Sindaci sono quelli costretti a mettere a terra le rotte, a fare i conti della serva, a snocciolare date, dati e numeri a millesimo. Non hanno tempo di accusare la Corte dei Conti perché da essa dipendono.

Non possono bastonare più di tanto gli oppositori perché hanno i problemi quotidiani dei cittadini da risolvere. Mangiano il sale della base elettorale e spesso, non avendo apparati di sicurezza di rango istituzionale, si prendono improperi, minacce ed a volte peggio direttamente nei loro uffici.

Difficile essere Sindaco

E in caso di disastri o calamità il dolore non lo vedono filtrato in tv, ma brutale ed in modalità live, con i propri occhi. Ad un sindaco insomma non lo ipnotizzi più di tanto con il lessico sovranista. E se non gli dai la Zes, come accaduto per Frosinone, Latina, e Rieti, ha ben altro a cui pensare, anche al netto della telefonata del deputato di turno che lo ubriaca di slogan e propositi.

Tutto questo Meloni lo sa benissimo, e sta provando da mesi a colonizzare con Fdi un ambito in cui il partito di maggioranza conta ancora come un quattro a Tressette. Ci sono i dati che parlano: in Italia oltre il 60% dei sindaci è espressione del centrosinistra.

Mentre il restante 40% è in gran parte appannaggio di Lega e soprattutto Forza Italia, che nei suoi lustri d’oro colonizzò migliaia di Comuni.

Leader ma non del tutto

Foto: Clemente Marmorino © Imagoeconomica

Insomma, Meloni ha dalla sua un primato nazionale che non trova rispondenza a livello locale. Senza contare poi che nella stessa Anci Fratelli d’Italia non ha conquistato posizioni strategiche, consentendo all’associazione di conservare quella sua fiera “autonomia” da Palazzo Chigi.

Ora, sappiamo tutti che tutto ciò che sa di autonomia e su cui non sono possibili vie di controllo a Meloni fa venire l’orticaria. Da qui un rapporto che non è di conflittualità, quanto piuttosto di reciproca diffidenza.

Nelle elezioni amministrative poi Fdi non sfonda, Né a livello di grandi città e men che mai di piccoli e medi comuni, la più parte d’Italia.

Mai di persona

Il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella

Motivo per cui Meloni, da quando è al Governo, non è mai andata di persona alle assemblee Anci, e quest’anno ha perfino superato il format del video messaggio, inviando solo un messaggio scritto.

Per capire la portata della scelta “di ripicca” della premier basti pensare che gli altri Presidenti del Consiglio al conclave dei primi cittadini ci sono (quasi) sempre andati e che uno come Sergio Mattarella non ha mai saltato un solo appuntamento con l’Anci.

Il tallone di Achille della Meloni è pertanto a due facce: non solo le pregiudica un rapporto diretto con una base amministrativa che è anche bacino di pescaggio pratico, ma le incrina anche quel concetto di leadership ecumenica a cui le sta dedicando praticamente ogni giorno della sua vita politica.

Perché è inutile farsi vedere tre volte l’anno con Donald Trump se poi i tuoi amministratori locali non hanno il conforto della tua presenza e della tua progettualità inside.

Elly che chiama solo i suoi

Elly Schlein

Chiaro che, così facendo, la presidente del Consiglio non farà altro che far notare di più un suo punto debole, un vero lato scoperto di una leadership personale che non riesce a radicarsi in nessun territorio e anzi sembra ritrarsi dal confronto. Dal canto suo la Schlein sembra averne voluto approfittare ed ha trattenuto tutti i sindaci del Pd per una sorta di summit straordinario a margine dell’evento Anci.

Solo che anche lai pare avere un problemino con l’universo dei sindaci. Questo perché moltimoltissimi fanno riferimento all’area riformista e una buona fetta di essi ritiene di essere utile solo in circostanza specifiche, per poi essere tenuti fuori dalle decisioni centrali.

Chi non ricorda le lame incrociate tra Nicola Zingaretti ed Antonio Decaro? Perché tra l’esperienza quotidiana di essere cittadino e quella occasionale di essere politico la distanza si sta allargando, e pare non averlo capito bene ancora nessuno.