Il 66° Stormo nasce a Frosinone. E i cieli della Ciociaria tornano a volare

L’aeroporto Moscardini cambia pelle: dopo il trasferimento della Scuola Elicotteri nasce il 66° Stormo dedicato ai droni militari. Una svolta strategica che riporta Frosinone al centro della nuova difesa interforze italiana.

A Roma c’era ancora il Re e l’Italia era un impero, in Europa già soffiavano venti di guerra. Era il 1939 ed a Frosinone prendeva vita l’aeroporto militare intitolato a Girolamo Moscardini di Frosinone. Quella pista ha conosciuto generazioni di uomini che imparavano a volare, a manovrare elicotteri, a portare il corpo oltre i limiti che la terra impone. Adesso impareranno a far volare macchine senza pilota. E lo faranno sotto una bandiera nuova: non più quella dello storico 72° Stormo la Scuola Volo Elicotteri dell’Aeronautica ma quella del neonato 66° Stormo, che a fine giugno arriverà al Moscardini con il suo comandante, i suoi avieri, la sua missione. (Leggi qui l’anticipazione dello scorso dicembre: Dopo gli elicotteri i droni: all’aeroporto di Frosinone la Scuola Militare Interforze).

Non è un annuncio ufficiale. È un documento riservato dello Stato Maggiore dell’Aeronautica: ad uso interno, non ancora divulgato. Sulla base di quel documento si sta già organizzando tutto.

Il cambio

Equipaggio del 72° Stormo elicotteri Frosinone (Foto © Stefano Strani)

La storia, qui, comincia da una perdita. Il 72° Stormo, la Scuola Volo Elicotteri: settant’anni di piloti formati su quella pista. Ha lasciato Frosinone per Viterbo, dove è nato un centro interforze per tutte le Forze Armate. Una scelta militarmente razionale. Emotivamente, per chi quei cieli li sente suoi, un colpo. Ma sul piano strategico è una scelta ineccepibile: Esercito, Marina, Aeronautica devono uscire dalla stessa scuola, imparare le stesse tecniche, parlare la stessa lingua operativa.

Per qualche mese la struttura di Frosinone è rimasta lì. Con un pugno di avieri senza stormo a presidiare la struttura e pronti a renderla operativa in caso di allarme. Distaccamento di Viterbo, presidio senza missione.

Un tipo di situazione che nella pubblica amministrazione italiana fino a qualche tempo fa sarebbe durata decenni. Ad accelerare la velocità degli orologi è stata la guerra in Ucraina, il cambio di amministrazione negli Stati Uniti d’America, la possibilità che Donald Trump riveda il dispiegamento delle forze Usa all’interno della Nato in Europa. La dottrina delle Forze Armate italiane sta cambiando.

L’inserimento al momento giusto

Il generale Conserva tra l’onorevole Aldo Mattia e l’ex deputata Ue Maria Veronica Rossi

In quel cambio di dottrina si sono inseriti al momento giusto il deputato Aldo Mattia (FdI) di Frosinone e l’ex deputata europea Maria Veronica Rossi (FdI) di Ferentino. Hanno salito le scale del palazzo dell’Aeronautica a Roma, hanno incontrato il Capo di Stato Maggiore Generale Antonio Conserva — due volte, forse più — e hanno portato a casa qualcosa di concreto. Merito anche dell’Associazione Impegno del presidente Maurizio Plocco, che ha capito prima degli altri che la partita non era perduta ed ha spinto perché qualcuno la giocasse davvero.

La missione del 66° Stormo non guarda indietro — guarda su. Gli APR, gli Aeromobili a Pilotaggio Remoto, i droni militari: è qui che si combatteranno le prossime guerre, è qui che si addestreranno i soldati del futuro. Il Moscardini è già diventato sede del primo corso di qualificazione per operatori di droni Basic/Advanced — organizzato dal Centro di Eccellenza APR di Amendola. Un primo vagito, lo chiamano Mattia e Rossi.

A fine giugno o comunque entro l’estate è previsto il pieno insediamento. Il Centro di Eccellenza Aeromobili a Pilotaggio Remoto di Amendola (Foggia) darà vita ad un reparto scuola autonomo che diventerà uno Stormo (il LXVI) e sarà accasermato a Frosinone nell’aeroporto Moscardini. Ad Amendola resterà l’attuale 32º Stormo Reparto pioniere per i caccia di quinta generazione F-35A e F-35B ed i velivoli a pilotaggio remoto MQ-9A Reaper. Frosinone mantiene la sua vocazione di scuola, sarà Interforze (cioè formerà il personale di tutte le Forze Armate).

Il dubbio sui numeri

Il corso della scorsa primavera a Frosinone

C’è un dubbio sui numeri. «Nel corso dell’estate – dicono gli onorevoli Aldo Mattia e Maria Veronica Rossi è previsto il pieno insediamento dell’APR nazionale nella struttura frusinate che dovrebbe arrivare ad ospitare circa 2.000 militari ossia una presenza maggiore rispetto agli standard del 72° Stormo con la necessità di trovare alloggi anche al di fuori della struttura militare e un’opportunità di sviluppo per il territorio. Abbiamo voluto incontrare di nuovo il Generale Antonio Conserva nel prestigioso palazzo dell’Aeronautica. Il Capo di Stato Maggiore dell’Aeronautica ha confermato lo stato di avanzamento del progetto ormai vicino a concretizzarsi con l’insediamento».  

Il dubbio è sul numero di militari. Con ogni probabilità, con 2mila unità si intende il numero di corsisti che verrà formato, tenendo conto anche di quelli che frequenteranno da remoto.

Il dato che Mattia e Rossi danno per certo è che per fine giugno arriverà il comandante. Arriverà la bandiera. Gli avieri che oggi presidiano il Moscardini come fantasmi di uno stormo che non c’è più diventeranno il nucleo del 66°.

Dal 1939 a oggi, quell’aeroporto ha visto partire e tornare generazioni. Adesso vede partire macchine senza pilota. Ma l’uomo che le comanda c’è ancora — impara qui, vola da qui, appartiene a questo pezzo di Ciociaria che non ha mai smesso di guardare il cielo.